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L’editoriale è collettivo e ogni collaboratore espone come meglio crede le ragioni che lo spingono a votare convintamente a favore dell’Europa e della forze politiche che la sostengono senza se e senza ma.

 

MARCO CABERLOTTO

Quando a una casa mancano le finestre, non si abbattono le fondamenta: la sfida di chi crede nel progetto di pace, di sviluppo, di benessere, di condivisione che è stata ed è l’Unione Europea, è riscoprire il sogno dello stare insieme, di costruire gli Stati Uniti d’Europa. Di non limitarsi alla spiccia amministrazione quotidiana ma dare un senso, una prospettiva a lungo termine. Di riscoprire e finalmente attuare ciò per cui le madri e i padri dell’Europa si sono battuti e sacrificati. Riformare, migliorare, andare avanti nel processo di integrazione. Questo deve essere l’obiettivo da spiegare ad amici e conoscenti, prima del voto del 26 maggio.

 

LORENZO COLOVINI

I motivi per cui ritengo che si debba in ogni caso votare per uno schieramento dichiaratamente europeista derivano da vari ordini di ragioni.

Innanzitutto di carattere ideale e culturale: il nostro modo di pensare, il nostro senso della Storia, l’inesausto dinamismo creativo per esempio sono basati sul concetto platonico di idea. Nessun altro luogo del pianeta ha contribuito quanto il nostro continente al progresso della civiltà umana. E la stessa identità nazionale si definisce e si attua, storicamente e culturalmente in quanto parte integrante dell’identità comune europea.

Il secondo motivo è di pura convenienza: se non vogliamo, per la prima volta nella storia del mondo smettere di essere capitale e diventare provincia del mondo, è inevitabile affrontare la competizione (a tutti i livelli) internazionale come un blocco unico, altrimenti ci autocondanneremo all’irrilevanza. Vero che molte cose non funzionano in questa Europa, ma guarda caso sono quelle che derivano da scarsa integrazione. La risposta alle attuali difficoltà è dunque più Europa, non meno Europa.

Infine, di fatto come sintesi dei due punti di cui sopra, è importantissimo in questo momento di difficoltà, contrastare la ambigua narrazione del padroni a casa nostra, mantra del cosiddetto sovranismo, che nega l’evidenza del fatto che se un paese non ha le dimensioni e la struttura competitiva per confrontarsi nel mondo non è affatto padrone del suo destino. La visione greve e gretta della chiusura, dell’autoreferenzialità, della Città Stato racchiusa nelle sue mura è, semplicemente, superata dai fatti e dalla storia. Perseguire una prospettiva così miope significa condizionare il futuro dei nostri figli. Sconfiggiamo questi imbonitori da quattro soldi: lottiamo per costruire un’Europa migliore e più coesa, non per distruggerla.

 BRUNO GEROLIMETTO

L’Unione è costruita dagli Stati che la compongono e le decisioni importanti che essa prende coinvolgono gli stati anche se qualcuno pensa che non sia così.

Il Parlamento europeo dimostra poi che le decisioni dell’Unione hanno un fondamento democratico anche se qualcuno pensa che il Parlamento Europeo sia un cimitero per elefanti.

Molte decisioni giungono dall’Europa e dal lavoro che li viene fatto nelle varie sedi tra cui il Parlamento a garanzia di tutti i cittadini (ultimo esempio il regolamento ue sulla privacy).

l’Unione non è un lusso, i benefici superano i costi, i quali invece sarebbero drammatici se solo si pensasse di seguire l’esempio inglese, (persino loro non riescono a stare fuori dalla UE).

Mettendola sul pratico e concreto se si tornasse a stampare moneta, se anche si potesse tornare a fare politiche in deficit, poi chi crederebbe nei singoli poveri paeselli europei? Davvero vogliamo divenire preda di Cina e Russia, dove la democrazia è come una sorta di buffet in cui si prende solo ciò che piace?

