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Delia Murer, figura femminile che da oltre quarant’anni è impegnata nella politica a Venezia e in Italia, ricoprendo diversi ruoli di spicco, sia istituzionali che di partito, ha scritto un libro uscito nei primi mesi di quest’anno: “Non mancherà la mia Voce”(CIERRE Edizioni), promosso dalla Fondazione Rinascita.

Si tratta di un libro di memorie, a Venezia e nel Veneto, sulle battaglie politiche, civili  e delle Donne degli anni ’70, fino al Referendum sull’aborto del 1981, anni che hanno vista Delia giovane protagonista. Per la verità una buona metà delle pagine è occupato, arricchendo il volume, dall’introduzione di Giulia Albanese, da una post fazione di Livia Turco, da una raccolta di fotografie documentali, da una cronologia essenziale e infine dal testo, penso integrale, del discorso di Enrico Berlinguer tenuto al Festival delle Donne avvenuto a Venezia a Sant’Elena nell’estate dell’81. Il senso della scelta di pubblicare questo discorso è dovuto al fatto che effettivamente il Festival, a pochi mesi dalla vittoria nel Referendum sull’aborto, ebbe un grandissimo successo per i temi trattati e per l’affluenza e segnò un po’ lo spartiacque conclusivo di quella importante fase della storia politica italiana. Berlinguer fece in quell’occasione un discorso fuori dagli schemi.

Delia è stata certamente una testimone di una intensa fase di partecipazione politica e sociale e lei ne scrive con un taglio testimoniale e narrativo, per nulla autocelebrativo, come accade spesso a chi parla anche di se stesso, e con uno stile semplice e lineare, senza fronzoli, fornendo dati importanti, alcuni noti ma altri inediti, di quella stagione in città. Che è quella dei grandi diritti civili e sociali legati al movimento delle donne ma non solo.

Oggi ci accorgiamo di quanto siano state importanti quelle battaglie e certo si deve molto al coraggio e alla passione di alcune donne il cui protagonismo non si fermava certo solo alle battaglie che le coinvolgevano direttamente per il loro genere, anche se poi queste hanno fatto da traino. La storia va avanti a “spintoni” e non sempre tutto è coerente. Ma poi se ne valuta il risultato. Il Movimento delle donne ha dato uno di questi “spintoni” storici determinanti. I risultati acquisiti non sono da poco. E soprattutto irreversibili.

C’è un altro dato che emerge dal racconto di Delia. Quella stagione ha avuto per persone come lei un ruolo formativo, direttamente sul campo, che ben difficilmente oggi si può applicare soprattutto alle generazione più giovane dei nostri tempi attuali. Era giovanissima a soli 23 anni – racconta Delia – quando diventava responsabile della Commissione Femminile del PCI veneziano. Ha occasione di incontrare e confrontarsi così giovane con persone come Dacia Maraini, Carla Ravaioli, Chiara Ingrao, si assume cariche di responsabilità, fa della politica una questione che investe globalmente la sua vita. Discute alla pari con figure storiche del PCI come Adriana Seroni e ribatte con calma, come è lei del resto, all’atteggiamento un po’ paternalistico di quest’ultima in occasione dell’organizzazione della Festa delle donne a Venezia. Che come già detto fu molto importante anche per i contenuti innovativi, che provocarono lo stesso PCI di allora. Di quella festa giustamente Delia parla con orgoglio, se la sente un po’ anche sua. Se questo era l’auspicio riportato nel titolo del volume, la sua voce ” non è mancata”.

Di quella stagione emergono riferimenti anche alla politica cittadina. E Delia ricorda come a partire dalle esigenze femminili, venne creata una rete di consultori, asili nido e comitati che prefigurava, questa è una mia chiosa, quella struttura di partecipazione civica e sociale allargata anche ad altri settori (Biblioteche, Consigli di Quartiere….) che a Venezia è durata a lungo e con grandi risultati e che solo recentemente, con una miope sottovalutazione del suo valore, l’amministrazione in carica ha voluto ridimensionare e di fatto smantellare.

