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La democrazia funziona, se funziona. E’ questo, a mio avviso, l’argomento principale per votare Sì al Referendum. La semplificazione del processo legislativo, attraverso il superamento del bicameralismo paritario e il riordino delle competenze legislative regionali, è la chiave di volta per ridare fiducia nelle istituzioni pubbliche e nella politica,

Il cinismo, il populismo, il totale discredito delle istituzioni che sta montando nella maggior parte dei paesi occidentali, e che mette a rischio la nostra democrazia, risiede primariamente nell’incapacità dei governi di tradurre in fatti tangibili, i programmi e le visioni politiche con cui si candidano a dare risposte ai problemi.

Il bicameralismo paritario e le competenze concorrenti fra Regioni e Stato hanno fatto sì, in questi anni, che interessi particolari di alcuni territori e/e di piccoli gruppi politici abbiano fermato o procrastinato sia riforme importanti di carattere sociale (si pensi al caso della legge sulle unioni civili) necessarie a dare cittadinanza alle libertà civili delle persone, sia il tempestivo ammodernamento delle infrastrutture nazionali (si pensi al ritardo con cui si è riusciti solo nel 2015 ad approvare un Piano nazionale per la banda ultralarga) necessario allo sviluppo dell’impresa e del lavoro.

Il “galleggiamento”, il negoziare senza limite di tempo, insomma quello che si chiamava “inciucio”  è il prodotto della cattiva  politica, ma è anche il prodotto di regole istituzionali che non andavano bene nel 1948 (basti rileggersi il dibattitto sulla seconda camera dei tempi http://ojs.uniurb.it/index.php/studi-A/article/view/142/134), figuriamoci nel mondo globalizzato e  tecnologicamente accelerato di oggi.

Un Parlamento che funziona meglio, un governo che può governare ed essere valutato senza alibi, un chiaro e sano rapporto fra regioni e stato centrale è l’arma più forte di cui la nostra democrazia può dotarsi per rigenerarsi e ridare fiducia nelle istituzioni e nella convivenza civile.