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A me questa logica del “si rispettino le volontà dei cittadini” riferita alla richiesta di tenere il 5° (quinto!) referendum separatista di Venezia da Mestre surrogata da 9.000 firme pare un eccesso di garantismo.

Non perché il voto sia una malattia da rifuggire e da evitare per non rimanere contagiati, ma perché i presupposti su cui si fonda sono non solo del tutto illegittimi, ma anche perché in questi anni certamente non sono cambiate (né in peggio, né in meglio) le condizioni che contestualizzavano le precedenti consultazioni.

La prima ragione dell’illegittimità ha lo stesso valore “democratico” della richiesta di andare al voto, perché mi si deve spiegare come altrimenti si sostanzia l’esercizio della democrazia se non anche attraverso il rispetto delle leggi promulgate dal Parlamento. E che la legge istitutiva delle Città Metropolitane non sia una buona legge qualcuno si deve ancora incaricare di dimostrarlo.

E allora delle due l’una: o si accetta di stare dentro il novero delle CM con tutti gli annessi e i connessi oppure si decide di sottoporre a Referendum l’uscita dalla legge che istituisce la Città Metropolitana di Venezia. E non solo la parte che fa più comodo.

E una volta tanto come non dare ragione al Sindaco Brugnaro che si oppone in via di giurisdizione e in via di merito?

Che siano radicalmente cambiate le condizioni che rendono del tutto improprio, inutile e surrettizio questo referendum vorrei ottenere una dimostrazione nei fatti, prima ancora che nei principi. Che cosa rende indispensabile questo “desiderio” di indipendenza (da cosa poi?).

Voglio citare alcune affermazioni di Nicola Pellicani, che faccio mie per la semplice ragione che sono molto sintetiche, molto chiare ed esaurienti. Servono a rendere esplicita le contraddizioni dentro le quale stanno “le ragioni” dei promotori di questo inutile referendum.

I veneziani si illudono che sganciandosi da Mestre, potranno finalmente ottenere i giusti riconoscimenti che merita una città unica al mondo, con norme adeguate e soprattutto con più risorse. Dall’altra parte del ponte i mestrini pensano che mollando Venezia al suo destino, con tutta la sua storia e la sua bellezza, finalmente la terraferma potrà decollare e divenire una “vera” città con una propria identità

Se Venezia diventa sempre più invivibile per i residenti a causa delle invasioni turistiche, è per la mancanza di un Comune autonomo? Se nelle calli non si cammina più, gli alberghi e i bed & breakfast crescono come funghi e il Bacino San Marco è ostaggio delle Grandi Navi, è a causa di Mestre che distrae attenzione e risorse? O più semplicemente per mancanza di politiche adeguate, idee forti, risorse e anche di una classe dirigente all’altezza?

Se Mestre, dopo essere stata protagonista in un secolo straordinario come il Novecento, ora è diventata una città che soffre, in crisi di identità e funzioni, è perché fino adesso non ha avuto un proprio sindaco?

Il ruolo della Politica dovrebbe invece essere quello di aprire il fronte vero dei contenuti e delle forme di rappresentanza della CM attorno alla quale e dentro la quale inserire il suo rapporto con la Regione Veneto per non farla svuotare di competenze e di visione prospettica: rappresentare Venezia e la sua area metropolitana a tutti i livelli, anche quelli transnazionali; diventare l’attore chiave della pianificazione strategica, anche in rapporto con il Governo centrale e con la Regione, che dovrà assegnare le deleghe previste dalla legge Delrio (56 del 2014); organizzare i servizi a scala metropolitana riferiti ai bacini di utenza, ambiti locali, medi e superiori; favorire l’integrazione organizzativa e lo snellimento burocratico nei settori di maggiore rilevanza per lo sviluppo economico e territoriale; favorire nuove occasioni di crescita e lavoro, attraverso la pianificazione di insediamenti produttivi innovativi sul territorio.

La situazione attuale registra uno stallo. Lo statuto è stato approvato, ma ancora non si vede all’orizzonte alcun trasferimento di funzioni regionali, pur previsto dalla legge nazionale. Inoltre, la situazione finanziaria delle CM è molto precaria. Anche se la legge di stabilità per il 2016 contiene dei provvedimenti a sostegno dei bilanci metropolitani, il quadro attuale al 2015 vede una situazione deficitaria di tutte le CM. Per quanto concerne la CM di Venezia le entrate storiche, pari a 58,9 milioni di euro, sono state decurtate di 16,0 milioni dal DL95 del 2012, di 7 milioni dal DL 66 del 2014 e di 10,5 milioni dalla legge di stabilità per il 2015, riducendosi a 25,3 milioni. A fronte di una spesa corrente media di 43,2 milioni si registra un disavanzo di 17, 9 milioni (pari a 21 euro pro-capite).

Venezia è una città globale, internazionale e simbolica, ma è anche una metropoli con un territorio all’interno del quale si collocano altre città, come Chioggia, Mirano, San Donà di Piave, Jesolo e altre, che esercitano un’attrazione considerevole sui propri ambiti di riferimento e sono saldamente inserite in un territorio fortemente interrelato.

Venezia e la sua area metropolitana hanno bisogno di modernità e innovazione, con interventi che sappiano rigenerare la residenzialità nelle aree urbane e nella “città diffusa”, riqualificando e ricompattando il patrimonio edilizio esistente, gli spazi pubblici e i servizi; conservare, valorizzandoli, gli straordinari patrimoni culturali, artistici, agricoli e paesaggistici; utilizzare le tecnologie come fattore capace di generare nuove prospettive di crescita e di lavoro.

E questi ci vengono a parlare ancora di separazione? Mah! Francamente rimango molto perplesso.

Anche di fronte ad alcune prese di posizione di certi esponenti di vario grado e rappresentanza del PD che vogliono bypassare le vere ragioni del fare politica in questo territorio e cercano “populisticamente” di andare a cavallo di questa istanza referendaria per farne una bandiera di rilegittimazione del rapporto con i cittadini. Ma sbagliano sia il cavallo che la cavalcatura con il rischio di finire non solo disarcionati, ma anche definitivamente delegittimati.

E’ tutto un bel concerto di campane stonate.