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(((Riceviamo da “Candidiamo un programma” e pubblichiamo condividendone i contenuti.)))

In questi mesi è stata realizzata una Scatola di grandi dimensioni, tra le più grandi che esistono a Portomarghera, destinata a ospitare l’Expo veneziana da maggio fino a novembre. A Expo finita non si sa bene quale uso ne verrà fatto: il Piano in vigore prevede per quelle aree destinazioni a Parco Scientifico, il PAT le conferma, ma certamente la Scatola non potrà avere quella destinazione dunque avrà un utilizzo diverso che verrà deciso dalla proprietà secondo i propri interessi e su cui la città non avrà voce in capitolo. Per chi è abituato a pensare che le decisioni che vengono prese sulle trasformazioni del territorio debbano essere trasparenti e condivise dalla collettività, questa rappresenta molto più che una stranezza, anche perché, entrando nel merito, si vede che le scelte che non rispondono a quei requisiti sono sempre e inevitabilmente le peggiori.

Molte critiche possono essere portate alla configurazione del Parco Scientifico, dove oggi lavorano circa duemila persone, così come è stato fino ad ora realizzato: esso tuttavia è il frutto di scelte urbanistiche approvate da tutti gli organismi istituzionali e di un concorso internazionale di progettazione. L’impostazione condivisa è stata quella  di trasformare progressivamente le aree della prima zona industriale in una parte di città attrattiva e dotata di caratteristiche e di funzioni urbane.

Il Piano Particolareggiato, redatto dall’Università, del comparto urbanistico al cui interno è stata realizzata la Scatola prescriveva altezze, articolazione degli spazi aperti e degli spazi costruiti, che, in continuità con gli edifici già realizzati del Parco, avrebbero dovuto proseguire con queste caratteristiche urbane verso Venezia fino al Canale Brentelle.

Al contrario, l’edificio che è stato realizzato, un enorme blocco chiuso su un piedistallo di garage e circondato da parcheggi, impedisce che questo disegno si realizzi e preclude ogni possibilità di generare per quell’area un effetto città, rendendola definitivamente periferia.

M a come si è arrivati a una scelta di questa natura? Nessuno può saperlo. Quello che sappiamo è che esiste un Piano Regolatore che prescrive funzioni e quantità, un Piano Particolareggiato che prescrive configurazioni e assetti e un Progetto, autorizzato dopo un lungo iter e faticosi passaggi in Commissione di Salvaguardia, corrispondente a tali prescrizioni, e che tutto ciò – Piano Generale, Piano Particolareggiato e Progetto, – è stato totalmente modificato attraverso una Variante in corso d’opera ottenuta attraverso una DIA su cui l’Amministrazione non ha avuto nulla da dire. Potenza dell’urgenza: bisognava fare l’Expo!

Sappiamo anche che questo iter del tutto anomalo e sottratto a qualsiasi controllo pubblico ha portato a scelte urbanisticamente infelici, che danneggiano l’interesse pubblico (danneggiano anche l’interesse pubblico/privato di VEGA le cui aree sono svalorizzate dall’intervento) e che una Amministrazione, dalle scarse competenze di merito, oltre che giuridicamente approssimata, ha lasciato che tutto ciò avvenisse. Purtroppo questo è un classico caso di “latte versato” che, per il silenzio che lo circonda, non sembra possa neppure servire da lezione.

CANDIDIAMO UN PROGRAMMA, Venezia