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E chi se ne importa, dirà il lettore che già si appresta – visto il titolo soprastante – a voltare pagina, pardon, a cliccare su un altro link. In tutt’altre (e rispettabilisime) faccende affaccendato, il lettore si chiederà, semmai: sono solo, io? Oppure (per essere generosi) si chiederà magari se sono soli gli uomini sulla Terra, secondo quanto sostenuto nei noti versi del poeta: Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.

D’accordo, l’argomento non è di grande attualità. Eppure, spesso noi umani abbiamo la tendenza a riflettere anche su argomenti di nessunissima utilità pratica: che so, la poesia, l’arte, la musica… Tutte cose poco “spendibili” nella vita di ogni giorno. Ma dev’essere un vizio, non si riesce a farne a meno. Pertanto, ad onta degli inespressi disappunti dei lettori,  procedo imperterrito, nella presunzione che anche altri miei simili abbiano di siffatti pruriti intellettuali.

Partiamo allora dal piano delle “prove”, vale a dire, in sostanza, dai cosiddetti avvistamenti UFO, cioè gli unidentificated flying objects, gli oggetti volanti non identificati. Negli anni passati, in più di un’occasione, equipe di tecnici ed esperti di varia natura ci si sono messi di buzzo buono a sottoporre al severo vaglio della scienza i cosiddetti avvistamenti.

Nella stragrande maggioranza dei casi hanno appurato che si trattava di “bufale”. A volte erano opera di mitomani o buontemponi in cerca di un’ora di notorietà. In molti altri casi, invece, erano sviste sincere. L’elenco di questi “fischi per fiaschi” è lunghissimo. Mi limiterò a qualche esempio eloquente.

Rottami di satelliti o di serbatoi che rientrando nello spazio e s’infuocano come meteore, i meteoriti stessi, i palloni sonda (che salgono a grandi altezze e possono essere illuminati dal sole quando sulla Terra è già buio), certi prototipi di velivoli tenuti segreti dalle gerarchie militari. E così via. Poi ci sono le vere e proprie illusioni ottiche. Certe onde idromagnetiche che sembrano proprio dischi volanti in movimento. Senza contare situazioni più banali, come una nuvola bassa illuminata dai fari di un’auto in movimento, o il riflesso, sui vetri di un abitacolo, di luci interne od esterne. Insomma, la casistica, come detto, è lunghissima.

In un numero assai modesto di casi non è stato possibile stabilire dove stia l’inganno, l’inghippo, l’illusione. Il che tuttavia non dimostra automaticamente che gli avvistamenti siano veritieri. Anche perché – chissà come mai – questi benedetti extraterrestri si palesano sempre e soltanto a quattro gatti (o a un solo gatto) e mai a folle oceaniche. Insomma, con qualche arbitraria approssimazione possiamo concludere, provvisoriamente, che prove del genere non ce ne sono.

Chiuso dunque il discorso? Non proprio, se dal piano delle “prove” passiamo, per così dire, a quello delle speculazioni probabilistiche. E qui la faccenda si complica. Consideriamo ad esempio la nostra galassia, la Via Lattea. La quale annovera qualcosa tra i 200 e i 400 miliardi (miliardi) di stelle (e figurarsi quanti sono i pianeti!). E consideriamo poi anche che la Via Lattea è solo una dei 300-500 miliardi di galassie presenti nell’universo osservabile (si badi). Perché poi c’è anche quello non osservabile coi nostri strumenti… E, tanto per la cronaca, si consideri che, se costruissimo un “modellino” della Via Lattea lungo 130 km circa (sic), il nostro sistema planetario occuperebbe solo pochi millimetri. C’è di che riflettere, no?

Ora, anche l’uomo della strada come me si chiede quanto segue: è possibile mai che in questo cosmico ambaradan universale non ci siano altri pianeti in cui è presente la vita, e magari qualche forma di vita intelligente? Alcuni scienziati sono scettici in proposito ed osservano: si badi, le condizioni per cui possa svilupparsi la vita sono molteplici e rare: ci vuole una stella che abbia una certa età e certe dimensioni, ci vuole un pianeta con una stazza simile a quella del nostro e che si trovi alla distanza giusta da quella tale stella, che abbia una determinata gravità, un’idonea atmosfera, la presenza di carbonio e tanti altri “ingredienti” perché ne possa scaturire l’alchimia della vita. Anche qui l’elenco dei requisiti è molto lungo.

Sia pure. Ma senza stare a dire che potremmo anche opinare l’esistenza di forme di vita (magari intelligenti) non basate sul carbonio, resta il fatto che pure un numero bassissimo di probabilità è pur sempre, in valore assoluto, un numero gigantesco, rispetto alle cifre che abbiamo fatto prima a proposito delle galassie (300 miliardi di galassie possono bastare?).

A questo punto l’obiezione è un’altra. Ma quando mai queste altre eventuali forme di vita (magari intelligente) potrebbero entrare fisicamente in contatto con noi? Non certo noi con loro, visto che per farsi solo una passeggiatina da un capo all’altro della Via Lattea ci vogliono appena 100mila anni luce (tale è la distanza maggiore da un capo all’altro). Vero. Ma possiamo forse noi escludere che altri non sia in grado di farlo? Già dalle nostre parti, qui sul pianeta Terra, s’ipotizza (e per carità è solo un’ipotesi, una vaga teoria scientifica) che potrebbe esserci un modo per superare l’impasse di non poter viaggiare alla (quasi) velocità della luce. Potrebbero esistere delle scorciatoie spazio-temporali, dei “tunnel” capaci di bypassare gli itinerari spaziali diretti in un tempo assai più breve (vedasi alla voce wormhole o galleria gravitazionale).

Sì, l’asino che vola! (si diceva una volta). Eppure l’asino poi ha volato: basta caricarlo su un idoneo cargo e gli fai fare in quattro e quattro otto Sidney-New York. Dunque, attenzione. Che questo “atomo opaco del male” (Pascoli) possa un giorno essere visitato da altri abitanti galattici non è affatto da escludere. Potrebbe accadere tra mill’anni, tra un secolo o magari dopodomani. In effetti, in proposito non ne sappiamo quasi nulla. Il che, come si vede, non c’impedisce di parlarne. Lo facciamo così, per l’incapacità di resistere all’umanissima tentazione di speculare anche su cose su cui sappiamo assai poco. In fondo sono millenni che l’uomo lo fa…

Nato a Napoli nel 1953, vive e lavora da quarant’anni a Milano. Insegna lettere nella scuola superiore. Ha collaborato con agenzie pubblicitarie, con società di ricerche di mercato e con numerose testate specializzate in management, packaging, marketing, edilizia, arredamento. Ha pubblicato con la Mondadori alcuni testi scolastici e di recente una raccolta di brevi saggi di costume dal titolo “La bussola del dubbio”.