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Se c’era un “segno” democratico, se c’era un “sogno” democratico, in questa sfida per la Casa Bianca targata 2016, quel segno e quel sogno camminavano sulle gambe non più giovani di Bernie Sanders. Se c’era un Kennedy in gara, se c’era un Carter o un Obama, era proprio il candidato “socialista”. Era lui, in questa competizione, ad incarnare il desiderio di novità, di rivalsa, di rinnovamento – anche solo ideale – che mezza America e mezzo mondo riscoprono ogni quattro anni e, almeno per un po’, affidano ad uno dei candidati in corsa verso Washington.

Con Sanders fuori dai giochi, il consenso elettorale democratico si concentrerà, ovviamente, su Hillary Clinton. Ma la speranza ingenua ed entusiasta di novità, la speranza che via via nei decenni è stata impersonificata da tanti grandi candidati democratici, quella se ne va con Sanders.

Non fosse donna, Hillary Clinton faticherebbe assai a rappresentare il nuovo. Vincerà, e sarà la prima Presidente “in rosa” degli Stati Uniti. Per il resto, l’immagine che offre di sé è quello di un pragmatico conservatore dello status quo. Certo: la Clinton sarà il miglior avversario del repubblicano Trump, il candidato ideale per vincere e far restare al potere il Partito Democratico. Poi, però, che abbia qualcosa di nuovo da dire, qualcosa “di sinistra”, qualcosa di affascinante per l’elettorato progressista, beh, questo è tutto da dimostrare.

Fatte le debite proporzioni, restano in campo un Berlusconi (Donald Trump) e un Renzi (Hillary Clinton). Ma se in Italia si sentiva l’assoluto bisogno di un po’ di solido e pragmatico renzismo, negli USA forse c’era più voglia e più spazio per un Bernie Sanders: per uno che inventasse una democrazia nuova, che ribaltasse i tavoli delle lobby, che dicesse dei no e dei sì attesi da troppo tempo… per uno che non fosse il frutto molto maturo di una “Dinasty democratica” che oggi appare, e forse è, più conservatrice dello stesso Trump.

Sanders, comunque, resta come suggestione. E’ un’altra falsa partenza. Lo archiviamo insieme a Vendola, a Tsipras e – mutatis mutandis – anche insieme a Casson nel cassetto dei progetti (non riusciti) per una nuova sinistra. Sta lì, con gli altri, e anche con i Cinque Stelle, a ricordarci che in giro c’è tanta voglia di una nuova e diversa politica progressista. Agli Europei, e agli Italiani in particolare, arriva da Bernie Sanders un altro chiaro segnale: c’è uno spazio a sinistra che nessuno sembra essere capace di occupare stabilmente. E c’è voglia di nuovo, a sinistra.

Mentre Renzi fa il suo, e occupa anche il centro pur di scuotere e rimettere in moto questo nostro Paese, a sinistra le esperienze latitano. Oppure si susseguono senza imporsi, in Italia, in Grecia, negli stessi States. Vuol dire che c’è un grande bisogno di una nuova politica progressista. Per ora si balbetta, ovunque; ma dai e dai, qualcuno riuscirà a fare il salto e ad inventare la sinistra del futuro.

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Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.