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L’articolo di Lorenzo Colovini sul problema casa è intelligentemente provocatorio e dimostra che la situazione veneziana non fa un passo avanti, anche se proposte realistiche e attuabili non mancano, come lui ci ha illustrato. Forse il problema è a monte ed è il quadro politico.

Non vorrei sembrare ingenuo o ripetitivo, ma serve allora urgentemente un colpo d’ala per Venezia.

Un colpo di genio direi anzi e per farmi capire sulla genialità la prendo molto alla lontana e butto lì qualche facile paragone, perché proprio ieri ho riascoltato qualche canzone del primo Lucio Battisti. E, si sa, noi ultrasessantenni siamo noiosamente generazionali. L’ascolto mi ha provocato una catena di associazioni apparentemente strampalate. Ma le propongo perchè so che le divagazioni mentali sono più frequenti di quel che appaia. Per associazione ho collegato quel primo Battisti ai quattro Beatles. Che cosa hanno avuto in comune musicisti e cantanti così diversi tra loro, a parte un breve pugno di anni di contemporaneità, mi sono chiesto? E mi sono dato la risposta. sono stati geniali entrambi, sia il cantante che il noto quartetto di Liverpool. Hanno rivoluzionato la musica del tempo, immettendo tali innovazioni per cui senza di loro non sarebbe stato pensabile la stagione musicale successiva fino ad oggi. Come si dice: nulla sarebbe poi stato come prima, dopo di loro s’intende.

Cambio scala spazio temporale e di grandezza. Mi allargo e penso a figure come Gesù di Nazareth o Albert Einstein. Fatte le debite proporzioni si può attribuire loro le stesse funzioni degli altri appena citati. Più che geniali anche questi,  loro hanno addirittura scardinato regole, conformismi, schemi. Ecco. Gli schemi. Tutti questi citati, sorvolando sulla bizzarria che mi sono permesso negli accostamenti, hanno in comune il fatto di aver rotto gli schemi, esserne andati decisamente fuori e oltre.

E hanno cambiato il loro mondo di riferimento. Nulla più come prima. La gabbia degli schemi è stata aperta.

E a proposito di schemi devo fare un inciso, una lunga digressione tra parentesi sul linguaggio che li sublima ( sublima gli schemi, intendo). Il linguaggio è spesso dentro agli schemi. Cristallizza le categorie.

 

(((    Il linguaggio cristallizza fenomeni e ingabbia le categorie mentali e psicologiche del nostro autorappresentarci e della nostra identità. Penso agli schemi contrapposti che personalmente soffro sempre quando, mio malgrado, sono costretto, di solito dagli altri, a collocarmi socialmente, polticamente, persino esistenzialmente ( se vivessi in un isola deserta non ne avrei bisogno, o forse si, ne avrei bisogno anche lì, solo per pensare): sinistra-destra in politica, credenti e non credenti circa il mistero del cosmo che ci sovrasta, città-campagna nel territorio, moderato e radicale in molti ambiti, progressista- conservatore ancora nel sociale e nel politico, male-bene sempre. “Nomina sunt consequentia rerum”, i nomi sono la conseguenza delle cose. La nota citazione da Giustiniano, ripresa da Dante, ci indica che non c’è da stupirsi se la lingua dà nomi a categorie che ci sono o ci sono state nella realtà. Ma se le cose nel frattempo sono cambiate? E se si dimostra che non ci sono mai state e che il linguaggio si è adeguato ad un abbaglio? Spesso le situazioni stagnano perché sono prigioniere della loro stessa visione, di quel che sono e di come sono percepite   )))

 

Allora torno alle persone che ho citato in apertura per dire che loro sono stati geniali perchè hanno rotto le categorie dei loro ambiti e del loro tempo. E hanno mosso in piccolo o in grande la storia, non fa differenza, ma hanno mosso verso mete di non ritorno.

M a  c o s a  c’ e n t r a  t u t t o  c i ò   c o n  i l  c o l p o  d’a l a  p e r  V e n e z i a ?

Semplice associazione: un colpo di genio di questo tipo ci vorrebbe per Venezia: ci vorrebbe qualcuno o meglio qualcosa di nuovo nel quadro politico che, senza la pretesa di essere Gesù o Einstein, provasse ugualmente a rompere la gabbia di una situazione ferma con un colpo di genio che andasse fuori dagli schemi.  Qui e adesso senza aspettare 4 anni. A Venezia siamo in situazione ferma, senza sbocchi, alla francese: all’impasse; o meglio le criticità della città, di acqua e di terra, nel frattempo galoppano. Inutile elencarle perché sono arcinote. Galoppano e sono all’impasse invece soluzioni e rilanci.

Non candido la mia generazione a dare questo colpo d’ala. Ormai ha dato, bene o male, e forse non ne sarebbe capace, troppo ingabbiata nel vecchio. Non ne faccio una questione di età, si può essere geniali anche a ottant’anni, ma di fatica troppo pesante da sostenere. Anche mentale.

Faccio appello a chi mi legge, specie se sufficientemente giovane e temerario. Ci vuole prima di tutto in qualcuno una buona dose di coraggio e di determinazione ad accettare una sfida. Se qualcuno non fa qualcosa tutto resta così com’è. Però, per differenziarmi dai paragoni fatti all’inizio, non penso ancora una volta a persone fisiche, al taumaturgo, al genio individuale.

Nelle città quando si elegge il Sindaco questa speranza un po’ la si ha, quello sulla persona capace di innovare, intendo. Comunque qui a Venezia c’era chi l’aveva avuta nelle ultime amministrative questa speranza. Sempre Lorenzo, che ha la vista lunga, pensava al Papa Nero, alla persona fuori dagli schemi, da candidare.

Il Papa Nero poi è arrivato perché non si può dire che nella persona di Luigi Brugnaro non si andasse fuori dagli schemi. Nella persona, per la sua provenienza, il profilo, come usa dire oggi, era quello. Lui era fuori schema in partenza, ma si è affrettato a rientrare nello schema di gioco. Nelle alleanze e nel modo di procedere per contrapposizioni è lo schema di sempre, poco importa se questa volta è ribaltato. E infatti lo schema di sempre non gli consente di fare un passo. Nello schema di sempre c’è anche l’opposizione che gioca a fare la parte in scena dell’opposizione, ma nello schema di sempre ci stanno anche quelli che dicono che l’opposizione non sa fare l’opposizione e che la vorrebbero più granitica ancora e soprattutto efficace ( vadano loro, i sapientoni, mi vien sempre da dire). Film già visto anche questo.

Quindi non penso più alla persona individuale. Il colpo d’ala potrebbe venire da un pensiero collettivo che ribaltasse i percorsi di sempre, le liturgie con cui ogni volta che si vuol fare progetti di governo o alternativi si percorre il sentiero già percorso, quello della visione d’insieme del territorio e dei contenuti che, aimè, mancano, mancano… E ogni santa volta chiamando a raccolta un fronte immaginato come alternativo che nella liquidità in cui ci troviamo, secondo lo schema di sempre, è invece inaggregabile.

E chi l’ha detto che si debba sempre ricominciare da lì?

 

 

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.