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Si stava meglio quando c’era il comunismo reale. Si stava meglio quando il sistema occidentale aveva un nemico, e un competitor. La decadenza della nostra società si è maledettamente accelerata, adesso che “l’altro” sistema non c’è più, e proprio perché “l’altro” sistema non c’è più.

Fino a trent’anni fa, il sistema capitalistico era costretto al confronto. Un mondo intero, al di là del muro, viveva su basi culturali e politiche opposte, e i due modelli gareggiavano sui risultati. Occidente e mondo comunista non solo si sfidavano sulle piste olimpiche di atletica e nella corsa verso lo spazio; ma dovevano dimostrare i loro propri frutti sull’uomo e sulla vita: Quale sistema rispondeva meglio alla domanda di equità sociale? Quale sistema garantiva pace e stabilità? Quale sistema produceva meglio benessere e meglio lo diffondeva? Quale sistema eccelleva nella ricerca, nel sapere, nella sperimentazione?

Ora, defunto uno dei due sistemi, il modello Occidentale non ha termini di confronto: il “capitalismo” è il solo sistema in campo, il solo praticabile, e per questo ha perso ogni freno inibitorio, ogni meccanismo di riequilibrio, e impera senza controllo. Il “sistema”, ubriaco di onnipotenza perpetua se stesso, senza più necessità di portare risultati positivi.

Viene anche da qui la degenerazione dei “sottosistemi” occidentali. Poiché la politica “all’occidentale” è la sola percorribile, la via capitalistica al potere straborda (Trump) o è ridotta a populismo (Le Pen). Poiché il welfare “all’occidentale” è l’unico percorribile, la sola risposta è l’affidarsi al “capitale”, e poi chissà forse il capitale porterà un minimo di benessere anche agli ultimi delle periferie delle città e del mondo, e comunque chissenefrega. Poiché la cultura e la vita sono possibili solo “all’occidentale”, cultura e vita sono ridotte a dettagli, schiacciate dai vari totem del capitalismo (finanza, soldi, successo, tivù, pubblicità, audience…) che sono ormai ipertrofici e pesantissimi.

La vedo così: questo nostro sistema occidentale sta morendo soffocato dal proprio successo, drogato dall’assenza di alternative, dal delirio di onnipotenza; e la fase terminale è cominciata quando il comunismo reale, fallendo miseramente, ha smesso di proporre un “altro” modo di vivere.

Non a caso, è l’Islàm il primo nemico di questo modello occidentale trasformato in mostro: il “sistema” vede emergere una nuova alternativa, e ha già convinto i suoi (noi) che l’Islam è il male assoluto, com’era il male assoluto, trent’anni fa, il comunismo reale. Ben venga invece un modello diverso. Che ci sfidi. Che costringa l’Occidente a misurarsi, a costruire di nuovo risultati buoni anche per il diseredato. Ben venga la pressione dell’Islam, anche quello radicale, se ci porta a ripensare alle nostre ragioni del convivere, al senso della partecipazione e della politica, al rapporto tra possesso e bisogno, e se ci costringe a disegnare un nuovo sogno occidentale per il pianeta che non sia quello della Trump Tower.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.