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Un terzo, un terzo e un terzo. Molti di coloro che commentano i fatti di Roma se lo dimenticano, ma ad un politico che voglia amministrare, che voglia fare il Sindaco, il cittadino deve chiedere almeno tre cose: che sia onesto, che “rappresenti” e infine che governi.

Queste cose, le deve fare tutte e tre: un terzo della sua bravura sarà quindi costituito dalle specchiate doti di onestà, perché chi ha potere non deve approfittarne; per un altro terzo dovrà essere in grado di “rappresentare” gli interessi dei propri elettori, dovrà essere capace quindi di leadership, di ascolto, di dialogo. Ma per un terzo almeno deve anche saper governare: lo misureremo anche su questo, su quel che riesce a realizzare, su quel che porta a casa quando va ai tavoli alti, su com’è lucido nella ricerca di soluzioni e su come riesce a trasformare le idee e i progetti in fatti concreti.

Se è onesto e basta, se è affascinante e basta, un politico non può essere un buon amministratore, non sarà un buon sindaco, né un buon capo di governo. Mi pare che manchi, questa considerazione, nel dibattito di questi giorni sul gran trambusto nel Campidoglio e nel Movimento 5 Stelle. La Sindaca Raggi e insieme a lei gli altri uomini di spicco del Movimento sono condannati o difesi a partire da un’analisi che si ferma ai temi dell’onestà (o meno) e della capacità (o meno) di leadership. A mio parere, invece, dell’esperienza Raggi inquieta di più lo stallo, il fallimento (fin qui) nell’azione di governo. Ed è a partire da questo stallo e da questo fallimento che il dovremmo avere un giudizio (fin qui) negativo e preoccupato. Credo infatti che l’incapacità di governare mini alle radici anche la più limpida onestà di azione, e anche la più affascinante delle proposte politiche. Spero in una svolta. Conto che il M5S sappia dare prova – in altre città, in altre regioni, in altri luoghi in cui si afferma – di una solida capacità di governo. Sono convinto che il vento di nuova partecipazione portato dai M5S sia un bene per il Paese, a patto che sia fondato almeno in parte – per un terzo almeno – su uomini e donne che, arrivati nei Municipi, sappiano come muoversi e come trasformare in buon governo – con fatti, realizzazioni e riforme – le loro buone idealità.

In proposito, la nostra Venezia è, come sempre, un laboratorio di politica. Prima che i M5S vincessero a Roma, infatti, l’armata fucsia ha portato a Ca’ Farsetti un Sindaco che grillino non è, ma che è “antipolitico” tanto quanto i grillini, se non di più. Mi aspetto anche da Brugnaro che dimostri di avere la terza qualità, quella della capacità di governare, di fare, di riformare. Difficile riuscirci arroccandosi a Ca’ Farsetti o in Campidoglio; più facile se si cerca la collaborazione della città, tutta, e in particolare delle sue forze migliori.

E a proposito di “forze migliori”… Sarò eretico ma dico che a Venezia come a Roma, il Sindaco non deve temere, né schifare, i famigerati “poteri forti”. Il suo compito non è contrastarli come un tribuno, ma forzarli a svolgere il loro ruolo al servizio di un’idea di città, tenendone a bada gli appetiti, utilizzandoli come risorse per lo sviluppo della città. Torna il tema della capacità di governo, qualità essenziale per un amministratore, insieme all’onestà e al carisma. Un terzo, un terzo e un terzo.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.