GIULIO GIULIANI

Non ci riesco. Non riesco proprio a comprendere che vantaggio avrei da un’Europa più debole. Non riesco a trovare un solo motivo gioire della Brexit e della sfiducia, per immaginare passi indietro, per chiedere un’Italia meno inserita nella dimensione continentale.
Mi sento europeo – sarà che adoro il medioevo dell’Europa carolingia e poi romanica? -, mi piace un sacco muovermi per le tante “regioni” dell’Europa… E nonostante le differenze – differenze, non diversità – credo che i popoli dell’Europa abbiano un passato comune.
E che il futuro comune si costruisce rafforzando l’Europa, con l’impegno di tutti, a partire dal voto. Per un’Europa che continui a darci pace e benessere. Per un’Europa che conti nel mondo e sia utile al mondo.

LUIGI MARCHETTI

Ritengo che l’esistenza dell’ Istituzione Europea sia un elemento fondamentale per il nostro Paese e per l’Europa tutta.
L’Unione Europea significa mercato unico europeo, stabilità monetaria, preziosi scambi in campo culturale ed in quello dell’istruzione (si pensi alle positive esperienze dell’Erasmus).

Penso che l’Italia, con la sua decennale inclinazione ad incrementare il debito pubblico,e con il suo disordine delle finanze pubbliche, abbia bisogno dell’Europa, soprattutto della sua vigilanza.
Questo non vuol dire che tutto quello che emani dall’Unione Europea non debba essere oggetto di opposizione e trattative.

Come esempio in negativo, cito la pessima gestione del fenomeno migratorio, dove alle nobili enunciazioni di accoglienza ha fatto seguito un opportunistico disimpegno di vari paesi a svantaggio dell’Italia. L’Europa dovrebbe, a mio parere, gestire, cioè controllare ed all’occorrenza tentare di frenare il flusso migratorio; dovrebbe inoltre attivare politiche chiare di accettazione dei migranti regolari, a seconda delle proprie capacità di accoglienza, sociale ed occupazionale, e di rifiuto dei migranti che non hanno i requisiti per essere accolti, o che delinquono.

L’Europa deve riconoscere le istanze dei suoi popoli, deve farsi carico delle paure della povertà e della insicurezza.

Inoltre non posso non fare riferimento, pur da laico, alle radici cristiane dell’Europa medioevale; il rogo di Notre Dame è stato giustamente percepito come una perdita del patrimonio europeo, e non solo francese. Per questo sono d’accordo con chi, da europeo, ricorda e cerca di preservare la nostra comune identità.

DAVIDE MEGGIATO
Mi chiedono perché domenica voterò. Potrei addentrarmi in questioni economiche, strategiche, politiche. Potrei infarcire la mia dichiarazione di voto con analisi su tutto ciò (ed è tanto) che non va. Sulla enorme differenza tra la Unione Europea di oggi è quella che era stata sognata dai suoi Padri (italiani oltretutto). Potrei fare tutto ciò. Ma non lo faccio. Io domenica voterò perché sono un europeista convinto. E perche lo sono? Perché posso patire da casa mia e scegliere di andare, chesso’, a Mestre o alle Isole Aran con la stessa facilità. Con una carta di identità. E con degli euro in portafoglio. Sarà banale. Sarà semplicistico ma questo è il motivo. Sarà anche un garage questa benedetta Europa ma è (anche) il mio garage. E a me piace.

FEDERICO MORO

Domenica 26 è importante andare a votare e scegliere una lista che sia senza incertezze “europeista”: perché l’Europa è il nostro passato il nostro presente e l’unico futuro possibile. Ce lo dicono la Geografia, la Storia, la Cultura di una Penisola che ha saputo diventare Continente e impregnare di sé il Mondo intero. Al di fuori dell’Europa Unita, federazione democratica di popoli e stati capace di esprimersi con una sola voce politica, economica e militare c’è solo l’asservimento al potere altrui: è forse questo che vogliamo? Diventare il luogo di svago e vacanza per i nuovi Signori del Pianeta? Per essere davvero liberi bisogna restare forti, ma per questo occorre volontà. Scegli l’Europa Unita, vota per chi la costruisce.

