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Quello che sta succedendo a Barcellona e dintorni offre uno spunto interessante per considerazioni di carattere generale sulla politica quando si lega a tematiche autonomistiche e/o indipendentiste. Tematiche che sono quasi sempre un buon affare in termini di raccolta di consenso elettorale. Poiché l’uomo per natura ama pensare che la fonte dei propri guai non dipenda da lui stesso, il cittadino medio presta ascolto volentieri a chi gli offre un capro espiatorio e gli dice che potrebbe stare meglio se non fosse per l’altro, quale che esso sia.

In alcuni casi le motivazioni sono razionali, basate su un mero calcolo utilitaristico. Tipicamente, quando in uno stesso stato nazionale convivono regioni fortemente differenziate in termini di sviluppo, di reddito e produttività, le più ricche ed avanzate percepiscono le altre come una palla al piede. A volte peraltro con piena ragione: è oggettivamente difficile non incazzarsi per un lombardo o un veneto, le cui Regioni hanno un surplus fiscale altissimo, al pensiero che questo va a finanziare la mostruosa ipertrofia degli Enti Locali in Sicilia o la moltitudine di forestali in Calabria. L’interesse economico ed utilitaristico si regola in un calcolo di convenienze pratiche alle quali è possibile trovare risposte razionali (nel caso di prima, il federalismo fiscale per esempio).

Carles Puigdemont, presidente della Catalogna

Carles Puigdemont, presidente della Catalogna

Purtroppo però le pulsioni autonomiste nella maggior parte dei casi si nutrono di motivazioni per lo più inconsapevoli, per nulla razionali che vagheggiano di volta in volta miti del passato, ritorni al proprio rassicurante campanile o, ancora (come evidentemente per la Catalogna) si ammantano di valenze nazionali e/o etniche. Il fenomeno si manifesta nei modi più svariati e, da qui la sua peculiarità pericolosa, si genera e si instilla negli animi con una facilità sorprendente. A Sarajevo, prima della tragedia dell’ultimo decennio del secolo, l’essere musulmano o cattolico o ortodosso era l’ultima delle preoccupazioni; pochi anni dopo si sono scannati a vicenda. A Barcellona solo pochi anni fa, solo una sparuta minoranza vagheggiava la Catalogna stato sovrano (magari tutti volevano pagare meno tasse a Madrid ma punto e basta) oggi almeno un catalano su due si sente oppresso da Madrid. E che l’eventuale futura Catalogna si ritrovi fuori dalla UE, sia totalmente irrilevante sul piano internazionale (anche sul piano sportivo..) non sembra interessare. I britannici hanno votato per la Brexit nonostante fosse evidente che non era affatto un affare… Scendendo nel piccolo (anzi piccolissimo) in Italia per qualche anno c’è stato qualcuno che si è bevuto perfino la patacca dell’origine celtica dei padani e perfino gli irredentisti di casa nostra pensano che separare Venezia e Mestre sarebbe la panacea di tutti i mali nonostante l’evidente illogicità della cosa. La cosa se ci pensiamo stupefacente è che le considerazioni sui pro e contro reali finiscono per essere marginali mentre assumono importanza capitale questioni del tutto irrilevanti. Il caso catalano insegna: la Catalogna è stata annessa alla Spagna nel 1469 o nel 1516 o solo nel 1714? Perché, anche che fosse solo il 1714 cambia qualcosa? Con questo principio metà delle regioni d’Italia avrebbe più titolo della Catalogna alla secessione. Oppure, ancora, la folle equiparazione kurdi (una minoranza divisa tra più stati e da tutti questi oppressa e discriminata) <-> catalani (una comunità che vive e prospera nel suo territorio godendo di ampia autonomia rispetto allo stato centrale).

Mimmo Craig, protagonista del tormentone "libera Cornovaglia, Cornovaglia libera!" dall'operetta Lily Champagne

Mimmo Craig, protagonista del tormentone “libera Cornovaglia, Cornovaglia libera!” dall’operetta Lily Champagne

In tutti i casi, un elemento comune a questi processi c’è: forze politiche che, per mero vantaggio elettorale hanno soffiato sul fuoco o addirittura hanno imposto il tema. È stato vero per la Brexit, in Catalogna c’è stato un partito indipendentista che ha fondato le sue fortune elettorali sulla retorica dell’indipendenza (così come la Lega prima maniera in Italia) contrastando con le buone o le cattive l’uso dello spagnolo a favore del catalano e così il furore anti serbo o anticroato o antimusulmano è stato fomentato e coltivato da molti politici irresponsabili e criminali della ex Jugoslavia.

E, se è relativamente facile generare idee separatiste ed indipendentiste, è difficile poi controllarne la dinamica e si rischia di fare la fine dell’apprendista stregone. Perché se ti fai votare in nome della Padania, della Catalogna o della.. libera Cornovaglia, poi la gente che ti ha votato ti chiede proprio di realizzare la Padania, la Catalogna e perfino la libera Cornovaglia dell’operetta TV “Lily Champagne” (che solo i vecchi come me ricordano).  Ed è difficile poi dire scusate scherzavo.

Sia detto con onestà: a casa nostra Zaia e Maroni si sono comportati più saggiamente. Il loro referendum è una scatola vuota (e su questa testata non abbiamo mancato di criticarlo) ma almeno hanno prudentemente evitato ogni atto e financo ogni atteggiamento anche potenzialmente destabilizzante. Non sempre in Italia siamo peggiori degli altri.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Adriano Ardit

    peccato essersi scordati che chi ha soffiato sulla fiamma del separatismo è stato proprio… Rajoi.
    Se non avesse ricorso contro lo statuto catalano nel 2010, molto probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto.