By

Abbiamo già lamentato che questo Paese è il regno degli Azzeccagarbugli ma l’impasse che si preannuncia attorno all’eventuale referendum per la separazione del Comune di Venezia raggiunge vertici ancora inesplorati, direi quasi di comicità, tanto kafkiana è la situazione creatasi. Insomma, ridiamo per non piangere.

L’argomento è ostico, a dir poco. Cerco di ricostruire il più chiaramente possibile la situazione. Abbiate pazienza.

Il Comitato dei separatisti

Il Comitato dei separatisti

Prima dell’entrata in vigore della Legge 56/2014 (cosiddetta Del Rio) che ha istituito le Città Metropolitane, il Comitato Mestre Venezia Due Grandi Città ha raccolto 9000 firme per chiedere alla Regione la celebrazione del quinto (!!) referendum per la suddivisione del Comune di Venezia nei due Comuni di Venezia e Mestre. Il tutto in base alla Legge Regionale 25/1992 (LR nel seguito) che a sua volta dà attuazione all’art. 133 della Costituzione che prevede che La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni. La procedura predetta ha i suoi tempi tecnici, e nonostante la fortissima pressione dei leader del Comitato gli avvocati Sitran e Chiaromanni, non si è fatto in tempo a celebrare il referendum prima della nascita della Città Metropolitana di Venezia. Soprattutto per colpa o grazie alla (a seconda dei punti di vista) resistenza passiva dell’allora Commissario Zappalorto.

L'avv. Sitran, appassionato leader dei separatisti

L’avv. Sitran, appassionato leader dei separatisti

Il Comitato aveva comprensibilmente fretta di celebrare il referendum prima della nascita della CM perché era ben conscio che la Legge Del Rio (art. 1 comma 22) avrebbe introdotto per l’articolazione del Comune capoluogo una procedura completamente diversa da quella della LR vanificando così le firme ed il percorso fatto fino ad allora. La proposta di suddivisione secondo la Del Rio deve nascere infatti dal Consiglio Comunale e poi essere sottoposta a referendum tra tutti i cittadini della città metropolitana. Va detto che la Del Rio prevede l’articolazione del comune capoluogo finalizzata all’elezione diretta del Sindaco Metropolitano (di cui è conditio sine qua non) e non considera il caso di separazione indipendentemente da questa finalità. In un Paese normale, si sarebbe previsto un codicillo che precisasse che per l’articolazione dei capoluoghi delle CM la legge Del Rio annullava e sostituiva in tutti i casi le disposizioni precedentemente in essere ma non siamo un Paese normale per cui la LR formalmente resta in vigore anche per il Comune di Venezia.

A questa circostanza si aggrappano i separatisti, che fingono di credere che nulla sia cambiato ed insistono nel celebrare il referendum, agitando il mantra della parola ai cittadini, delle 9000 firme, della Costituzione ecc. ecc. Però, però… ammesso e non concesso che sia un’ipotesi percorribile, resta che la stessa Costituzione (e la LR a ruota) prevede partecipi alla consultazione la popolazione interessata.

Ora, è fuori di dubbio che la popolazione interessata da consultare sarebbe l’intera CM. Basti pensare che  se l’esito referendario premiasse la separazione:

  1. fermo restando che si aprirebbe il dilemma su chi sarebbe il Comune capoluogo della CM, Venezia o Mestre?, in entrambi i casi il cittadino della CM avrebbe titolo ad esprimersi, vuoi perché il Comune di Venezia potrebbe essere ritenuto troppo piccolo e poco rappresentativo degli interessi dall’area vasta, vuoi perché il Comune di Mestre potrebbe non avere sufficiente appeal.
  2. Quale che sia dei due, per potere procedere all’elezione diretta del Sindaco Metropolitano si dovrebbe procedere alla ulteriore ripartizione del Comune capoluogo (perché la separazione ottenuta tramite la LR non è quella prevista dalla Del Rio evidentemente). Poiché è un’ipotesi inverosimile, verrebbe di fatto preclusa l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano. E certo, ancora una volta, è difficile sostenere che non sia interessato alla cosa ogni elettore della CM.

In definitiva, qualunque cittadino della Città Metropolitana avrebbe titolo a ricorrere al TAR avverso l’eventuale provvedimento di indizione di referendum che lo escludesse direttamente dalla consultazione.

