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Giornalisti in soffitta: hanno fatto il loro tempo anche loro, proprio come i politici. Prima la vittoria dei M5S a Roma, poi la Brexit che non doveva passare e invece ha fatto il botto, poi lo spaesamento, complessivo, evidente, nelle pagine e nei programmi tv che provavano e provano a spiegare il terremoti… Ma non ci azzeccano più. Questa volta i giornalisti non sono gli spettatori e i commentatori di disgrazie altrui, occorse a questo o a quel partito, a questo o a quel governo. Questa volta anche loro hanno perso ruolo, punti di riferimento, capacità di analisi. Di più: sono tagliati fuori dagli eventi. Sopravvissuti a tutte evoluzioni della politica, e anche a Tangentopoli, sempre e comunque ben saldi nel ruolo di giudici ed esperti dei fatti nazionali e non, questa volta i giornalisti italiani moriranno insieme alla vecchia politica in agonia.
Non credo di esagerare. I giornalisti del Paese – anche le testate più autorevoli – hanno dimostrato di non saper più leggere quello che accade, di non saperlo comprendere, spiazzati, farneticanti a volte, incapaci di analisi. E non è strano: succede infatti che la grande rivoluzione in corso mette in discussione anche loro.
Succede che l’agenda europea sembra dettata da altri costruttori di opinione… non da quelli che comunque, come han fatto i giornalisti, hanno sempre pensato che la Brexit fosse un’idea balzana, che si sarebbe sciolta al sole prima di arrivare al traguardo, o che allo stesso modo si sarebbe sgonfiata la candidatura di Trump…
Succede poi che il nuovo che avanza nel Paese – cioè il Movimento 5 Stelle con la sue nuova filosofia, ma anche certe liste fucsia – se potesse i giornalisti li ghigliottinerebbe tutti, proprio come ghigliottinerebbe i vecchi politici. La politica che oggi vince non prevede ruolo per i giornalisti: non si fida, ma ancor più: non ne sente il bisogno. E per comunicare usa strumenti che rispetto ai giornalisti sono decisamente alternativi, antitetici. Succede che i giornalisti si trovano improvvisamente orfani. Perché fin qui, diciamolo, sono sempre legati a doppio filo alla politica tradizionale – a una destra o a una sinistra, alla Lega o all’ambientalismo -. E fin qui sono sempre stati partner (o sparring partner) delle politiche nazionali o locali. Ma ora non hanno più spalla, interlocuzione: l’antipolitica non li cerca, non se ne serve, non ne ha bisogno. Li rigetta, come ha fatto Grillo a Roma, come ha fatto Brugnaro a Venezia (e anche a Padova mi pare che tiri un’aria pesante).
Succede infine che gli elettori nuovi, quei pochi che votano, hanno voltato le spalle ai giornalisti: non leggono i giornali, questo è certo; se ne fregano delle analisi e delle letture dei vari Scalfari, Mieli e Feltri (che considerano mummie fastidiose e snob), e ascoltano sempre meno i vecchi insopportabili talk dei giornalisti in tivù.
Click: come soggetto politico, il giornalismo nel nostro Paese è spento. Chissà se riuscirà a reinventare per se stesso un ruolo e un senso.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.