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Molte le ruvidezze scambiate tra le parti nel corso di questa strana crisi di Governo. Una, in particolare, mi ha colpito: Salvini che, furente per la possibilità di un accordo tra cinquestelle e PD (che con tutta evidenza lo ha preso in contropiede), ha lanciato contro gli ormai ex partner di Governo l’anatema “voglio vederli, governare con il partito di Bibbiano e di Banca Etruria”.

Ora, intendiamoci: Bibbiano è un’orrenda pagina di cronaca. Orrenda; e i suoi disgustosi responsabili vanno perseguiti e puniti. Il Sindaco PD del paese è colpevole di un reato del tutto secondario, che andrà giustamente punito ma colpevole nel peggiore dei casi di interessi privati (nel migliore di imperdonabile leggerezza) ma certo non è sotto accusa quale responsabile delle nefandezze commesse. E anche qualora lo fosse stato, un comportamento deviato di un rappresentante di un partito non comporta automaticamente l’estensione della ignominia all’intero partito. Vale per il PD come per tutti gli altri.

Ancora più grottesco il discorso delle banche, su cui non ci dilunghiamo (ricordo solo che in questo caso non c’è una sola pendenza giudiziaria che riguarda Boschi, Renzi o quant’altri).

Eppure, Salvini ha utilizzato a caldo questi due “filoni” di accusa.. non ha detto che so, come sarebbe stato sensato dal suo punto di vista, “il partito dei porti aperti ai migranti e/o della sudditanza in Europa” o chissà che altro. No: ha prevalso la ricerca greve dell’orrido. Ha prevalso, soprattutto, la necessità di offrire in pasto al pubblico una rappresentazione non importa se infondata ma funzionale ad una comoda (per lui) ricostruzione della realtà.

Intendiamoci: la rappresentazione pro domo sua della situazione del Paese è una costante, direi fisiologica, di qualsiasi classe dirigente e in qualsiasi Paese, sarebbe ingeneroso attribuirla al solo Salvini. La lunga egemonia democristiana ci proponeva un Paese timoroso di Dio e obbediente con quantità industriali di ipocrisia, successivamente la sinistra barricadera ha rappresentato un Paese popolato da soli poveri operai oppressi e di padroni sanguinari e la marcia dei 40000 ha svelato che non era vero. Poi l’Italia frizzante e strafiga di Craxi, poi i ristoranti pieni di Berlusconi, e poi l’ottimismo sfrenato di Renzi… tutti, nessuno escluso, hanno tentato (spesso riuscendoci) di raccontare il Paese come più conveniva al timoniere di turno. Ma erano, appunto, racconti, narrazioni. Erano un modo di raccontare la realtà, erano un’idea di Paese, un id quo cognoscitur.. una cosa attraverso cui (quo) si conosceva la realtà.

Salvini, rispetto a tutti i predecessori, è andato oltre. Non propone semplicemente una narrazione del Paese bensì costruisce una realtà alternativa. Non un id quo cognoscitur ma, per rimanere nel gergo filosofico del rapporto tra idea e realtà, un id quod cognoscitur.  Il Pensiero (di Salvini) non come strumento attraverso il quale si conosce la Realtà ma la Realtà stessa. Quello che Salvini ha sistematicamente costruito in questi ultimi mesi è stato un Paese il cui problema quotidiano erano i migranti, in cui gli immigrati, brutti sporchi e cattivi, erano l’unico problema, in cui si può spendere e spandere senza curarsi del fatto che i miliardi in deficit per soddisfare le sue mirabolanti promesse qualcuno ce li deve pure prestare, Europa cattiva o no, in cui l’Italia è costituita da eroici lavoratori che aprono le saracinesche ogni mattina, da amministratori locali che non possono fare il loro mestiere perché l’Europa cattiva non li lascia fare.. il tutto in totale spregio della verosimiglianza (lui, che parla di lavoratori che si fanno un culo così quotidianamente, appare involontariamente comico!). Eppure, incredibilmente, è riuscito a farla bere a molti, che hanno vissuto in un Paese immaginario costruito nella mente del Nostro ma percepito come reale. Dal suo punto di vista indubbiamente, un capolavoro, che non a caso ha portato il suo partito a più che raddoppiare (secondo i sondaggi) i consensi. Consensi che hanno raggiunto percentuali impensabili per un partito che, oggettivamente, occupa posizioni estreme (di estrema destra, nella fattispecie) in un Paese tradizionalmente moderato come l’Italia. Salvini ha cioè conquistato il consenso di una vasta parte di cittadinanza che per indole, atteggiamento e anche per egoistico opportunismo è sempre stata moderata. Un Paese, tornando all’argomento iniziale, in cui può passare come normale l’equazione PD = partito di mostri e ladri, così come sono passati gli incongrui sbandieramenti di rosari o gli ammiccamenti (non certo casuali) alla simbologia del Ventennio.

Ripeto, dal punto di vista del politico, un capolavoro. Che ha però provocato guasti gravi: un Paese più cattivo, livoroso, tragicamente inconsapevole del baratro dei conti, incline a pensare che la colpa sia “degli altri”, che ha perso completamente di vista le vere priorità. Che ha perso non solo la pietas ma anche il senno.

Speriamo che questa crisi rappresenti la fine dell’incubo.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.