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Brexit: ancora Tu? Ma l’Unione Europea non doveva vederti più?

Dire che la situazione è complessa è poco ed oltremodo riduttivo.

Ne abbiamo parlato su questa Rivista con più interventi nei quali sono state evidenziate le non poche criticità connesse a questo divorzio della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

La reazione a catena, scatenata dal noto Referendum, a tratti sembra fuori controllo, però la dice lunga su un tema che, forse, sarà possibile affrontare in altri interventi, vale a dire la scarsa lungimiranza di una parte della classe politica europea di oggi che non riesce a vedere oltre il proprio cortile “elettorale” o di “partito”.

Le novità di stretta cronaca si inseguono a ritmo incessante ed è quasi impossibile stare al passo di un negoziato molto difficile.

C’è una grande questione su cui è interessante riflettere.

La prima tocca il tema della sospensione di un Parlamento.

Si tratta di un tema che dovrebbe, a prescindere dall’esito della vicenda inglese, interrogare tutti i cittadini dell’Unione Europea, soprattutto in una fase storica in cui la sovranità popolare viene invocata con insistenza.

Inoltre, provocatoriamente, verrebbe anche da chiedersi: in tempi di eccessi come il voto on-line privo di adeguate garanzie, è per l’Unione Europea e i suoi principi così tragico perdere un membro che ricorre sulla base di legittime prassi costituzionali ad atti così estremi e così lontane dai canoni democratici a cui l’Europa è abituata? Oppure è più grave l’utilizzo che di questa prassi ne è stato fatto dall’attuale Primo Ministro inglese? La Democrazia inglese è spacciata?

E’ difficile rispondere a questi interrogativi, tuttavia è utile chiarire la portata dello strumento, per provare a vedere se è possibile trarre una conclusione rispondendo a queste domande.

Andiamo per punti.

1) La sospensione delle Camere detta prorogation è una procedura che il Governo in effetti detiene, posto che la Costituzione non scritta britannica è imperniata su due assi di natura consuetudinaria:

  1. a) La sovranità del Parlamento (da cui la famosa frase di De Lolme secondo cui il Parlamento può decidere tutto tranne mutare l’uomo in donna e viceversa;
  2. b) L’insieme di poteri monarchici, basati su consolidate tradizioni e tra i quali si inserisce il potere di porre fine ad una sessione parlamentare, atto che solitamente serve a gestire il lavoro parlamentare su base annuale;

2) Da un punto di vista formale questo potere spetta al Re che, però, proprio per una delle convenzioni costituzionali, lo esercita su proposta del Primo Ministro;

3) Da ciò deriva che il Primo Ministro ha esercitato un potere del quale dispone e rispetto al quale esiste un precedente simile, verificatosi in Canada nel 2008, quando il Parlamento venne chiuso per 50 giorni su richiesta del Primo Ministro Harper.

Specificato tutto questo, è alle domande di cui sopra che si può tentare di dare una risposta in termini di prospettiva futura.

La perdita della Gran Bretagna, nonostante tutte le sue posizioni spesso anti europee, rappresenta, comunque, una grave perdita e questo proprio perché la dura battaglia che si sta conducendo in Parlamento contro la sua stessa marginalizzazione in questo delicato processo, dimostra quale sia il valore che questo Paese attribuisce al Parlamento.

Per l’Europa intera tutto questo dovrebbe costituire un vero insegnamento circa l’importanza che per un sano sistema democratico deve essere ricoperta dall’Organo Legislativo.

Per rispondere invece alle ultime due domande.

Certamente le forzature costituzionali sono un fatto grave e forse, pur non sapendo se e come verrà usata, non è casuale che lo stesso Parlamento sia in possesso dell’eventuale strumento rappresentato dalla mozione di sfiducia nei confronti del Primo Ministro, così come accaduto nel 1979 contro James Callaghan, nonché del potere (ipotesi ad oggi più probabile) di impegnare il Governo con leggi, a richiedere eventuali proroghe di Brexit, a dimostrazione che la democrazia inglese è più forte del ‘tortismo’ (“cakeism”), la regola di Boris Johnson secondo cui è possibile governare senza compiere scelte difficili.

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.