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“Il calcio, che mafie di varia natura cercano di modificare il risultato delle partite e di lucrare sulle scommesse, è una vergogna. Questa metastasi va estirpata con severità e rapidità. Non possiamo accettare che la bellezza dello sport, la crescita dei giovani e un divertimento degli italiani vengano così stravolti e sporcati. Le istituzioni dello sport non devono commettere alcun errore di sottovalutazione”.

Con queste parole, dopo il disvelamento dell’ultima vergogna, anche il Presidente Mattarella prende posizione e allora vuol proprio dire che la misura è colma.

Di fronte a uno scandalo immane come quello del calcioscommesse bisogna fare chiarezza, e non solo pulizia. Sgombrare il campo dagli equivoci oltre a tagliare le mele marce che hanno alimentato un sistema illecito alquanto diffuso, o che lo hanno comunque reso possibile. A più livelli.

Per affrontare il problema in maniera completa, serena e soprattutto onesta, tuttavia, bisogna iniziare a chiamare le cose con il proprio nome e ad individuare i veri colpevoli e i tanti responsabili. Che ci piaccia o meno. Superando la resistenza culturale tipica del nostro paese che rende praticamente inattaccabile un settore come quello del calcio, rispetto al quale abbiamo tutti la memoria un po’ corta, finendo col dimenticare gli scandali che lo hanno caratterizzato, nel corso dei decenni, e che sembrano ripresentarsi sistematicamente nel corso del tempo. Sia pure in forme e modalità diverse, forse più evolute, ma sempre simili nei concetti di base, che prescindono di gran lunga dalla legalità. E dai valori che lo stesso sport vorrebbe veicolare.

Ogni volta, è come se fosse la prima volta. Anche se copione è poco originale: il solito intreccio di scommesse e di partite comprate, l’usuale sottobosco di mediatori, presidenti, allenatori e, ovviamente, calciatori sospettati di avere raggiunto accordi per truccare l’esito delle partite e anche questa volta, lo scandalo del calcio finisce col diventare lo scandalo delle scommesse sul calcio. Per questo è necessario capire a fondo quali sono i problemi che affliggono il sistema sforzandoci di capirne le origini e le modalità con cui si propone.

L’aspetto forse più rilevante di questa ondata di calcio marcio è la sua concentrazione nella Lega Pro, l’ex serie C. Ma questo non deve sorprendere. Il calcio delle serie minori è in grave crisi. I diritti televisivi irrisori, i trasferimenti della Federazione in continuo calo, gli incassi del botteghino colpiti dalla riduzione degli spettatori, favorita anche dalla presenza massiccia di calcio sulle pay tv si sono tradotti in perdite per la maggior parte delle società di Lega Pro.
In questa situazione, la tentazione di fare soldi con le scommesse clandestine, alterando a tavolino il risultato delle partite, diventa irresistibile per molti dirigenti e calciatori. La poca visibilità delle partite delle serie minori fornisce un ulteriore incentivo ai comportamenti illeciti, lasciando la speranza che gli andamenti anomali non siano scoperti dalle autorità sportive e giudiziarie. Anche i calciatori, pagati poco e spesso in modo irregolare, hanno un maggior incentivo a vendere le partite, per avere un guadagno immediato. Va anche detto che la combinazione scommesse-partite truccate non è un fenomeno solo italiano e che non è confinato al calcio, ma colpisce anche altri sport.

Va detto però che il fenomeno del calcioscommesse è estremamente difficile da debellare, l’antidoto, anche se non certo salvifico, è quello di una migliore governance delle società. Occorre che i club abbiano bilanci trasparenti e che non siano ammessi ai campionati quelli il cui equilibrio economico non è assicurato. Occorre che le società che non pagano regolarmente i calciatori, gli altri dipendenti e i fornitori, siano penalizzate severamente. Occorre che le strutture proprietarie siano trasparenti, in modo da evitare il più possibile i prestanome che fanno solo finta di gestire le società. Nell’immediato ci sarebbe forse una falcidie di società, ma i benefici di lungo periodo sarebbero senza dubbio di maggiore entità.
A ciò vanno affiancate penalizzazioni sportive estremamente severe per chi è coinvolto in episodi di partite addomesticate. Solo precludendogli la possibilità di intraprendere la carriera di allenatore, direttore sportivo, dirigente si può disincentivare un calciatore arrivato a fine carriera dal cadere nella tentazione di truccare un incontro.
Certo, è difficile pensare che un’ondata di cambiamento nel calcio possa avvenire in un periodo in cui la credibilità dei suoi massimi dirigenti è così ridotta. Da stasera anche a livello internazionale.