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Mi scuso se, come fatto per la conquista della serie B nel calcio, inizio il mio commento allo scudetto (scudetto!!.. me lo devo ripetere perché ancora non mi pare vero) della Reyer con una nota personale. Ma la magia di questo risultato mi fatto correre il pensiero al ragazzo che ero molti anni fa, che si sottoponeva a estenuanti code al botteghino della Misericordia per essere tra i 1000 privilegiati spettatori, che ottenuto il prezioso tagliando saliva trepidante la scala monumentale e veniva accolto dall’odore buono del legno, del sudore, della Storia pronto a celebrare quella cerimonia laica che era la partita della Reyer… e penso ai molti ragazzi di allora che oggi ho ritrovato nei commenti sui social che descrivono esattamente le mie stesse sensazioni. Penso a coloro che negli stessi anni (o poco dopo) hanno visto il basket imporsi in terraferma e si sono esaltati con Villalta e Jura. E la finale sciagurata di Coppa Korac contro Badalona, e Dalipagic, Haywood, la discesa negli inferi dopo il fallimento e la inarrestabile risalita al Gotha del basket nazionale sotto la gestione Brugnaro (al quale, va detto e riconosciuto da tutti, dobbiamo questo traguardo favoloso).

Brugnaro primo tifoso

Brugnaro primo tifoso

Insomma, il basket in Laguna ha radici profonde e solide. Una storia gloriosa e sofferta, per certi aspetti epica che abbraccia idealmente tutta l’area metropolitana (anche ben oltre i confini del Comune di Venezia stesso). Un miracolo in questo territorio così litigioso fatto di campanili e di distinguo (spesso totalmente incongrui). Diciamolo: un’area vasta ed una umanità che si merita tutta questa soddisfazione.

E un’altra valenza unificatrice, ma questo è tipico dello sport, è sulle persone. È stato meraviglioso scambiarsi post di reciproca soddisfazione o stizza con persone con le quali magari il giorno prima si era polemizzato su Renzi, su Brugnaro, sulle Grandi Navi, su tutti i temi della politica cittadina e nazionale. Miracolo davvero, la Reyer, formidabile strumento di identità e condivisione. E tacciano, una volta tanto, i sussiegosi ipercritici che cominceranno a parlare di panem et circenses… il messaggio che lancia la Reyer (così come lo splendido Venezia di Tacopina) sulla possibilità che anche questo territorio possa esprimere traguardi di eccellenza è formidabile.

La squadra festeggia Bramos dopo la tripla che ha deciso Gara 5 di finale

La squadra festeggia Bramos dopo la tripla che ha deciso Gara 5 di finale

Qualche notazione tecnica. Ha vinto una squadra di una solidità mentale eccezionale, in teoria tutt’altro che perfetta (abbiamo battuto squadre sulla carta molto più logiche ed equilibrate) ma con due palle grandi così. Va notato che ha vinto di due tutte le serie dei playoff, senza quindi mai dover sfruttare il vantaggio, conquistato nella Regular Season, della bella in casa. Tutti gli avversari stroncati la partita prima, in casa loro. Squadra senza stelle, ma con un tasso tecnico mediamente alto, ha trovato nelle singole partite e nei diversi momenti della stagione il risolutore a cui aggrapparsi. Squadra umile e tosta, fatta anche di comprimari che hanno saputo dare il loro contributo. Penso ai giocatori che sono stati in panca per sovrannumero di stranieri e che chiamati a giocare dopo giornate di esclusione si sono fatti trovare pronti e spesso sono risultati decisivi. Jamelle Hagins, oggettivamente inadeguato al livello della squadra ma sempre vicino al gruppo quando è stato lasciato in tribuna, penso soprattutto a Tyrus Mc Gee e a Ben Ortner. Penso a Marquez Haynes, spesso criticato per il suo non eccelso playmaking, che ha tirato la carretta con minutaggi abbondanti tutta la stagione, a Elvin Ejim, giocatore eclettico e fondamentale nella parte centrale del campionato, al metronomo Ariel Filloy (e la sua entrata decisiva per strappare gara 4 ad Avellino), all’ondivago Peric che ha offerto sprazzi di classe sopraffina, a cavallo pazzo Julyan Stone, così eclettico da risultare indecifrabile per gli avversari, a Michael Bramos ed alla sua tripla decisiva in gara 5, a Stefano Tunut e i suoi lampi di classe, al contributo difensivo di Ress, a Batista decisivo nella serie contro Avellino, al trascurato Jeff Viggiano che spesso ha portato fieno in cascina nei pochi minuti che l’allenatore gli concedeva. Bravi tutti, bravi davvero. Ed un bravo gigantesco all’allenatore Walter De Raffaele che ha saputo creare un gruppo inossidabile, portandolo anche alle Final Four di Champions League. E bravo infine a Brugnaro che ha concepito un progetto ambizioso, ci ha messo i denari ed anche la faccia, e creato un vivaio straordinario, inventandosi il bellissimo progetto Reyer School Cup, ogni anno più avvincente.

il pubblico del Taliercio

il pubblico del Taliercio

Bravo anche il pubblico che ha superato sé stesso in Gara 5 contro Trento (a proposito: chapeau ai nostri avversari in finale, davvero ammirevoli e tostissimi) anche se, diciamolo francamente, è vergognoso che il Taliercio sia sold out solo in occasione dei playoff: questa squadra merita un Taliercio sempre pieno.

Già, il Taliercio.. per una decisione sconsiderata della Lega Basket il prossimo anno non potrà ospitare i playoff e quello successivo nemmeno le gare di regular season. Urge palasport nuovo da almeno 5000 per i Campioni d’Italia. Ma non rattristiamoci oggi. Oggi è il momento di festeggiare. FINO ALLA FINE: REYER VENEZIA!!

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.