 

CARLO RUBINI

L’ho già scritto nell’ultimo editoriale: il 26 maggio voterò per quelle forze politiche che si battono per propormi più Europa e non meno Europa perchè l’Europa, “giusta o sbagliata”, è la mia Patria e tutta intera, dall’Atlantico al Mar Nero, da Capo Nord a Capo Passero è il luogo delle mie radici.

http://www.luminosigiorni.it/2019/04/europa-il-nostro-paese-giusto-o-sbagliato/

…e devo dire che non mi dispiace, pur con i miei più modesti, senz’ironia, strumenti, aver anticipato il grande pontificatore Massimo Cacciari che con citazioni solide supporta la stessa tesi: non è solo il calcolo o l’utilità a farci dire ‘Europa’, ma una consapevolezza identitaria, come si dice, ‘apprescindere’.

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Aggiungo che recentemente sono stato a Londra dopo un bel pò che vi mancavo. E’ una grande città che, pur con tutte le fisime e le originalità ben note dei Britannici, trasuda Europa dappertutto ed è un’esempio di integrazione etnica eccezionale. L’Europa la vedi dalle facce della gente, da quel che c’è nei musei, ma anche nei palazzi e nelle chiese, nella civiltà del rispetto delle regole pur senza essere bacchettoni sulle regole che sono accettate per praticità ( perchè sono ‘utili’ e facilitano). Pare impossibile che la gente che abita a Londra abbia votato per uscire dall’Europa e in verità non lo ha fatto, perchè a Londra nel ’16 la Brexit è stata sonoramente bocciata, a Londra  e nella sua sconfinata regione urbana dove vivono venti milioni di persone, un terzo del paese. Ma sono gli altri quaranta milioni di Britannici ad aver affossato l’Europa, quelli che vivono nelle campagne e nella periferia inglese, un mondo di rancorosi che a torto o a ragione si sente dimenticato. Accade la stessa cosa in Francia e per certi aspetti anche in Italia. E’ in queste lande che si creano gli slogan ‘prima gli inglesi’, ‘prima i francesi’, ‘prima gli italiani’. Vuol dire allora che questa sfida europea non può fare a meno delle città e delle metropoli e che la civiltà urbana deve eliminare il concetto stesso di periferia e di campagna. Non certo urbanizzando strutturalmente tutto, ma diffondendone la cultura, l’apertura mentale e la dinamicità.

FRANCO VIANELLO MORO

Prima di tutto NO all’indifferenza. Bisogna andare a votare e non rimanere alla finestra. In attesa di vedere come va a finire il film.

Poi sarebbe indispensabile votare per le formazioni politiche che difendono l’Europa come realizzazione comunitaria.

L’Europa che ha consentito di godere di 74 anni di pace ininterrotta. Tutti dedicati a migliorare le condizioni di vita dei suoi popoli.74 anni di progresso e di benessere, diffuso. Anni in cui lo spirito europeo si è allargato oltre ogni confine prevedibile al momento della sua prima costituzione con il Patto di Roma.

L’Europa che è diventata la Patria dei giovani, l’Europa che grazie alle sue istituzioni ha permesso lo scambio culturale, l’abbattimento di ogni frontiera, la libertà della circolazione di uomini e merci.

L’Europa della moneta unica, l’Europa delle regole comunitarie che sono una garanzia per uno sviluppo coerente, condiviso e responsabile.

L’Europa che può e deve migliorare ancora di più i suoi standard sociali, economici, politici.

L’Europa che sa guardare oltre i suoi confini naturali per coglierne le potenzialità e le opportunità di integrazione e di convivenza.

L’Europa che non può permettersi di rinchiudersi nei particolarismi e nei sovranismi di stampo populista.