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Almeno qualche volta bisognerebbe essere leggeri: magari affrontare un argomento di quelli da ombrellone, capace di far venire un sorriso… perché è ferragosto? O semplicemente per il fatto che, anche se non ce ne accorgiamo, siamo diventati tutti tristi, pessimisti, biliosi, aggressivi? Se è così, quando e come è successo? C’è rimedio?

Non ci sono dubbi, direi, che un’inarrestabile ansia distruttiva si sia impadronita del nostro paese e del mondo Occidentale in generale. Basta aprire un giornale. Accendere pc o tv. Ascoltare i discorsi della gente per strada. Ovunque ci si lamenta di qualcosa, se ne discute nella convinzione che, comunque, non vi sia soluzione possibile e si conclude lanciando occhiate preoccupate al futuro. Nella certezza il domani sarà peggiore dell’oggi.

In questo, ferragosto non è diverso da qualunque altro periodo. In Francia, intanto, un paio di ordinanze comunali hanno vietato il burkini sulle spiagge di competenza. Naturalmente, Jesolo si è affrettata a far sapere al mondo che, al contrario, non ci sono divieti di sorta da loro.

Cosa c’entra il burkini? E poi, cosa diavolo sarà mai questo burkini…

Si chiama in questo modo il costume da bagno autorizzato per le buone mussulmane. Ovviamente non lascia nulla di scoperto. Con ogni probabilità il mio dermatologo lo raccomanderebbe. Non perde occasione per illustrarmi i danni prodotti dal sole. L’ultima volta mi ha guardato con un sorrisetto e ha concluso: “Porti ancora i segni di tutto il sole che hai preso in vita tua!” Avessi avuto il burkini! O il suo equivalente maschile, che esisterà immagino. Oppure no?

Già, perché uno dei problemi è rappresentato dalla differenza di genere, come si dice. La cultura islamica è molto più comprensiva verso i maschi. Gli stessi che poi vogliono il burkini per le loro donne. Non solo. Per ragioni di rispetto verso la loro identità culturale e i valori che dichiarano, li piacerebbe tanto vederlo esteso a tutte quante, le donne, presenti sulla spiaggia. Allora la questione cambia aspetto: a quale diritto dare la precedenza? Nel dubbio, parte l’ansia…

Forse, però, siamo in modo inconsapevole arrivati al punto: ci poniamo un sacco di domande per le quali non riusciamo a fornire un’immediata risposta sicura. Questo genera una fastidiosa sensazione d’insufficienza rispetto ai problemi. È naturale del resto.

Burkini sì o burkini no? E come mai Jesolo si è affrettata a dichiarare pubblicamente che è permesso?

Jesolo l’ha fatto per mere ragioni commerciali, nella convinzione di attrarre in questo modo una fetta di possibili clienti. Nessun dubbio in proposito. E anche questo “mercantilismo” di basso profilo contribuisce ad aumentare la confusione. Tutti sono convinti di poter speculare sui guai altrui. Invece non funziona in questo modo.

E il burkini? La domanda non si dovrebbe nemmeno porre. Escluso del tutto che si possa estendere ad altri in nome di un presunto rispetto per i propri valori, si potrebbe al massimo accettare sul piano individuale: vuoi stare vestito? Fatti tuoi. Però…

… vediamo di non nascondere la testa sotto la sabbia, appunto. La realtà è che tutte queste prescrizioni “d’aspetto” celano la lunga mano del maschilismo che vuole la sottomissione femminile. Religione e morale sono solo pretesti utilizzati per imporre una modalità di dominio. E qua viene la domanda insidiosa: possono i pubblici poteri intervenire per “liberare con la forza” chi è sottomesso?

Di recente un polemista alquanto sprovveduto mi ha criticato su facebook perché io sostenevo le ragioni delle campagne anti-fumo, anti-alcool e anti-gioco d’azzardo attuate dalla mano pubblica, anche con una certa virulenza, e lui la libertà di disporre come meglio si crede del proprio corpo e della propria vita. Sino al limite in cui non siano lesi diritti altrui. Formulazione così generica da apparire subito priva di alcun contenuto reale.

Ho obiettato: e se io guido ubriaco? Se fumo mentre guido e perdo il controllo del mezzo? 3.500 circa i morti ogni anno sulle nostre strade, più i lesionati permanenti, più i feriti, più tutti i disagi e le spese.

