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Proviamo ad affrontare la lettura dei risultati elettorali delle Europee 2019 considerando diversi punti di vista.

Il primo: si è votato per il Parlamento Europeo.

E allora i risultati vanno letti con rigore e con metodo. Non si scappa: il fronte antieuropeista, i sovranisti e gli ultranazionalisti, hanno portato a casa poco, pochissimo. Mettono assieme 171 seggi (22,7%) con un saldo positivo rispetto al 2014 di 16 seggi. Il contributo più significativo viene dall’Italia con il +18 della Lega.

Per tutti i dettagli https://election-results.eu/

Con il che si confermano le previsioni preelettorali che vedevano una sostanziale vittoria degli Europeisti. Un fronte che sarà più variegato e più articolato rispetto al tradizionale polo Cristiano Democratici & SocialDemocratici che aveva retto il Consiglio e la Commissione nella scorsa tornata.

A cui si aggiunge un’altra considerazione: c’è una sconfitta precisa, quella delle sinistre euroscettiche (Melenchon) o euro-ambigue (socialisti francesi e Corbyn).

Ne faccio un’altra con una chiave di lettura a sfondo nostrano: il successo salviniano si scontrerà con questa realtà dei numeri e dei pesi e a nulla serviranno le prove di forza (ma quale forza?!) nei confronti del Governo europeo. L’Economia farà la sua parte: duramente, senza sconti. E qui potrà cadere l’asino.

Né tantomeno potranno risultare utili le “alleanze” con il variegato mondo dei sovranisti/nazionalisti molto più propensi a farsi i fatti loro – sennò che nazionalisti sarebbero? – e a non permettere fughe allegre su sforamenti di bilancio non supportati da concrete garanzie di solidità e crescita economica.

Che questo traballante governicchio giallo-verde non solo non è in condizione di garantire ma tantomeno è in condizione di programmare non avendone le qualità né una visione strategica sul futuro del Paese. C’è da considerare in questo quadro l’inevitabile marginalizzazione e indebolimento dell’Italia che verrà guardata con sospetto e con scarsa considerazione. In tutta Europa.

E così arriviamo al secondo punto di vista: proviamo a interpretarlo come fosse stato un “sondaggio” sul gradimento dei partiti nazionali. Niente di più, anche se dal risultato elettorale potrebbero scaturire situazioni nuove, non previste. Inaspettate.

Ha stravinto la Lega. Con il suo Capitano che martellando giorno dopo giorno fin dal 2013 ha prima impostato una campagna tutta di protesta, di contrapposizione, di odio, di paura. E poi una volta insediato al Governo assieme ai vincitori di allora (era solo un anno fa) ha imposto la sua agenda, il suo punto di vista, le sue scelte. Che, a parte il mitra in mano e il rosario al collo, i porti chiusi e la castrazione chimica, la flat tax e la rottura dei vincoli di bilancio, non ha offerto nulla di davvero significativo alla politica nazionale. Certamente non Quota 100.

Ha eroso gran parte del consenso del suo antico – antico da tutti i punti di vista – alleato (Forza Italia) e ha minato le basi di appoggio del suo attuale co-firmatario del Contratto di Governo. Che ha dimostrato in questo anno non solo la totale incapacità, impreparazione e pressapochismo di una forza che avrebbe dovuto governare un Paese di 60 Milioni di abitanti ma anche l’inconsistenza politica e la vaghezza valoriale.

Sono interessanti alcune analisi fatte da SWG (confronto con le Politiche 2018) sui flussi: in uscita e in entrata.

Stratificazione elettoralto Lega

Stratificazione elettorato Lega

Stratificazione elettorato 5 stelle

Stratificazione elettorato 5 stelle

Stratificazione elettorato Forza Italia

Stratificazione elettorato Forza Italia

Variazioni maggiori partiti

Variazioni maggiori partiti

Si possono fare alcune considerazioni.

1) L’elettorato è estremamente mobile e disposto a cambiare cavallo ad ogni occasione.

Sembra sufficiente che qualcuno si manifesti come il salvatore della Patria o vesta i panni del Pifferaio Magico e sono tutti lì pronti a correre a sostenerlo.

Solo per ripercorrere la storia più che recente, anche se con qualità, visione, progetti molto differenti tra loro: Renzi (Europee 2014), Di Maio-M5S (Politiche 2018) e ora Salvini.

Che in questa occasione inverte quasi al decimale il rapporto del 4 marzo 2108 con il suo (ex?) alleato.

2) Il PD ottiene un risultato pieno di contraddizioni. Recupera in percentuale, ma perde in voti assoluti (vedi tabella precedente).

Il sorpasso sul M5s (era uno degli obiettivi dichiarati) è avvenuto più per il crollo di questi ultimi che per un effettivo successo del Pd. Ottiene un risultato completamente positivo solo nel Nord-Est: effetto Calenda? Probabile, considerata la stima e la reputazione dell’esponente di “Siamo Europei” nel tessuto produttivo nordestino (e nazionale) che nella 2° Circoscrizione mette assieme 272.374 preferenze. Il miglior risultato nel PD di tutte le circoscrizioni nazionali. Ma il PD non convince i giovani, gli operai, poco i professionisti e i ceti medi o medio-bassi.

