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Venezia, anno 2016 non ancora iniziato: sembra incredibile, ma potrebbe essere già l’ora del ritorno alle ideologie.
Le avevamo cacciate fuori dalla porta, le ideologie. Nelle analisi che condividevamo, durante i mesi che hanno preceduto il voto amministrativo, parevano costituire la peste della nostra città. Ci dicevamo che i partiti, con le loro ideologie, erano ormai un peso, anzi “il” peso che frenava ogni via d’uscita. Ci dicevamo che era il tempo delle soluzioni pragmatiche e positive, e che le posizioni ideologiche – specie quelle di certa sinistra – frenavano ogni riforma e ogni strategia. Avevamo il rigetto, per le ideologie, solo la primavera scorsa: Molti volevano un governo della città che fosse il meno politico possibile, e dicevano che serviva assolutamente un vivace profondo sconquassante scossone, che qualcuno chiamava “reset”.

A distanza di un anno, il terremoto in città è stato di tale portata che… che cominciamo a sentirci spaesati, vuoti, orfani di contenuti e di sistemi organizzati di pensiero e di valori, cioè di ideologie. I mesi di commissariamento – governo privo di ideologia per definizione – e i mesi di governo fucsia hanno dato una spallata colossale al sistema di pensiero politico. Hanno smantellato più di quanto ci si poteva aspettare. Hanno sgretolato certezze, alleanze, sistemi di pensiero.
La città, dal punto di vista politico, è vuota.
E’ un bene? E’ un male? Difficile dirlo. Il “reset” era necessario; ora però si comincia a sentire – a me accade – una voglia rinnovata di ordine, di ragionamento, di riorganizzazione, di sistema.
Quando le ideologie dominano il fare, finiscono per essere pericolose e dannose: non abbiamo dimenticato il monito del Cardinal Scola. Però nel frattempo della sua capacità di organizzazione del pensiero – della sua “ideologia” – si sente forte la mancanza. E capita di guardare con nostalgia a certe persone e a certi “sistemi” che costruivano pensiero, approfondimento, ragionamento: penso a mons. Bonini – per restare nell’ambito del pensiero ecclesiale – e alla sue proposte in Duomo; penso alla Fondazione Pellicani, in ombra per ovvi motivi; penso allo stesso PD e al suo contributo, debole da molto tempo a Venezia, ma ultimamente nullo. Penso infine a certa sinistra, che delle ideologie aveva fatto una bandiera… C’è ben poco anche là, ultimamente: poco pensiero, poca provocazione, poco spessore; tante bandiere e tanti no, ma pochissima “ideologia”. E dal pensiero conservatore non ne arriva un briciolo, di “ideologia”, non un decalogo, non uno straccio di lista delle cose irrinunciabili… Così, orfani delle “ideologie”, ci ritroviamo orfani di contenuti e di valori.

Venezia è di nuovo lo specchio del Paese: in un’Italia drammaticamente impoverita dal modello di impegno politico imposto da Berlusconi (che perdura!) – cioè tutto è comunicazione, la sostanza è irrilevante – anche nella nostra città latita il pensiero. Siamo nudi, incapaci di visione prospettica.
Mi chiedo che cosa stiamo lasciando alle nuove generazioni. E mi aspetterei un Sessantotto, pieno zeppo di ideologia, come ribellione a questo vuoto imperante; e invece…

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.
  • Adriano Ardit

    mi verrebbe da dire: avete voluto il “reset”? E adesso sono c***i! E lo dico.
    Inoltre, si è sempre voluta demonizzare l’ideologia senza capire che è il fondamento di ogni strategia politica, e che viviamo tuttora in un mondo dominato dall’ideologia. Perché, il liberismo non è ideologia? Il capitalismo non lo è? Non lo sono l’ecologia, lo Stato laico-liberale? Tutte le scelte politiche, anche quelle di istituire la scuola pubblica, una sanità universalistica (o aspirante tale) o un sistema di previdenza sociale rispondono in ultima analisi a precisi orientamenti ideologici, così come preferire la ferrovia alla gomma, o il tram al bus. Solo che ultimamente (accostando l’ideologia all’ideologia di sinistra tout court) l’abbiamo voluta rottamare a tutti i costi, e adesso ci accorgiamo che con quella abbiamo perso la bussola dell’agire politico. Un’ultima considerazione: la lezione da Scola no, eh! La religione è la più pervasiva delle ideologie, solo ha la furbizia di definirsi in altra maniera. A voler essere cattivello potrei dire che Scola è uno dei suoi rappresentanti più ideologizzati, ma non lo dico.