Cono di Luce: conversazione con Federico Moro

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Federico Moro, collaboratore di Luminosi Giorni, ha scritto e continua a scrivere molti libri di storia, soprattutto di storia veneta e veneziana vista anche, ma non solo, dal punto di vista delle sue guerre di conquista e di difesa. L’ottica di per sè è già particolare perchè si accosta a Venezia senza pregiudizi positivi o per assecondare un mito. Questa volta con il suo nuovo libro VENEZIA MERAVIGLIOSA, questo è il titolo, lo fa da contemporaneista parlando della Venezia di oggi e della sua vita personale nella città. Ma non è un saggio storico, è un diario sentimentale con una pretesa in qualche modo socoiologica. Anche in questo caso tuttavia demitizza la città e cerca di interpretare come viene percepita dagli abitanti e dai ‘foresti’. Cercando di andare al cuore della città reale. Secondo noi ci è riuscito.
 In questo libro la tua natura di storico serioso subisce una mutazione. Diventi un contemporaneista.  L’impressione è che svolazzi con agio senza la pretesa del saggio rigoroso, ma con un intento tra l’intimistico e il sociologico per illustrare con disincanto in parte la ” città percepita ” e in parte ” l’oltre la città percepita: la città reale”. E’ così?
Sì, natura e scopi del libro sono proprio questi. Venezia Meravigliosa non ha l’aspetto e neppure la sostanza del saggio, si tratta piuttosto di una sorta di guida sentimentale che, attraverso i miei occhi di veneziano dal 1969, cerca di raccontare la città d’acqua, com’era e com’è diventata. Soprattutto ha l’ambizione di liberare il lettore dagli effetti distorcenti di una delle più comuni trappole psicologiche: non sempre, anzi quasi mai, la realtà effettiva somiglia a quanto viene colto dalle percezioni, per loro natura superficiali ed episodiche. L’immagine di Venezia, purtroppo, ne è una delle vittime preferite, su scala mondiale.
Emerge una Venezia che per la prima volta si discosta dalla visione piagnucolosa che l’accompagna. Hai voluto dirci che anche questa Venezia del 2015 è meravigliosa da vivere hic et nunc e non solo potenzialmente nel solito irrealistico ponte passato-futuro? Alla fine nell’ultimo capitolo sembra di si.
Considero Venezia “meravigliosa” a prescindere dagli incredibili tesori artistici che contiene. Si tratta del posto ideale per viverci ogni giorno, certo, adesso. In particolare il suo Centro Storico rappresenta un formidabile modello urbanistico da studiare e analizzare nel tentativo di costruire “città umane”, cioè luoghi adatti a quello straordinario animale sociale chiamato uomo. Nella mia esperienza personale, culturalmente di “cittadino del mondo” con lunghi e vari soggiorni in diverse parti del pianeta, non ho trovato un luogo migliore dove abitare. Mi considero un “veneziano per scelta” non per puro caso.
Nonostante il ripetuto accenno metropolitano nel tuo nuovo libro, te ne do atto, questa dimensione – metropolitana intendo- resta sullo sfondo. La Venezia che val la pena vivere resta pur sempre quella d’acqua, al massimo litoranea. Sbaglio?
Il libro rappresenta una riflessione personale, si basa sul mio vissuto, quindi è “sbilanciato”, per così dire, sulla città d’acqua, non c’è dubbio. Tuttavia, e si tratta del suo significato profondo, sostiene che Venezia anfibia “è” il modello al quale ispirarsi. Tanto più la futura città metropolitana riuscirà a interpretare il messaggio lanciato dalla sua antica consorella, tanto meglio sarà per i “veneziani metropolitani” di domani.
La laguna è lo spazio più artificiale che ci sia e non manchi di sottolinearlo addirittura con un capitolo ad hoc. Ma dimmi: secondo te come mai si è radicata in tutto il globo questa bufala della ‘naturalità’ della laguna ?
Torniamo alla “realtà percepita” della prima domanda: chiunque veda per la prima volta la laguna pensa si tratti di un ambiente naturale, per una sorta di “riflesso condizionato”. Superato il primo approccio, però, dovrebbe subentrare  il ragionamento critico supportato dall’informazione. Entrambi sono in drammatica decadenza oggi. Il primo sostituito dalla ripetizione ossessiva di semplici parole d’ordine, la seconda uccisa dall’ignoranza. Quest’ultima è il vero nemico. Niente è meno conosciuto della Storia, in generale e veneziana in particolare. Purtroppo la storiografia novecentesca ha gravi colpe in materia. Ignorando cos’è successo in passato non si capisce ciò che siamo oggi. Questo vale sia per gli uomini che per l’ambiente.
Una domanda fuori sacco che a uno come te così ‘fuori dal coro’, a un ‘diversamente marinettiano’ come te si può provare a fare. Dopo l’ultimo grande intervento modernizzante sul tessuto storico denso per quanto in un lembo estremo ( Napoleone cioè, Giardini, via Eugenia etc. ), quanto ha fatto male a Venezia il suo mito tardo romantico ( o pre decadente se vuoi ), da Ruskin in poi ( The Stones of Venice, 1853 )?
Per comprendere davvero Venezia o, almeno, tentare di farlo bisogna prima spogliarsi di ogni pregiudizio quindi di qualunque Mito. Da quello romantico-decadente, che si conclude con l’inevitabile “Morte a Venezia” o “di” Venezia”, alle tante versioni di quello della “Serenissima”. La loro azione convergente ha forgiato l’immagine della città contro cui si finisce di continuo per sbattere, oggi. Entrambi sono stati nefasti ed esercitano un pesante influsso negativo. Conoscere un po’ di Storia ci aiuterebbe in proposito. Sarebbe ora di cominciare.