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EisnerPuò essere Renzi, possono essere i renziani i costruttori di una nuova politica sociale? E se sì, a partire da quale decalogo? Di alcune cose ha bisogno questo nostro Paese: sicuramente ha bisogno di riforme strutturali; ed è innegabile che, su questo fronte, l’azione di governo di Renzi ha scommesso moltissimo, ha promesso molto, e ha realizzato non poco.

L’Italia ha però un’altra urgentissima necessità, che è quella di ritrovare un sogno sociale, un nuovo progetto di vita comune, e una conseguente agenda di azioni e riforme anche su questo fronte. Sogni, progetti e agende sul fronte sociale possono essere anche molteplici, prodotti e sintetizzati dalle diverse “politiche”, dai diversi schieramenti politici. Ma in un momento in cui però il Paese è vuoto di progettualità, c’è da chiedersi se il movimento di persone e di idee che a Renzi fa riferimento riuscirà – da oggi, o da domani – a farsi promotore di una svolta anche in questo ambito.

Le scaramucce di questi giorni su un tema quasi marginale quale l’adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali, sono insieme la certificazione di un vuoto ma anche l’inizio, forse, di una nuova progettualità nel vasto campo del progetto di convivenza civile: da una parte mostrano un PD non più abituato ad affrontare questi temi sociali, oltre che diviso; dall’altra però lasciano intravvedere uno spiraglio. Perché anche nolenti, Renzi e il renzismo non possono più esimersi dall’assumere una posizione su questi argomenti, e sono ormai costretti ad uscire allo scoperto quanto al progetto di società che intendono costruire da qui in poi.

Quale possa essere questo progetto – se sia un sogno alla Kennedy, o un pragmatico compromesso democristiano, o un modello di società tutto nuovo – è difficile dirlo. Dai renziani – anche quelli di “Luminosi Giorni” – ci si potrebbe aspettare, però, una prima dichiarazione di intenti, o almeno il tentativo di mettere giù, sul campo della ricostruzione sociale, alcuni paletti.

Il Paese non può stare senza riforme economiche e strutturali, e questo è innegabile; ma pretendono di essere affrontate anche le sperequazioni tra ricchi e poveri, l’ansia della classe media, il vuoto di futuro per i nostri giovani, il conflitto tra vecchi e nuovi cittadini. Tutti temi, questi, che non si affrontano se non dentro un complessivo progetto sociale, senza il quale non si governa. Tutti temi che dentro un complessivo progetto sociale potrebbero anche sciogliersi come pretestuosi, ma che non governati diventano un cancro grave almeno quanto la crisi economica.

 

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.