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Qui si parla del futuro del PD e di quel che deve fare Renzi per un PD in difficoltà. Se ne parla sintetizzando due “ragionamenti”, entrambi lunghi e complessi, ma entrambi illuminanti pur se contrapposti e divergenti. Questo post si conclude con una riflessione mia, lunga tre righe, che del post è comunque la parte meno utile.

Il primo “ragionamento” è l’interessantissimo articolo di Ezio Mauro “Alla ricerca del PD perduto”. Il direttore di Repubblica spiega come meglio non si potrebbe che “al partito serve l’anima, non l’uomo solo al comando”. Mauro dice che il partito esce sconfitto dal voto: in nessuna delle grandi città il Pd è riuscito ad eleggere un suo sindaco al primo turno, a Napoli è addirittura fuori dal ballottaggio e a Roma è distanziato dai grillini, che lo insidiano persino a Torino. A Milano, la vera capitale politica del voto – aggiunge Mauro – la destra resuscita miracolosamente.

Perché questa débacle? Mauro spiega bene che “il corpo stanco del partito è andato a votare, mobilitando ciò che resta dell’apparato, i gruppi d’interesse che si muovono attorno ai candidati e quello strato di pubblica opinione che non si rassegna a rimanere spettatore della politica, e che continua a investire sulla tradizione della sinistra italiana, seguendola nelle sue varie trasformazioni (…). Ma l’anima (…) è rimasta a casa”.

Il PD si è perduto, ha perso l’anima, secondo Mauro. Che aggiunge: “Non è certo un deficit di leadership quello che oggi pesa sul risultato elettorale: Renzi è un leader molto attivo e presente ovunque, soprattutto sulle reti televisive, ha il coraggio della sfida in prima persona (…). Giunto a Palazzo Chigi, ha mantenuto la segreteria del Pd per controllare la sua massa politica di manovra e di voto, ma dando l’impressione di non saper più che farsene. Soprattutto, di non aver l’ambizione di guidarlo, ma soltanto di comandarlo”.

E allora la domanda cruciale di Mauro al Premier è la seguente: “Renzi ha coscienza di far parte di una storia che ha tutto il diritto di innovare, anche a strappi e spintoni, ma che gli è stata consegnata come un patrimonio di testimonianza repubblicana, civile, democratica (…) perché venga riconosciuto, aggiornato, arricchito e riconsegnato vitale a chi verrà dopo di lui? Questo è ciò che contraddistingue un partito rispetto ad un gruppo di potere e d’interesse, e distingue la leadership dal comando”.

Al primo “ragionamento” di Ezio Mauro risponde il secondo, firmato Mario Sechi. Il Pd che vuole Renzi – si chiede Sechi – è quello descritto da Ezio Mauro? Davvero è necessario per il PD ripartire nel cammino verso un partito identitario, con tutti gli stendardi della sinistra che danzano nell’orizzonte? “Sembra la ricerca del Santo Graal – ironizza Sechi –, la caccia al tesoro di una sinistra che nel Paese reale non c’è più. Tanti auguri, ma la soluzione non è questa”.

Il dato di fatto è che a vincere oggi è lo stile dei grillini, tutto il contrario rispetto al PD con un’anima nuova e antica ipotizzato dal Direttore di Repubblica: “Il Movimento 5Stelle – spiega Sechi – cattura i consensi di tutti perché si presenta esattamente all’opposto rispetto alla granitica linea suggerita da Ezio Mauro: è privo di -ismi, è inesorabilmente contemporaneo. Il suo bacino è ovunque. Una creatura simile non si combatte con il richiamo della foresta che non c’è più. Bisogna aggiornare l’hardware (la struttura, l’organizzazione) e il software (idee, offerta, programmi). E bisogna continuare a cambiare rapidamente la classe dirigente, presentare personale politico competente, determinato a battersi per affermare il primato della politica”

Cosa deve fare, allora, il PD per tornare a vincere? Secondo Sechi è importante l’esempio recente della Lista civica di Giachetti. Era stata trattata malissimo dal partito, semi-ignorata, declassata perché fatta di gente normale; ed invece è stata decisiva per tenere a galla il candidato Giacchetti: Quella lista aveva al suo interno le forze migliori, le intelligenze che il PD dice di voler coltivare, il partito di cui si parla ma senza poi realizzarlo, non sia mai che gli ultimi spaventapasseri della politica romana debbano lasciare il campo…”.

In parole povere, per fare un partito che vuol essere maggioritario serve ottenere la maggioranza dei voti. “E la sinistra, la cara, vecchia sinistra a cui pensa Mauro, in Italia non è mai stata maggioritaria – sottolinea Sechi – . Dunque Renzi deve chiedere il voto al di là del suo recinto elettorale, ai senza casa della politica, agli sfrattati perché al di sotto della soglia di obbedienza cieca, a chi ci crede ancora. A ‘Repubblica’ si imbellettano con la purezza del voto di sinistra? Che si tengano tutta la cipria, a ottobre sarà una questione di vita o di morte: il king maker del cambiamento è lui, Renzi. Non Ezio Mauro né altri aspiranti Richelieu. Renzi ha in mano lo scettro e il destino”.

Ad ottobre sarà una questione di vita o di morte: perché secondo Sechi, il problema non è più quello di Roma, Milano, Torino, Bologna e insomma dei Sindaci. Il giorno del giudizio sarà quello del referendum: “Il Premier ha costruito le condizioni per un duello finale con un solo colpo in canna: il referendum costituzionale. Il calendario segna ottobre. E’ qui che il segretario del PD e capo del governo si gioca tutto. Se vince spacca il calendario della storia, segna una vera rottura con il passato. Ma per riuscirci deve allargare il suo consenso, costruire un appello per gli italiani di buona volontà, chiedere i voti a chi non è di sinistra, non ha casa politica o forse ne ha una diversa… Renzi deve mobiliare milioni e milioni di persone”. Nel frattempo, conclude Sechi, il giorno del grande duello tutti i suoi avversari saranno uniti contro di lui: “In fondo, è una scena da Renzi: ha una sola pallottola d’argento e non può sprecarla”.

Nel breve periodo, Sechi ha ragione da vendere: il referendum è il vero spartiacque, e se vince al referendum, Renzi cancella ogni eventuale battaglia persa nelle varie città. Ma poi, e qui secondo me ha ragione Mauro, il partito non può restare a lungo uno strumento, o un ostaggio, nelle mani di un premier, e deve tornare a volare.

Qui sotto i link ai due articoli di Mauro e di Sechi:

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-comunali-edizione2016/2016/06/07/news/alla_ricerca_del_pd_perduto_al_partito_serve_l_anima_non_l_uomo_solo_al_comando-141458412/

http://www.mariosechi.it/blog/2016/06/07/renzi-jeeg-robbe-e-la-raggi-note-tabelle-e-analisi-sul-voto-di-roma-e-il-futuro-del-pd/

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.