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L’ha fatto. Matteo Renzi ha lasciato il PD, senza lavorare per trascinarsi dietro schiere di parlamentari, senza promettere niente a nessuno. Italia Viva, un progetto di cui si conosce quasi solo il nome. I contenuti arrivano, i cittadini interessati anche. Il ragazzaccio di Rignano forse, spiazzando tutti, l’ha nuovamente azzeccata.

Ho aderito sin dalle prime ore all’operazione, convinto che ci sia la forte necessità di imprimere una svolta con una proposta politica che sia anche e soprattutto innovativa, fuori dagli schemi. Per questo contesto la semplificazione, pur comprendendola, di descriverla come un nuovo centro. Non si tratta di questo.

Di fronte alle complessità del mondo globale, con cui l’Europa e l’Italia devono confrontarsi, la risposta non può più stare negli schemi del Novecento. Le persone hanno paura, temono di non farcela. Di fronte alla competizione e al disagio di molti, la politica può essenzialmente rispondere in tre modi.

Il primo è quello di dire che è tutto un complotto di non meglio identificati poteri forti, e quindi l’unica possibilità è una grande operazione nostalgia (“ah come si stava meglio una volta!”), che erige muri alla Orbán, alla Trump, alla Salvini.

Il secondo è quello per cui a queste condizioni sfavorevoli bisogna offrire reti di protezione sociale, stile reddito di cittadinanza, la cui sostenibilità ed efficacia restano dubbie: la posizione dei 5 Stelle ma sempre più anche del Partito Democratico.

Ebbene, io penso ce ne sia una terza. Un’opzione che non illude le persone, che non abbandona nessuno ma che punta ad offrire pari opportunità e pari condizioni di partenza a chi ha voglia di mettersi in gioco, di provarci, di rischiare. Un’opzione che crede nella casa comune europea, puntando a riformarla. Un’opzione che non gioca sulle paure ma ad ispirare dinamismo e innovazione. Un’opzione che sulla transizione energetica, sui giovani e sul ruolo delle donne investe quasi tutto.

D’altronde, il nostro è pur sempre l’ottavo Paese esportatore al mondo, con uno dei più grandi avanzi commerciali, seconda manifattura europea, con grande risparmio privato. Eppure, restiamo incastrati da un debito pubblico monstre, pari al 134% del PIL previsto dall’Ocse per quest’anno, che pesa tutto sulle future generazioni, visto che possiamo fregiarci del poco ambito primato di nazione più vecchia del mondo, insieme al Giappone.

C’è lo spazio per non farsi schiacciare dai sovranisti e per farlo serve un’impostazione diversa da quanto sta dicendo la socialdemocrazia europea, sempre più in affanno. Senza dimenticarsi di chi è solo e non ha gli strumenti per affrontare le difficoltà, ma valorizzando le nostre eccellenze, che possono generare occupazione e ricchezza. Un’Italia con meno burocrazia, meno tasse e regole più chiare e semplici, aperta al futuro.

Su questa piattaforma di idee, su questo programma, con una squadra nuova, con donne e uomini di talento e spessore, certamente si raccoglieranno molti consensi non solo in uscita dal centrosinistra, ma anche dal centrodestra e da quanti non hanno più casa, da quanti hanno abbandonato la voglia di votare. Senza ripetere esperimenti già falliti di ricomposizione di un centrismo superato dal tempo.

Qualcuno pensa ancora che il vero obiettivo sia “okkupare” il centro, per conto dei “compagni”?

Eh no, la sfida è ben più ambiziosa: è quella di cambiare l’Italia.

Veneziano, classe ’91. Produttore cinematografico, laureato in Economics and Management e poi in Economia e Finanza Pubblica, con un Master in Progettazione Europea.