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La recente questione , sollevata da Stefano Ciancio sulla rivista on line POSI + TIVE, circa le nomine di iscritti al PD in partecipate del Comune si presta a qualche riflessione che ha al centro il tema dell’opposizione politica di cui ho già parlato nel recente editoriale. Anche perché tale questione fa il paio con quella sollevata dal capogruppo del PD in Consiglio Comunale, Andrea  Ferrazzi , su un rapporto di collaborazione intentato da esponenti del PD con la Giunta Brugnaro e segnatamente con l’assessore Boraso, di cui peraltro si ventila persino un approdo nel PD stesso.

Il fatto che sia scattato un campanello d’allarme in casa del PD su questi rapporti con la giunta Brugnaro la dice lunga su come non sia cambiato assolutamente niente nell’idea che i partiti politici mantengono circa il ruolo che dovrebbe svolgere una forza politica esclusa elettoralmente dal governo di una città, ma presente nei banchi del Consiglio Comunale. E devo dire che anche gli interrogativi di Ciancio sembrano seguire questa stessa linea.

Chi perde le elezioni, secondo quest’idea, dovrebbe cominciare dal giorno dopo la rivincita e concepire i cinque anni in cui i cosiddetti perdenti stanno fuori come una lunga campagna elettorale per ribaltare il risultato la volta successiva. Non a caso la si chiama ‘opposizione’, un termine che non esiste in nessun testo istituzionale e che non è codificata da nessuna parte nella nostra Carta Costituzionale. Eppure è così. Ne consegue che lo schieramento perdente ‘deve’ augurarsi che chi ha in mano il governo della città governi male e che sotto questo governo la città peggiori o tutt’al più stia ferma. Se le cose andassero bene e la città migliorasse vistosamente con che armi di propaganda reclamerebbero l’alternanza alla scadenza del mandato? Mai e poi mai quindi secondo questo schema fornire competenza e collaborazione al nemico in Giunta perchè se anche lo si fa per l’interesse della città non lo si fa per quella parte politica di cui teoricamente si fa parte e che, par di capire, conta molto di più dell’interesse generale.

E’ proprio tutto sfalsato dalla contrapposizione politica che, nonostante ci si trovi oggi nettamente in una situazione post ideologica, mantiene inalterato lo schema che l’ha condotta quantomeno negli ultimi due secoli.

Io credo al contrario che oggi più che nel passato la de-ideologizzazione della politica, soprattutto nella gestione dei Comuni e delle città, possa produrre uno schema nuovo; con al centro le sorti della propria comunità che dovrebbero interessare a tutti. Per cui ci sta eccome che persone competenti, come  pare siano i due iscritti al PD di cui sopra, abbiano incarico in società partecipate peraltro in settori di grande rilevanza sociale. O si preferirebbe il contrario che poi è ciò che nella prima puntata delle nomine, secondo lo schema vecchio sopra descritto, hanno denunciato i consiglieri del PD, vale a dire che la Giunta faceva nomine solo di parenti e amici ? Sembrerebbe di si che sia preferibile: peggio sono i dirigenti con le loro incompetenze e inadeguatezze e peggio la partecipata funziona e se peggio funziona ne risente in peggio la città. Il che paradossalmente è un peggio che per la cosiddetta opposizione diventa meglio: se la città ne risente in peggio si hanno più elementi di propaganda per il dopo.

Invece ci sta anche che ci siano terreni di collaborazione su problemi concreti tra giunta e cittadini che fanno riferimento ad una forza politica come il PD che è stata esclusa dal governo cittadino. Anche perché può capitare che soprattutto dei semplici elettori del PD non si sentano rappresentati né dai consiglieri eletti in Consiglio Comunale né dalla direzione politica cittadina del partito e si sentano liberi e legittimati a scegliere in modo pragmatico e realistico di volta in volta che progetto o delibera della Giunta in carica approvare o criticare o respingere. Di volta in volta, così come prevede una nuova concezione della politica non più basata sulla contrapposizione ideologica. Ma sul remare insieme dalla stessa parte, quella dell’interesse generale e collettivo.

 

 

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.