Si riconferma il Partito della Città non certo ancora quello delle periferie o delle “campagne”. Laddove si colloca ancora oggi una popolazione disinteressata, poco informata, e poco acculturata.

Non potrà accontentarsi dello staus quo e nemmeno di un modesto “è solo un punto di partenza, non certo un punto di arrivo”. Suona molto meglio “Ci vuole un nuovo programma per il Paese; un’alleanza larga, ancora più larga di quella che abbiamo messo in campo alle Europee; una fase costituente per rinnovare e riformare il Pd che così come è oggi è troppo gracile”.

Anche se non si capisce ancora bene perché bisognava arrivare qui e non fare un Congresso con questi obiettivi all’indomani della sconfitta del 4 Marzo 2018.

3) Vengono ulteriormente marginalizzati i partiti di sinistra (dura e pura) e non fa il risultato sperato +Europa. Perdendo così una buona occasione per fare massa critica col PD-Siamo Europei, alzare il risultato dei voti, la percentuale ed eleggere almeno uno/due deputati.

Il terzo punto di vista: il risultato delle Amministrative.

E qui il quadro si modifica, anche in maniera “radicale”.

La sfida è solo fra CentroSinistra e CentroDestra. Il M5S scompare dallo scenario. Non gioca, non conta nulla. A riprova della sua totale inaffidabilità amministrativa. Anche alla luce dei risultati ottenuti nelle città che aveva conquistato sulla spinta del “cambiamento”.

Il CentroSinistra in alleanze composite, ma chiaramente identificabili e coerenti si impone già al primo turno in alcune città importanti: Bari, Bergamo, Firenze, Lecce, Modena e Pesaro.

Perde il Piemonte! Con il che si crea un fronte compatto che va da Genova a Trieste amministrato dalla Lega-CentroDestra.

Ma è nella lettura dei dati amministrativi che si svela uno scenario diverso.

Dove il voto conta, pesa e vale per la vita reale dei cittadini, dove non sia un voto di opinione, un “sondaggio” – come abbiamo detto all’inizio – e il voto europeo in larga parte è interpretato in questa chiave dalla stra-gran parte dei nostri concittadini – il risultato cambia.

Prendiamo solo come esempi Bergamo (in terra ultraleghista) e Firenze (in terra ancora “rossa”).

Gori e Nardella vincono al primo turno. Esponenti di spicco del PD, si sono contrapposti duramente alla Lega, hanno amministrato bene la città, sono stati riconfermati.

A Bergamo comune il PD fa il 24% (c’è anche una Lista Gori che vale il 20%) e la Lega solo il 21%. Mentre alle Europee sullo stesso territorio i due partiti si equivalgono al 31%

A Firenze comune il PD prende il 41% e la lega il 14%. Alle Europee rispettivamente 43,7% e 20%.

Non è così nei centri minori dove invece il risultato del CentroDestra a trazione leghista si impone largamente. Fatte le debite eccezioni. Ma diventa troppo difficile e soprattutto noioso fare l’esame puntuale dei dati.

Il quarto punto di vista: Venezia e la prospettiva 2020.

Risultati per niente soddisfacenti in tutto il Territorio comunale per il CentroSinistra.

La Lega diventa il primo partito col 37% dei voti e il PD rimane solo secondo col 27,8%, quasi 10 punti percentuali di distanza.

Tiene solo nel Centro Storico, ma viene sorpassato e in qualche caso surclassato nell’Estuario e in Terraferma. Che è quella che elegge il Sindaco, per numero di voti espressi.

Il che apre a scenari per le prossime amministrative davvero inquietanti.

C’è da capire cosa vorrà fare Brugnaro, ma soprattutto cosa vorrà fare la Lega.

Se candiderà un suo esponente o se preferirà fare da asse portante di un’alleanza di CentroDestra (poco Fucsia questa volta!).

Certo gli esempi delle città ricordate più sopra devono suggerire valutazioni prudenti e non dare per scontato il risultato.

Ma non si potrà nemmeno chiudere gli occhi o pensare di risolvere la questione in chiave autoreferenziale.

C’è tutto il mondo associativo, pieno di contraddizioni e spesso di velleitarismi che va esplorato e ascoltato. Anche se quello è un terreno che ha come unico substrato comune l’antibrugnarismo.

Che fa da collante ma rischia di non portare molto in là un progetto per la Città.

In ogni caso bisognerà farci i conti e vedere se sarà possibile trovare un programma comune da condividere e da spendere utilmente in campagna elettorale. Il candidato (genere neutro, volutamente) viene dopo, in questo caso. Perché non c’è nessuno che può dettare le regole del gioco. O si fa tutti assieme o non si fa.

In questo caso le Primarie di Coalizione avrebbero un senso.

Se non ci si vuole rassegnare ad una sconfitta già scritta.

 

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.