L'on. Davide Zoggia (PD)

L’on. Davide Zoggia (PD)

In questo contesto si inserisce la proposta di legge avanzata dal PD (firmatario tra gli altri Davide Zoggia) che chiede di modificare la Del Rio nel senso di eliminare la condizione della divisione del Comune capoluogo per l’elezione diretta del Sindaco metropolitano. La ratio della proposta è ovviamente in senso unionista (tradotto: “concediamo l’elezione diretta, che è popolare e ragionevole, ma perché per farlo dobbiamo per forza separare il Comune”?). Non si ha notizia di alcun progresso dalla proposta in Parlamento ma, se approvata, la modifica potrebbe paradossalmente rivelarsi un piccolo favore ai separatisti (quando si dice eterogenesi dei fini..) perché verrebbe meno una delle due motivazioni (la seconda) avverso l’ammissibilità del referendum targato Sitran/Chiaromanni.

Il Sindaco Brugnaro

Il Sindaco Brugnaro

D’accordo su questo specifico tema con Zoggia anche il Sindaco Brugnaro, da sempre un convinto metropolitano (anche se in campagna elettorale, per garantirsi l’appoggio della Lega, ha finto di essere a favore della celebrazione del referendum) e conseguentemente contrarissimo ad ogni ipotesi di separazione. Brugnano ha tagliato la testa al toro imponendo nello Statuto della CM (art. 10) la seguente clausola: Il Sindaco ed il Consiglio sono eletti a suffragio universale, direttamente dai cittadini metropolitani, a condizione che non sia necessario articolare il territorio del Comune di Venezia in più Comuni. Ora, poiché in base alla legge Del Rio la condizione citata non si verifica, l’art. 10 in pratica è come se recitasse che è esclusa l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano (fatto salvo l’eventuale accoglimento della proposta Zoggia). Incredibile a dirsi, a mia conoscenza nessuno, neppure l’opposizione, ha mai alzato un sopracciglio di fronte alla assurdità di prevedere una cosa condizionata al verificarsi di un’altra che però è esclusa dalla legge… per di più in un Statuto!

Aggiungo che Brugnaro, in totale contraddizione con il suo sentire unionista, ha provveduto nel frattempo a depotenziare le Municipalità, ovvero la risposta più logica alla complicata gestione di un territorio oggettivamente articolato, facendo quindi l’esatto contrario di quello che ci si aspetterebbe da chi intende smorzare le spinte separatiste. Elettrocefalogramma piatto, infine, su una pur minima idea di come riempire di sostanza e di contenuti la CM.

In questo casino, a dispetto del PD, di Brugnaro (e della logica…) il referendum Sitran/Chiaromanni giace ancora in Regione dove la consistente componente leghista vede con favore la consultazione (forse per minare alla fondamenta l’esistenza della CM che come noto in Regione vedono come il fumo negli occhi). Tanto che la Nuova Venezia, non avendo la minima consapevolezza del groviglio di contraddizioni di cui sopra, se ne è uscita col titolone “referendum: fumata bianca, si voterà a metà ottobre assieme al referendum sull’autonomia del Veneto” (Vitucci, 7 aprile scorso). In realtà lo stesso Vitucci precisava nell’articolo citato di riportare dichiarazioni dei promotori del referendum e quindi di parte ed è assai verosimile che il referendum si arenerà in qualche ufficio della Regione in attesa di pareri giuridici ed interpretazioni autentiche che nessuno avrà il coraggio di esprimere. Ma non escluderei colpi di scena..

Conclusione: è altamente improbabile ma non escluso che sia arrivi a celebrare il referendum per la separazione ai sensi della LR. Se così sarà, verrà verosimilmente celebrato in un referendum day assieme al referendum consultivo per l’autonomia del Veneto e a quello confermativo della legge elettorale. In pratica, rischiamo di trovarci di fronte a tre quesiti: uno (Venezia) sicuramente impugnabile e dalle implicazioni amministrative imprevedibili, un altro (Veneto) velleitario e completamente inutile ed il terzo (Italia) in cui il tema largamente prevalente sarà tutt’altro che il merito dello stesso (ovvero sarà un SI/NO a Renzi).

Siamo un Paese di pazzi…

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.