Ho obiettato: e tutti i morti per malattie cardiache, patologie tumorali e via dicendo collegate direttamente al tabagismo e all’alcolismo e che costano in termini di cure e assistenza (costano a tutti)?

Ho obiettato: che si fa, poi, con le vaccinazioni? È noto che i contrari invocano i diritti del singolo e la libertà di scegliere individualmente il proprio destino per opporsi ai vaccini. Già, e se all’asilo si dovesse diffondere la meningite perché i bimbi non sono protetti? O qualunque altra malattia virale? Anche gli screening di massa possono diventare “intrusioni” nella sfera della privacy. E se io volessi ammalarmi quando mi pare e piace? Peccato che tante volte finirei per contagiare gli altri, per danneggiarli, per rappresentare un fastidio per loro che mi devono curare, cioè interferirei con la sfera della loro libertà…

Il “relativismo dei valori” ci porta lungo strade assai pericolose e, spesso, assai lontane dalla meta alla quale tendiamo. Per questo difendo il divieto del burkini in Francia e condanno Jesolo che lo concede: il burkini è uno strumento di prevaricazione e un simbolo di oppressione, quindi non deve trovare spazio sulle nostre spiagge. Per divieto pubblico garantito dalla mano pubblica.

Stato stali-nazista con tendenze hobsiane a penetrare pervasivamente ogni sfera della vita dei singoli? Non diciamo “scemenze”, si tratta di proteggere le conquiste di generazioni che hanno lottato per allargare lo spazio della libertà di tutti, combattendo proprio contro le stesse regole che adesso, surrettiziamente e per vie traverse, si cerca di reintrodurre facendole passare come manifestazioni di libertà.

Oltre che affermarlo, però, bisogna esserne assolutamente convinti. E non cedere di un passo. Attenzione, perché i nemici della libertà ne usano concetti e parole per veicolari i loro messaggi. Il famoso secondo emendamento della Costituzione americana, quello famigerato sul diritto di possedere e portare armi, è la principale causa delle tante morti violente che si verificano ogni anno in quel paese. Perché in Europa ci sono meno morti ammazzati? Siamo meno interessanti per i grandi criminali o per le gang di varia natura? No, solo perché in Europa girano molte ma molte meno armi rispetto agli USA. In tutti i paesi dove ci sono meno armi si muore di meno. Il Giappone insegna, se vogliamo guardare altrove.

Fumo, alcool, gioco d’azzardo cosa c’entrano? Molto: cerchiamo di ricordarci che, tanto per fare un esempio e rimanere negli USA, la Secessione di quella che diventerà la Confederazione del Sud venne presentata come una lotta della libertà, dei singoli e delle comunità locali organizzate in stati, per difendere uno “stile di vita” e la “peculiare istituzione” contro le ingerenze del Moloch Federale. Gli argomenti a favore del mantenimento della schiavitù, anche se la Guerra Civile non comincerà per abolire questa e Lincoln lo farà solo nel 1863, erano gli stessi invocati oggi per non vaccinarsi e per combattere le campagne e le limitazioni contro l’abuso di alcool e il fumo, per esempio. La libertà dell’individuo. La quale, però, termina quando inizia quella degli altri. E come si stabilisce, al di fuori delle facili definizioni, questo limite?

Io dico, come nel caso del burkini: nessun dubbio e nessuna esitazione, nessuna inclinazione a relativizzare i valori. Via il burkini e fiato alle campagne contro il fumo, l’abuso di alcool, il gioco d’azzardo… per il “bene comune”. Se uno proprio vuole uccidersi, può farlo in maniera più discreta e meno dannosa per gli altri dello schiantarsi in tangenziale.

Smettiamola di sentirci sempre in colpa per ogni presa di posizione netta e chiara, ne guadagnerà la qualità della vita quotidiana di tutti. Non solo, anche quell’ansia biliosa, dovuta alla perenne incertezza se stiamo o meno facendo la cosa giusta se ne andrà via: forse commetteremo pure qualche errore, ma ben venga piuttosto che questo inesorabile, lento sprofondare nelle sabbie mobili del dubbio continuo che conduce verso la decadenza. Cioè la strada che, a quanto pare, abbiamo deciso di percorrere.

Però, quanto portano lontano due pensieri ferragostani innescati da un “costume da bagno”!

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.