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L’Italia è in recessione tecnica. Ovvero per due trimestri consecutivi abbiamo registrato un calo del PIL. È la terza volta che accade negli ultimi 10 anni, durante i quali peraltro anche quando la variazione del PIL era positiva, rimaneva comunque a livelli piuttosto esangui e indietro rispetto alle performances dei Paesi UE (vedasi, impietoso, il grafico a destra).

confronto Italia - UE andamento PIL

confronto Italia – UE andamento PIL

Siamo fermi in sostanza e quello che è peggio è che traccheggiamo da anni con un gap costante rispetto agli altri Paesi UE, pur essendo l’Italia uno dei Paesi a più forte struttura industriale e vocazione manifatturiera. Non vantiamo grandi players internazionali (tranne poche felici eccezioni) e i nostri brands sono da anni terra di conquista per le multinazionali straniere. E siamo in costante deficit di produttività (vedasi altro grafico).

produttivitàaconfrontoNon serve sprecare tante parole per evidenziare che la crescita (e decrescita) economica è la madre di tutti i problemi. Dalla situazione economica di un Paese derivano l’occupazione e il benessere dei cittadini, quindi a cascata la percezione di positività, la propensione a spendere ed investire (quindi generando crescita in un circolo virtuoso), meno spese di welfare ma anche meno tensioni sociali, meno “lotte tra poveri”, meno livore. Una prospettiva di futuro per i giovani diversa da un triste precariato, che tra l’altro impatta fortemente sia sulla possibilità materiale di mettere al mondo figli sia sulla propensione a farlo (senza bisogno di Word Family Forum…).  Insomma, un governo che si rispetti dovrebbe avere come stella polare quest’aspetto e le politiche per fare fronte ai momenti difficili.

Ora, certo non si può fare carico all’attuale governo di una situazione che, come premesso, data da molti anni, ma è altrettanto certo che questa sciagurata amministrazione pentaleghista costituisce il peggiore nocchiero possibile per navigare in acque così agitate.

Perché il tema economico è freudianamente rimosso. Nella manovra economica il governo ha previsto per il 2019 una crescita del 1% del PIL assolutamente inverosimile (e bontà loro, l’1% solo perché negoziato con l’Europa perché la stima era iniziale era addirittura il 1,5%). Ripeto: è una rimozione bella e buona. Pochi giorni fa i giornali riportavano del (sacrosanto) sfogo di Brugnaro che lamentava l’assordante silenzio del Ministro Toninelli su Grandi Navi e MOSE su cui il Ministro dopo mesi non ha preso una decisione che sia una. Problema difficile? Tema sensibile per il sentiment dell’elettorato? Non se ne parla, polvere sotto il tappeto, damnatio memoriae.. Ma attenzione non è che Venezia è particolarmente sfigata: questo è l’atteggiamento di fondo, costante, per tutte le grandi scelte infrastrutturali (e non) del Paese.

Esiste una scuola di pensiero, per così dire consolatoria, che in sostanza si può riassumere così: questo stato di cose è tutto da attribuire alle velleità di decrescita felice dei cinquestelle.. per fortuna c’è Salvini che, magari sarà anche uno stronzo, ma è un uomo pratico che ha a cuore gli interessi del mondo produttivo e industriale e prima o poi questa situazione evolverà positivamente.

Errore. Salvini attua un’operazione analoga a quella dei soci di governo: rimuovere, con l’aggravante di coltivare e suscitare gli animal spirits degli italiani. Ci propone una narrazione di un Paese che non è afflitto dal pensiero di arrivare a fine mese o di che lavoro troverà il figlio disoccupato. Macché, il Paese di Salvini è tutto concentrato su come limitare gli sbarchi degli immigrati, è ossessionato dalla possibilità di difendersi da solo e, fresca fresca, non dorme la notte interrogandosi sulla composizione della famiglia tradizionale.. E ciò che è più grave questa sua narrazione si impone sul dibattito politico. Cosicché un Paese fermo, sull’orlo del baratro, con lo spread pronto a schizzare in alto, trova le prime pagine dei giornali occupate dal Forum di quattro gatti fuori dal mondo e dalla contromanifestazione per difendere i Diritti. E domani se ne inventeranno una nuova, importante è che si parli d’altro.

Detto dell’inappellabile giudizio negativo per entrambi gli azionisti di questo Governo, enorme è pure la responsabilità dell’opposizione, e massime del PD, per l’inanità con cui si fa dettare l’agenda. Il Titanic affonda e Zingaretti sfoglia la margherita per decidere se riaccogliere nel partito Bersani & C. e Zanda propone di aumentare lo stipendio ai parlamentari. Ridateci Renzi..

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.