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Il valore di mercato di gas e petrolio varia di molto nel corso del tempo e quindi varia anche il valore intrinseco della concessione ad estrarli. È ovvio, conseguentemente, che vari il prezzo per assicurarsela che il Concessionario deve riconoscere al Concedente (lo Stato). Questo è il motivo fondamentale per cui le concessioni non si rilasciano in perpetuo ma devono essere rinnovate (e soprattutto rinegoziate) a scadenze periodiche. Non certo perché si sia mai considerata la possibilità di abbandonare i giacimenti anzitempo. Che è semplicemente una follia, venendo meno ad una ovvia logica di sfruttamento delle infrastrutture già installate (col rischio concreto, in questo caso, di subire la beffa che i giacimenti abbandonati dagli italiani in Adriatico vengano sfruttati dai croati con la tecnica della trivellazione a 45°). La ratio stessa del celebrando Referendum il 17 p.v. è dunque intrinsecamente illogica per non dire truffaldina, aggrappandosi ad un appiglio puramente tecnico.

Fronte compatto da destra a sinistra per una scelta dissennata

Fronte compatto da destra a sinistra per una scelta dissennata

Il tutto in nome di una presunta tutela ambientale che non ha alcuna rilevanza reale. Si tratta in larghissima maggioranza di giacimenti di metano e non petrolio (quindi con rischi ambientali pressoché irrilevanti), non si sono mai registrati incidenti di alcun tipo. Quanto all’altro argomento contro le trivelle, ovvero l’impatto sull’industria turistica, i dati dimostrano che non c’è alcuna correlazione tra presenza di piattaforme e turismo (basti pensare al caso del Ravennate).

La vittoria dei SI comporterebbe l’impossibilità di rinnovare, alla loro scadenza, le concessioni già esistenti, facendo buttare letteralmente al vento denari e posti di lavoro. E certo bene non farebbe alla bilancia energetica del nostro Paese per quanto va detto che la pochezza della produzione in questione (che, ricordiamo, è relativa alla sole concessioni marine e a solo quelle entro le 12 miglia) non è certo tale da rendere questo aspetto dirimente.

Cos’è allora davvero decisivo in questa questione? Il fatto che l’eventuale vittoria dei SI trivelle3implicherebbe un colpo mortale alla credibilità del nostro Sistema Paese. Perché si verrebbe meno ad un patto implicito che gli investitori hanno sottoscritto con lo Stato nel momento di effettuare l’investimento infrastrutturale sulle piattaforme. Quale sarà la inclinazione ad investire nel nostro paese da parte degli operatori finanziari ed industriali se non si ha certezza che le condizioni considerate al momento di decidere restino tali durante l’intera durata temporale del progetto? Quale credibilità può avere un Paese che cambia in corsa le regole e non di fronte a una tragedia o a una causa di forza maggiore bensì solo in base a pulsioni irrazionali?

O meglio, le pulsioni irrazionali sono quelle che sono state facilmente scatenate agitando il feticcio della tutela ambientale e scenari variamente catastrofici e in Italia c’è una pletora di utili idioti pronti ad abboccare, lungo tutto l’arco costituzionale (si vedano i manifesti pubblicati a margine che spaziano da FdI a PCI).  La vera posta politica in gioco in questo sciagurato referendum è il potere decisionale (ed interdittivo) delle Regioni contrapposto allo Stato Centrale. Questa è un puro braccio di ferro tra le Regioni che accusano Palazzo Chigi di aver legiferato in materie di loro competenza. 9 di queste infatti sono i Promotori, rubando l’idea a Civati e al suo movimento Possibile (….che io sia così scemo? NdR) che aveva indetto la raccolta di firme senza raggiungere il quorum. E su questo scontro di potere si rischia di sacrificare la credibilità del nostro Paese.

Retorica grondante contro le trivelle

Retorica grondante contro le trivelle

Che certo non ha bisogno di ulteriori spallate… World Bank pubblica regolarmente la classifica Doing Business ovvero il ranking delle nazioni in base alla facilità in cui si può fare business (e quindi attrarre investimenti, creare posti di lavoro ecc.)  http://www.doingbusiness.org/rankings. In questa classifica, l’Italia è al 45 posto, dietro la Bielorussia ed a distanza siderale dagli altri Grandi (sempre che ci si possa chiamare tali).

Insomma un Referendum sciagurato e benissimo ha fatto Renzi a schierarsi per il non presentarsi alle urne. Prendendosi la consueta bordata di fango da parte della cosiddetta minoranza PD. Ma questo punto merita un’analisi più approfondita e ci torneremo presto.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.