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C’è anche una lettura veneziana, per nulla indifferente, dei fatti romani e delle vicissitudini della Giunta Marino.

I fatti sono questi, semplificando fino all’osso. Sono che il Sindaco di Roma, uomo del PD, fatica a tenere il timone, e che il Presidente del Consiglio, leader dello stesso PD, è il suo primo “nemico”. Renzi non stima Marino, non ne apprezza il lavoro. Punta a scalzarlo. Ne otterrà la testa direttamente, se verranno le dimissioni, e comunque nel frattempo lo mette sotto tutela.
Guardando la vicenda da Venezia, non si può fare a meno di pensare come Renzi sia – è successo anche qui da noi – un alleato ben poco affidabile per i vari PD locali, e per i vari leader del PD locali.
Snobba Marino proprio come ha snobbato, al voto di primavera, sia il PD veneziano che quello veneto. Dei quali sta laconicamente guardando l’agonia, fermo alla finestra. Mi pare evidentissimo come Renzi abbia deciso che la sua rottamazione va portata fino in fondo, fin nelle città, fin nelle periferie. Lascia annegare dovunque i vecchi riferimenti, per far morire il vecchio PD e per costruire un nuovo partito, fatto come vuole lui.
La domanda che dobbiamo farci qui in laguna, quindi, è la seguente: Chi sono i renziani a Venezia e nel Veneto? Chi prenderà in mano la leadership del partito? Chi porterà il PD di Venezia e del Veneto ad una nuova sintonia con Renzi?
La domanda è chiara. La risposta, che sarebbe urgente, a mio parere ancora non è stata nemmeno scritta in brutta copia. Per quel che vedo, infatti, nessuno degli esponenti del Partito Democratico veneziano ha le caratteristiche per prendere le redini del PD cittadino “per conto di Renzi”. E questo è un problema, perché comunque una leadership debole, o assente, nel maggior partito della sinistra è un segno negativo per la partecipazione, e per la politica in generale.

Eppure se il PD veneziano (come quello romano e come quello nazionale) per uscire dalle secche deve uniformarsi al pensiero e allo stile di Renzi, è tempo di dire quali uomini possono costruire una nuova leadership, finalmente in sintonia con Renzi e da Renzi sostenuta. E’ quindi tempo di dire come devono essere, questi nuovi leader del PD cittadino, e “Luminosi Giorni” è certamente uno dei luogo in cui tracciare questo identikit.

Non sarebbe un risultato da poco, comprendere chi e come nei prossimi anni potrà costruire una nuova proposta “di sinistra” e veneziana, credibile e solida, riallacciando un dialogo con il nuovo PD di Renzi, e anzi contribuendo a costruirlo.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.
  • Adriano Ardit

    La domanda
    indubbiamente è chiara. Ma siamo sicuri che sia giusta? Siamo certi che la rottamazione
    a tutti i costi di tutto e di tutti sia auspicabile, che la ricostruzione del
    Pd a immagine e somiglianza di Renzi sia ‘cosa buona e giusta’? Che si debba
    trovare un leader che prenda in mano il Pd “per conto di Renzi”? Che
    questo contribuisca a “uscire dalle secche” mi pare opinabile. Che
    poi la mancanza di una leadership forte, meglio se ‘renziana’, sia un ostacolo alla
    partecipazione è un’affermazione indifendibile quando è proprio il modello di Renzi,
    escludente e autoreferenziale, ad aver scavato un solco allontanando molta
    gente dal partito. E comunque i risultati dell’assenza di un segretario, che
    dovrebbe essere il segretario di tutti, si sono visti. Dove Renzi è rimasto a
    guardare, o si è limitato ad imporre i suoi candidati rottamando tutto il
    resto, il Pd ha perso la fiducia della gente. Dove il Pd ha convinto, c’è
    riuscito attingendo a risorse proprie non necessariamente allineate a Renzi.