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Lo vediamo tutti, questo lento scivolare delle nostre genti nel qualunquismo: può darci una mano, per risalire, guardare al Sessantotto, stagione opposta?.

Della deriva populista ha scritto benissimo Carlo Rubini nel suo editoriale: un certo leghismo un certo “grillismo”, ma poi anche tanta parte della nostra politica mediocre… in tanti inseguono il consenso al ribasso. Il pensiero “di pancia” e il voto “di pancia” sono favoriti dal diffondersi dei social, dalla crisi, da un momento culturale debolissimo. Tutto vero.

E’ vero anche, come scrive Rubini, che occorre “guardarsi dal far leva sulle virtù del popolo, spesso portatore delle peggiori qualità che poco hanno a che vedere con la Nazione e la ‘cittadinanza consapevole’. ‘Questo’ tipo di popolo evocato, sovente accecato dal furore verso tutto e tutti può essere infatti portatore di profonde iniquità proprio per la sua natura di massa priva di capacità critica e di cultura. E non da oggi”.

Però pochi anni fa questo popolo negli USA ha scelto e riscelto Obama, e a Milano ha scelto Pisapia, per fare solo due esempi: quindi il popolo, se vuole, a volte non sceglie chi urla e straparla. Il popolo è cattivo e becero nella misura in cui lo si conduce al peggio, e gli si propone il peggio. E comunque è impossibile fermare l’alluvione stando lì a guardare l’acqua che tracima.

Tra i tanti che osservano, quelli di “Luminosi Giorni” dovrebbero essere gli ultimi a rassegnarsi. “Luminosi Giorni” faccia le sue analisi, ma metta anche il suo mattoncino. Concreto. Qui.

Fra pochi mesi celebreremo e faremo rivivere, a cinquant’anni di distanza, un’epoca che sembra essere lontanissima, agli antipodi, quella del Sessantotto; studiarla potrebbe essere un modo per invertire la tendenza, proporre modelli diversi da quelli oggi dilaganti. “Luminosi Giorni” dia il suo contributo. Cerchi collaborazione. Chiami al tavolo la Fondazione Pellicani, i partiti, i Centri culturali cristiani, la VEZ… Insieme ad altri costruisca una stagione – o almeno una serie di appuntamenti – di riflessione sull’impegno politico e sociale.

“Luminosi Giorni” inventi un titolo: “Imparando dal Sessantotto”. Stimoli la stesura di un programma che, disegnato insieme, parli anche ai giovani. E si proponga come uno degli strumenti utili ad un lavoro comune, senza pretese rivoluzionarie, ma fondato sull’intento di ricominciare a porre problemi e a cercare strade nuove.

Proviamo. “Luminosi Giorni” si impegni a dedicare quello che ha – le proprie firme e il proprio pubblico – a sostegno di una stagione di ricerca sul Sessantotto e su quel vento di partecipazione critica e intensa che prima o poi tornerà a soffiare, perché il popolo non è senza scampo privo di capacità critica e di cultura.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.