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Il Pd metropolitano veneziano ha appena eletto il suo nuovo segretario. I tre candidati in lizza, per quanto singolarmente presi con ogni probabilità ottime persone, non hanno davvero scaldato i cuori degli iscritti anche per la banale ragione di risultare sconosciuti ai più. Degli iscritti, intendo.

A dispetto di questo, spesso non si sono neppure presentati alle assemblee dei Circoli, limitandosi a inoltrare un programma via e-mail dal contenuto assai generico, circa il giorno prima o giù di lì della votazione. Al Sette Martiri di Castello, per esempio, ce n’era uno solo dei tre in carne e ossa, avendo preferito gli altri due farsi rappresentare. Uno di questi “sostituti” era per altro a sua volta un magnifico ignoto per la maggioranza dei presenti e ha parlato quasi solo di sé stesso: rendendo così un pessimo servizio a chi in teoria doveva supportare.

Ad aggravare il quadro, i programmi presentati erano incentrati sulla tradizionale sistemazione del Cosmo, cioè il nocciolo del compito del futuro segretario municipale di Venezia come noto, anziché dedicarsi a illustrare cosa il singolo candidato proponesse in merito ai molti problemi del Pd “locale”.  Volare alto, spesso oltre l’orizzonte visibile, sta diventando un’abitudine per la politica nostrana, anche perché ne facilita il compito rispetto ai pericoli insiti nell’affrontare i nodi irrisolti sul tappeto. Gratifica e non espone a pericoli, cioè esime dall’avanzare proposte e prendere decisioni.

Come dire, può anche darsi che il vincitore alla fine si riveli una risorsa formidabile ma tanto valeva tirare una monetina scegliendo su una lista di nomi selezionati a caso: le probabilità di successo erano le stesse.

Una nota positiva, però, c’è stata. All’Assemblea del Circolo Sette Martiri di Castello è stata presentata una mozione che ha raccolto l’unanime voto favorevole dei presenti e ha contato appena tre astensioni. È stata allegata al verbale, ma non è chiaro che fine abbia fatto. La propongo qui in versione integrale perché credo offra molti spunti di riflessione. Non solo al nuovo segretario metropolitano, ma ai veneziani tutti, delle isole e di terraferma. Perché il metodo molto spesso è sostanza, e senza un metodo corretto ed efficace non si arriva da nessuna parte. Nella Municipalità di Venezia e altrove.

 Il Circolo Sette Martiri di Venezia-Castello dissente nel metodo e nella sostanza con la procedura sin qui seguita per la scelta dell’Assemblea Metropolitana e la presentazione delle candidature alla segreteria.

I circoli sono la maggiore ricchezza del Partito Democratico in quanto ne rappresentano il possibile radicamento territoriale. Per l’intrinseca vicinanza ai cittadini, diventano il momento essenziale di raccolta dei bisogni e di condivisione dei valori. Senza tale scambio di idee e proposte, semplicemente il Partito Democratico non esiste. L’attuale crisi di partecipazione e consensi deve attribuirsi in prima battuta al cattivo funzionamento dei circoli.

Per riattivare il ciclo virtuoso di partecipazione&consensi bisogna rifondare l’attività dei circoli e il passo essenziale è che nei circoli ritorni la discussione, ma questa è figlia diretta della sensazione di contare sul serio.

Per ridare senso ai circoli è necessario porre fine alla regola per cui le candidature alle segreterie precedono le assemblee di base, le quali sono il motore della vita del partito. Una candidatura anticipata crea inevitabilmente una “cordata” di stampo correntizio che espropria i circoli della loro libertà di dibattito e scelta.

Le assemblee dei circoli, invece, devono avere tempo e modo di elaborare il progetto di cui ogni eletto all’Assemblea Metropolitana e/o Comunale sarà portavoce. Basta con le “piattaforme” preconfezionate di candidati “a prescindere”, inevitabilmente generiche e generaliste costruite solo per catturare voti interni con il risultato di spaccare in mille rivoli il partito stesso.

I candidati alle segreterie non devono presentarsi se non dopo lo svolgimento delle assemblee dei circoli e l’avvenuta elezione dei membri degli stessi nell’Assemblea Metropolitana e/o Comunale. Lo stesso deve avvenire per ogni fase successiva, sino a quella di segretario nazionale per il quale non si ravvisa alcuna utilità nel metodo delle primarie, pericolosa fucina di esasperati personalismi e di annacquamento di ogni scelta coraggiosa in nome del successo elettorale del momento.

Si tratta, in una parola, d’invertire il senso di marcia del funzionamento del partito: non dall’alto al basso come accade oggi, bensì il contrario, dal basso verso l’alto. Rispettando così non solo la lettera, ma anche la sostanza della Carta dei Valori posti a fondamento del Partito Democratico sin dalle origini.

 

 

 

 

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.