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Il 2016 per l’Europa non si apre nel migliore dei modi.

Lo scenario resta dominato dal terrorismo, nelle forme dei recenti fatti di Colonia e di altre città tedesche oltre che della continua tensione che si avverte tra Parigi e Bruxelles.

L’auspicio è che l’esistenza di una minaccia condivisa, di un nemico esterno e interno, possa spingere l’Unione a maggiore coesione.

Per questi ed altri motivi, non ultima la provocazione espressa dal Procuratore di Venezia Carlo Nordio, sulla necessità di affidare ai cittadini la decisione su una eventuale limitazione o blocco dei flussi migratori, è interessante osservare da due punti di vista diversi, quello teorico politico (così come recentemente espresso dal filosofo Tzvetan Todorov), e quello pratico politico della nuova Presidenza UE a guida olandese, come possa essere possibile dare risposte a uno dei problemi principali che l’Europa sarà chiamata ad affrontare nell’anno che si è appena aperto.

Iniziando dall’approccio teorico ad uno dei principali problemi per l’Europa di oggi, è di rilevante interesse il pensiero dello storico delle idee Todorov il quale ha condotto diverse ricerche sul rapporto tra l’Occidente con l’Altro e sulle esperienze totalitarie.

La tesi di Todorov, che per forza di spazio mi limiterò solo a riassumere, inizia dalla riflessione sull’idea del nemico, o meglio sulla prassi messa in atto dal populismo demagogico di instillare la paura nella gente e, quindi, di invogliare un numero significativo di elettori a votare per la parte che formula queste accuse con la promessa di eliminare tale nemico.

Purtroppo il rischio di una simile prassi è quella di condurre chi propone di operare in questo modo fuori dal quadro democratico.

Ecco allora la proposta di Todorov di abbandonare questa idea del nemico, quale essenza, e di provare a prevenirne gli atti ostili, seguendo l’esempio di Nelson Mandela che, avendo capito nei suoi potenziali nemici un barlume di umanità e, avendo compreso le ragioni della loro ostilità, riuscì a trasformarli in amici.

Secondo Todorov, la comprensione del nemico permette di scoprire modi specifici per combatterlo e, quindi, oltre all’uso della forza che resta utile soprattutto in ottica di prevenzione, si deve aggiungere la capacità di comprendere il punto di vista dell’aggressore per impostare la lotta contro di lui.
Il secondo punto di vista, decisamente più pratico, è quello con cui ai primi di gennaio l’Olanda ha preso in mano la guida del semestre europeo.

Infatti, è stato promesso entro giugno un accordo tra i governi nazionali sulla proposta di istituire un corpo europeo di guardie di frontiera.

Sullo sfondo, però, resta il problema della mancata intesa tra i ventotto paesi UE di come suddividere tra di loro l’impegno finanziario promesso alla Turchia che prevede lo stanziamento di tre miliardi di euro anche per gestire i flussi migratori lungo la frontiera greco-turca.

In ogni caso, gli obiettivi che si è posta l’Olanda, da qui a fine giugno, sono tre:

ridurre il numero di migranti in arrivo, e questo sembra davvero il più difficile anche alla luce di quanto avviene sul fronte libico;

distribuire equamente l’impegno ad accogliere i profughi con diritto d’asilo ed infine migliorare le strutture di accoglienza nei singoli paesi.

Nel concreto, il progetto più interessante è proprio quello delle guardie di frontiera europee e del loro coordinamento.
Si tratta di una nuova sfida, difficile da realizzare a causa della necessaria cessione di sovranità di paesi, che in situazioni di emergenza dovrebbero consentire a forze dell’ordine straniere di poter entrare sul loro territorio, ma che, se non altro, potrebbe dare una scossa all’immobilismo comunitario attuale.
Di fatto, oggi, se non si vuole assistere alla caduta del principio di libera circolazione, serve un concreto sforzo su almeno tre fronti: ricollocamento dei molti rifugiati arrivati in Grecia e in Italia, miglior controllo delle frontiere esterne e sistema omogeneo ed efficace di rimpatrio per chi non ha diritto d’asilo.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.