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Nell’arco di pochissimi giorni le cronache politiche dei giorni scorsi ci hanno riportato 1) le contorsioni di Quagliarello che vede nell’alleanza con il PD il suicidio politico di NCD, 2) Sacconi che intervistato dal Gazzettino ipotizza una confusa alleanza con Tosi e quant’altri per dar vita ad un rassemblement che assomigli a qualcosa di centro destra, 3) il povero Alfano che si barrica sul tema delle unioni civili per marcare un segno distintivo del suo partito all’interno dell’alleanza. In sintesi: il Centro, l’area politica fondamentale per vincere qualsiasi elezione in un sistema bipolare, è presa da convulsioni. E ne ha buone ragioni.

Che sta succedendo? Una chiave di lettura ce la fornisce (involontariamente) Enrico Zanetti nel suo bel discorso a chiusura del congresso di Scelta Civica (o meglio Cittadini per l’Italia, come è stata felicemente ribattezzata) il quale ammette una maggiore vicinanza con il PD dichiarando improponibili sponde verso la Lega e i Cinquestelle. E quale ruolo ritaglia per il suo partito Zanetti? Quello di vigilare affinché il PD tenga la barra dritta in direzione di un sano riformismo liberale, stella polare di Cittadini per l’Italia, senza farsi condizionare dalla famigerata minoranza del PD che ad ogni mossa del Segretario e Premier alza barricate.

Ma proprio qui sta il punto: siamo sicuri che questa funzione sia oggi indispensabile? Francamente parrebbe di no. A Renzi infatti è riuscito il capolavoro di spostare al centro il PD senza che questo abbia lasciato scoperto alcun fianco alla sua sinistra. SEL, il partito che oggettivamente avrebbe dovuto giovarsi maggiormente del riposizionamento renziano, rimane sostanzialmente ferma alle esangui percentuali di sempre. Lo dicono i sondaggi e soprattutto la diffusa percezione che SEL non svolga alcun ruolo di rilievo nell’attuale fase politica. Meno che meno rappresenta un problema la minoranza PD. Una compagnia di guitti incaponita su battaglie irrilevanti (appena finita la battaglia fondamentale per il meccanismo di nomina dei senatori, adesso Bersani blatera di una presunta questione di costituzionalità per l’aumento della soglia per l’uso del contante). Insomma, la cosiddetta minoranza PD sembra animata o da mero opportunismo per non perdere il potere (Renzi gli ha sfilato dalle mani il giocattolo senza che se ne accorgessero ed umanamente sono da capire) o da una visione conservatrice dura e pura di assai poco appeal. In entrambi i casi, sono del tutto irrilevanti. Prova ne sia l’oblio in cui sono caduti i fuoriusciti Fassina e Civati, vedasi anche la miseranda fine dell’iniziativa referendaria di quest’ultimo. Ora sembra che anche D’Attorre sia in procinto di fare le valigie e non si prevedono particolari sconvolgimenti per il venir meno del suo apporto…

Da questi qui Renzi non ha nulla da temere

Da questi qui Renzi non ha nulla da temere

Insomma, un po’ per merito suo e molto per l’inanità, la pochezza ed in qualche caso il logorio di quelli che avrebbero potuto essere i suoi competitori, Renzi da sinistra non ha nulla da temere e può tranquillamente dedicarsi a raccogliere consensi al centro ed anche a destra (grazie anche all’encefalogramma piatto di Forza Italia). Intestandosi molti dei temi cari al centro-destra (es. l’abbassamento delle tasse, la semplificazione della macchina statale) su cui questo quand’era al governo ha miseramente fallito. Renzi in altre parole offre un prodotto simile a quello dei suoi alleati di centro ma ovviamente con ben altra attrattività visti i rapporti di forza. E questo oggettivamente rischia di essere un processo mortale per le piccole formazioni di centro (anche se molto qualificate come i già ricordati Cittadini per l’Italia). Le quali vivono un paradosso: rischiano l’estinzione proprio nel momento in cui si realizzano politiche da loro sempre sostenute.

A Renzi restano come avversari le formazioni di destra dure e pure (il migliore degli avversari possibile) e i Cinquestelle. Ed il suo consenso personale vola. Anche nell’ostico Nordest come riferisce il Gazzettino del 20 ottobre,

Insomma vento in poppa per il Premier. Con una sola ma assai significativa ombra: il territorio. Se a Roma va tutto bene, il renzismo non è affatto radicato in sede locale, prova ne sono le enormi difficoltà nella scelta di candidati sindaci e governatori. E Venezia certo non fa eccezione (a proposito di renziani di casa nostra: mancia competente a chi da notizia di disaparecido Molina..).

Forse proprio partendo dal territorio e proponendo una classe dirigente di qualità, le formazioni di centro possono trovare un ruolo ed un significato. Staremo a vedere.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.