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Le graphic novels sono per molto pubblico di lettori adulti una sorta di territorio inesplorato, lasciato spesso a distanza perché a torto considerato soltanto come patria di fantasie e fantascienze, di puerilità camuffate da modernità giovaniliste, qualcosa insomma da lasciare ai ragazzi. A meno che , per i veneziani, non si tratti di Corto Maltese e della sua marinaresca ribalderia, di fronte alla quale tutti in genere tacciono in un rispettoso silenzio.

Ma c’è un ricchissimo settore di questo genere letterario che, soprattutto in questi ultimi anni, sempre di più avvicina e ritraduce in termini originali e profondi la più stretta attualità storica e politica.

Il primo libro che, ormai più di 10 anni fa, mi ha catturato a questo proposito, è stato “L’approdo” di Shaun Tan. In questo straordinario “silent book” , senza l’uso delle parole ma soltanto attraverso potenti immagini in tinta seppia, a congelare in un passato assoluto un tema universale, si racconta del viaggio per mare in cerca di fortuna di una famiglia , assieme a molti altri uomini e donne e bambini come loro, e il confronto con un Paese “altro” , per lingua e per abitudini, dove soltanto con un grande sforzo e grande umiltà potranno trovare anche lì un posto nel mondo. Inutile spiegare le analogie che da questa “favola di viaggio moderna” si creano immediatamente con quanto ci circonda ogni giorno.

Di recente, nelle mie passeggiate letterarie  , mi sono imbattuta con colpevole ritardo nel maestro assoluto, a mio avviso, della graphic novel italiana, Roberto Innocenti , e nel suo “Casa del tempo” : anche qui, from the back of the door, senza quasi parere, la storia di una casa , una sorta di cascina nell’Appennino, viene guardata come una persona dalla vita che dura tutto il secolo scorso , dove la Storia spunta attraverso figure di sfondo e dettagli rivelatori, dove un secolo del nostro Paese si dipana sottovoce in questo luogo lontano dai clamori, ma che tuttavia contiene il cambiamento della società e dell’economia italiana del Novecento.

Arrivando alla mia ultima lettura , “Cronache di Gerusalemme”, opera di un disegnatore canadese che con quest’opera ha vinto nel 2012 un prestigioso premio come miglior album a fumetti al Festival International de la bande dessinèe di Anguileme, questa forza di testimonianza forte e delicata ad un tempo è di nuovo riemersa attraverso questa cifra letteraria.

Qui si parla di Israele e Palestina, della Striscia di Gaza , di Betlemme e del Muro, degli infiniti checkpoint, delle realtà diverse delle diverse città della Cisgiordania, si parla della vita quotidiana dell’autore, il protagonista e  la matita narrante della storia, della sua famiglia e della routine di lui papà e marito disegnatore e di sua moglie funzionario di Medici Senza Frontiere.

Ma, tra un pomeriggio al parco giochi con i bambini, le code nel traffico per accompagnarli all’asilo da Gerusalemme est, i tentativi di uscire con la moglie esausta dopo il lavoro, emerge, di nuovo senza parere, un quadro veritiero , intimo e insieme durissimo, di questi territori, delle loro continue contraddizioni, delle diverse forme di estremismo religioso che si scontrano creando mondi impenetrabili.  E ci sono

le uscite dell’autore col suo taccuino, i suoi schizzi in molti angoli da dove viene scacciato dai soldati israeliani , i dialoghi con colleghi, diplomatici, appartenenti a numerose ONG che si riuniscono in grandi riunioni , corredati a tratti da cartine che mostrano l’insostenibilità della situazione dei confini e le continue trasformazioni dei percorsi per raggiungere un posto a volte vicinissimo che cosi diventa irraggiungibile.

Quello che va detto comunque, e che costituisce la cifra reale di questo tipo di narrazione, è che il segno semplice, l’uso del bianco e nero se non in qualche raro piccolo dettaglio, l’apparente, e sottolineo apparente semplicità della narrazione, i momenti concessi al sorriso o a qualche intima personale riflessione di colui che scrive e descrive personaggi e luoghi con la sua penna di disegnatore, amplificano la sua visione del mondo mediorientale durante il suo anno di vita laggiù in una visione universale del mondo, degli uomini, delle loro insanabili contraddizioni . Si può parlare senz’altro di un reportage giornalistico serio e documentato  , si può certamente rimanere colpiti e quasi confusi, di fronte a come sia possibile con un mezzo grafico di questo genere, capire di più e meglio la confusione e il dolore che continuano a regnare in quelle terre. Anche oggi, come nel 2011, quando questo libro è stato dato alle stampe.

Guy Delisle è riuscito con le sue cronache di Gerusalemme ad insegnarci molto su Israele e Palestina. E’ riuscito a farci vivere lì con lui e  con lui guardare , camminare, parlare , pensare.

Guy Delisle, Cronache di Gerusalemme, Rizzoli Lizard 2012

 

 

 

 

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori