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Ormai tutto ha preso un’accelerazione parossistica che non ti permette nemmeno più di riflettere sugli avvenimenti che si susseguono ad un ritmo impressionante. E che non ti permette di digerirli, di assimilarli, di capirli fino in fondo.
In rapida sequenza, neanche fosse un trailer di un film dell’orrore, in una manciata di giorni: Brexit, Dacca, Dallas, Nizza, Turchia e ora sembra Armenia.
Situazioni diverse, motivi lontani tra loro, che non hanno la stessa matrice, a parte il filo rosso che lega Dacca a Nizza, ma su piani diversi.
Ragioni economiche, molto più spesso ragioni sociali, sicuramente ragioni politiche, l’assenza della politica, legano tutto questo.
E il cittadino occidentale, più ancora il cittadino europeo, rimane disorientato, sconcertato, impaurito, destabilizzato.
I valori “universali” sui quali basava le sue sicurezze e la ordinarietà della sua vita quotidiana risultano fortemente indeboliti, qualche visionario pensatore li giudica persino minacciati.
Legge, si informa, guarda e ascolta ma non sa più raccapezzarsi.
E i cultori dell’instabilità, quelli che vanno per semplificazioni estreme, ci mettono del loro fomentando paura e insicurezza. Per raccattare consensi da portare al l’incasso in ogni occasione elettorale.
Ma non fornendo mai una risposta che sia praticabile e sostenibile nella congerie delle relazioni umane e politiche.
Persino Brexit è figlia di queste pulsioni e delle paure agitate ad arte, in un paese che per integrazione multietnica non è secondo a nessuno in tutta l’Europa dei 28.
Perché, rimanendo al problema immigrazione, che fa un po’ da collante a tutto questo, l’unica certezza che emerge chiaramente da tutti gli episodi drammatici di questi giorni, ma anche risalendo a quelli dei mesi e degli anni trascorsi, è che non c’entra niente col fenomeno del terrorismo.
Perché è dato, come fatto assodato e indagato, che la matrice trova applicazione in una frangia limitata ma molto agguerrita di popolazione cittadina residente.
Di seconda e persino terza generazione che del disagio dell’emarginazione economica, sociale e urbana si alimenta e si nutre.
E che viene arruolata dai cultori di morte che cercano di alimentare lo “scontro fra civiltà” per lucrare potere (in medio oriente)  e denaro, tanto denaro, prevalentemente saudita.
Dopo di che bisognerà pure che quest’Europa, se non vuole suicidarsi, riesca a dotarsi di una seria, praticabile e sostenibile politica immigratoria.
Che rimane irrinunciabile per ragioni demografiche e soprattutto economiche: quali e quanti lavori richiedono disponibilità che non sono più appannaggio delle generazioni europee?
Erdogan è invece una cosa diversa che fa sponda con una situazione di un paese che non ha fatto ancora pace con la democrazia e che sfrutta una posizione privilegiata nello scacchiere delle relazioni (militari) internazionali.
È una strategia che vuole affermare il predominio assoluto di un presidente eletto democraticamente che si trasforma in autarca. Salvo poi fare l’occhiolino alle frange arabe che intrattengono rapporti con l’ISIS. Bel campione di democrazia.
In tutto questo bailamme, in tutto questo delirio umano, noi siamo qui a misurarci con la contrapposizione fra il SI e il NO al referendum, con tutto il rispetto che la questione comunque riveste. E poi magari con le richieste di modifica dell’Italicum.
Manca il senso delle proporzioni e della Politica.
Mi rendo conto come sia difficile tenere un equilibrio: forse sarebbe meglio scendere….
Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.