Il testo è accompagnato da una carrellata di foto d’epoca in cui si legge sul volto delle ragazze la freschezza, la voglia di cambiamento e di partecipazione. Non proprio la stessa freschezza che si legge nell’unica fotografia “al maschile”: un tavolo della presidenza dove riconosco Gianni Pellicani, Cesare De Piccoli, Guido Moriotto, e alle spalle in piedi forse per esigenze di gerarchia, Rudi Varisco e, mi pare, anche Valetr Vanni, tutti molto seri e compunti. Come dire: la dirigenza era sempre “al maschile”. E tutti però assediano lei, unica donna, proprio una sorridente Delia, l’unica a sorridere quasi a contrastare con maggior freschezza l’ingessatura, quantomeno nei volti, della nomenclatura locale dell’epoca.

Comunque una bella testimonianza di immagini che fa di questo volumetto qualcosa da tenere nello scaffale scelto.

 

APPENDICE Personalmente in seguito negli anni successivi a quella stagione sono stato anche molto critico nei confronti del corpo dirigente veneziano prima del Pci e poi delle sue successive denominazioni fino al PD attuale, dal quale per altro Delia è liberamente uscita insieme ad altri compagni di avventura. Non voglio dilungarmi sulle ragioni di questa critica, ragioni che forse alcune c’erano e probabilmente anche ingigantite da questioni personali. Ma devo dare atto che allora in quegli anni ‘70 la battaglia sui diritti, di cui Delia ci narra un importante spezzone, ha avuto una portata storica di rilievo forse anche perchè andava oltre alle logiche di partito. E non posso non considerare che in quella stagione dei diritti si erano messi insieme in un unico fronte laici e democratici di provenienze assai diverse, anche di ispirazione cattolico-democratica. E ha ragione Delia a dare un peso storico decisivo al Referendum contro l’abrogazione della legge 194 sull’aborto, che lo stesso Berlinguer ricorda spesso nel discorso conclusivo della Festa.

Sono andato a rivedere i dati di quel referendum ed è impossibile non stupirsi ancora nel vedere che il Fronte del NO allora non solo ebbe uno schiacciante 68% (!) dei voti ( su un tema ben più sensibile rispetto a quello sul divorzio che ebbe 8 punti di meno solo sette anni prima) ma ebbe soprattutto in valori assoluti oltre 21 milioni di voti, una cifra che, la sinistra ‘larga’ tradizionale da quando esiste come sigla identificativa, non solo non ha mai raggiunto ma vi è rimasta sempre lontanissima, anche con i ragguardevoli 14 milioni che nel suo massimo aveva ottenuto, PSI compreso, alle Europee del 1984 subito dopo la morte di Berlinguer e con l’exploit di Veltroni alle politiche del 2008 in cui ebbe la stessa cifra circa, 14 milioni di votanti, mai raggiunta prima, ma pur sempre distantissima da quelli ottenuti per difendere la 194: ventun milioni di voti, non di sinistra, non di centro, e non di destra ma di democratici, di progressisti, di libertari senza etichette. Mi si dirà che una buona parte di quei votanti è deceduta ed è stata sostituita da elettori di orientamento ben diverso. Eppure che ci sia stata questa sostituzione non mi convince e la cifra potenziale per me resta attuale. Ho ragione di pensare che potenzialmente i valori numerici in campo possano ancora un domani essere gli stessi. E che quei dati schiaccianti siano ancor oggi un monito e un insegnamento per il futuro, un lascito della storia. Possiamo star sicuri che chi oggi bacia Madonne, Crocefissi e Rosari nel Family Day o a conclusione dei comizi starebbe adesso nel restante minoritario 32% di quel lontano Referendum abrogativo, i rapporti sono potenzialmente gli stessi.

Si predica tanto sul ritrovare in politica l’unità dei democratici e allora la storia ci insegna che solo quando il terreno politico è quello dei Diritti sanciti dalla Costituzione quest’unità non è impossibile e l’anacronistica categorizzazione tra sinistra, centro e destra va in frantumi. Non a caso quel Referendum per difendere la Legge 194 fu promosso da una componente radicale del Liberalismo italiano che soltanto con una strumentale categorizzazione si continua a collocare, chissà come e perchè, a destra, mentre è l’unica componente del pensiero politico che da sempre è “oltre” e nell’arco di tre secoli ha generato tutti i filoni del pensiero democratico.

Non mi dispiacerebbe sapere che cosa ne pensa la sempre giovane protagonista di quella battaglia, Delia Murer.

 

 

 

 

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.