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Un nuovo sistema fiscale.

In cui tutti paghino le tasse. Ormai ne sentiamo parlare da più di vent’anni. Abbassare le tasse è stato il mantra di tutti i Governi che nell’ultimo quarto di secolo si sono succeduti, sebbene tutti si siano dovuti scontrare con la montagna del debito pubblico. Un’eredità pesante, tenuta sotto controllo mediante forti tagli alla spesa pubblica e razionalizzazione delle risorse. Un metodo che, nel tempo, ha causato non pochi danni e disservizi alla collettività. Sanità sempre più ridotta all’osso, Scuola e Università martoriate da continui tagli, riforme, blocco delle assunzioni. Pubblica Amministrazione allo stremo, dai Comuni ai Tribunali, dalle Forze dell’Ordine all’INPS. Casi di cui discutere ve ne sono molti ma, ciò che è certo, è che a rimetterci è sempre e solo il cittadino (onesto). Di ricette fiscali ce ne sono state proposte moltissime: dalla diminuzione della pressione fiscale, alla Flat Tax, alla patrimoniale e via dicendo. Ognuna con il nobile scopo di dare un po’ di sollievo alle tasche del cittadino e, al contempo, di non gravare ulteriormente sul debito pubblico. Tralasciando l’appassionato dibattito di quale tra queste funzioni o funzionerà meglio è innegabile scontrarsi con tre dure realtà: 1) il debito pubblico italiano è il più alto del mondo, 2) l’evasione fiscale si attesta tra i 120 – 140 miliardi di euro ogni anno, 3) l’Italia è al sesto posto mondiale per il carico fiscale. Questi tre punti, per quanto si cerchi di tenerli sempre separati, soprattutto in ambito politico così da poter illudere maggiormente l’elettore, sono indivisibili l’uno dall’altro. Cosa significa? Significa che, se vogliamo ottenere un beneficio concreto, devono essere analizzati e trattati assieme e non separatamente. L’azione compiuta direttamente su uno dei tre ha ricadute anche sugli altri due.

Prendiamo il debito pubblico. È notizia di qualche settimana fa l’avvio della procedura di infrazione da parte della Commissione Europea contro l’Italia per eccesso di debito pubblico. Tradotto per i non tecnici, stiamo spendendo più di quanto prevediamo (e non pensiamo) di guadagnare. Un debito pubblico incontrollato non è un pericolo solo per l’Italia ma lo è per tutto il sistema europeo. Ecco allora che le Istituzioni Europee, che hanno sostenuto economicamente il nostro Paese negli anni scorsi  garantendoci maggiore flessibilità sul rapporto Deficit – PIL, si sono allarmate per la spesa eccessiva. Che fare? La soluzione sta al punto due: un’evasione che si attesta tra i 120 – 140 miliardi di euro. Sentiamo parlare di lotta all’evasione da sempre. Ogni anno spunta qualche nuovo strumento fiscale per aumentare e intensificare i controlli; o qualche nuovo condono fiscale. Tutti strumenti che tamponano la situazione ma non la risolvono. Mi immagino che chi stia leggendo si stia anche chiedendo quale soluzione definitiva adottare per risolvere questa piaga. Il modello lusitano fa al caso nostro. Il Portogallo nel 2013 aveva un’evasione fiscale ben più ampia della nostra e un debito pubblico che, rapportato alle dimensioni fiscali del Paese, lo stava portando al collasso. Il Governo dell’epoca adottò una soluzione tanto semplice quanto economica.

Primo, tutti i registratori di cassa del Portogallo furono collegati elettronicamente all’Agenzia delle Entrate portoghesi.

Secondo, chiunque compisse operazioni economiche Рdal caff̬, alla messa in piega, alla spesa o altro Рfornendo il proprio codice fiscale otteneva uno scontrino identificativo.

Terzo, ogni spesa operata era immediatamente registrata sulla propria dichiarazione dei redditi elettronica, accessibile con un ID e una Password, in cui non era più necessario inserire manualmente le spese come avviene oggi nel 730.

Quarto, per incentivare il cittadino, chiunque compisse una spesa superiore ai 10 euro poteva vincere una lotteria annuale di 50.000 euro.

Questa riforma, in cinque anni, ha portato l’evasione fiscale quasi a zero, al risanamento della maggior parte del debito pubblico, ad entrate sicure, ad un aumento della spesa per famiglie che successivamente ha avuto positive ricadute anche in tutti gli altri rami dell’economia. È un sistema semplice. Non solo elimina il nero, ma incentiva il cittadino a richiedere lo scontrino perché ogni spesa che fa  è detraibile.

È davvero così impensabile poter adottare anche in Italia uno strumento del genere, a costo zero?

Forse si preferisce evitare di farlo perché manca la volontà di risanare i conti? Non credo. Più semplicemente si ha la sicurezza che una parte del Paese, quella onesta, continuerà a pagare, mentre l’altra, utile in termini di voto elettorale, farebbe la rivoluzione se reinserita nelle regole. Ma alla fine, quanto vorranno pagare ancora i cittadini onesti?