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Neanche Pietro Longhi avrebbe potuto immaginare che un Suo quadro (quello che accompagna questo articolo) prendesse forma e vita, o forse sì.

No, non stiamo parlando di Salvini, Conte e Di Maio. Sarebbe fin troppo facile anche se le similitudini sono, bisogna riconoscerlo, davvero molte.

Ci si riferisce piuttosto all’immagine deludente, scialba e quasi ridotta all’angolo che le tre famiglie politiche principali d’Europa, quella Popolare, Socialista e Liberale, stanno dando, a scapito di tutto quello che di buono nel tempo queste famiglie sono state in grado di costruire.

Tuttavia non tutto è perduto.

Vediamo nel dettaglio, dapprima, le cause di questo appannamento e, subito dopo, se esistono valide ragioni per non cedere il passo al “vento del cambiamento”.

Oggi, l’Europa è il Continente delle tre P.

Pace, Prosperità e Pessimismo.

Già, è proprio così che il Vecchio Continente, oggi, appare agli occhi dell’Estremo Oriente, per come mi è capitato di sentir raccontare recentemente nel corso di una lezione tenuta da Enrico Letta sull’Europa all’Ambrosianeum di Milano.

A monte di tutto questo, la crisi economico finanziaria, poi i sempre più consistenti flussi di immigrati e, in concomitanza, una riduzione di posti di lavoro unita al terrorismo.

Insieme a questo, più o meno in rapida successione, l’aumento delle fratture: quella tra i paesi del Nord e paesi del Sud, poi quella tra paesi economicamente più stabili e paesi con alto debito pubblico e infine quella ancor più beffarda, se si pensa agli sforzi fatti a favore di alcuni di questi paesi tra alcuni Stati dell’Est e altri dell’Ovest.

In questo caso in discussione sono stati messi addirittura principi quali quello del primato del Diritto Comunitario e del rispetto dei principi generali del diritto.

Crisi, difficoltà, ansie, di cui si sono nutriti coloro che anche in Europa hanno usato abilmente le paure per andare all’incasso elettorale, scommettendo sul pessimismo.

Il senso di ostilità a tutto, spiega lo stallo che l’Europa sta vivendo.

A tutto questo, è possibile dare delle risposte, pur considerando come talvolta anche le famiglie politiche citate, per paura di essere superate hanno la tendenza ad assecondare le istanze delle loro anime più estreme?

Secondo me sì, in particolare almeno per due motivi.

Il primo, è che nonostante tutto quello che è successo e sta ancora succedendo, le Istituzioni comunitarie hanno dato buona prova, posto che l’Europa non ha problemi a causa delle Istituzioni, ma in virtù dell’atteggiamento di alcuni degli Stati che la compongono (vedi alla voce immigrazione dove il fallimento è degli Stati Europei e non già della Commissione o del Parlamento).

A riprova di questo, il caso della Polonia, dove è bastato il deferimento della Commissione alla Corte di Giustizia per bloccare le leggi polacche sulla nomina governativa dei Giudici.

Tutto questo non basta, forse è vero, ma che dire allora dei meccanismi introdotti in ambito economico di stabilità per intervenire nelle emergenze degli Stati e delle banche in virtù dei poteri della Banca Centrale Europea (Outright monetary transactions e Quantitative Easing).

Il secondo, riguarda l’origine del richiamo sovranista che si rivolge a chi è legato a un passato che non esiste più.

Nei più giovani, lo spirito europeista, al contrario, è molto forte per ragioni concrete.

Ragioni che per fare loro un piccolo omaggio potremmo chiamare SOREME (Solesin Regeni Megalizzi).

Di cosa stiamo parlando? E’ semplice. Del fatto che si tratta di una generazione che ha avuto una formazione europea fin dalle scuole elementari, che ha partecipato all’Erasmus viaggiando per l’Europa, creando amicizie in altri paesi e poi lavorando altrove oppure restando in contatto con chi ha fatto tutto questo.

Non per una forma di semplice determinismo, ma perché questo nuovo europeismo sta prendendo realmente forma è possibile auspicare che a breve, anche i tre buontemponi, vengano presto guidati da chi può incarnare questo spirito.

 

 

 

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.