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Il doppio comune è la struttura meno adatta per affrontare un mare di tematiche che hanno oggettivamente una dimensione metropolitana. Mentre, al contrario, due comuni avrebbero tendenzialmente conflitto di interessi, l’un contro l’altro armati. Due esempi macroscopici dovrebbero fare riflettere soprattutto i separatisti di Venezia.

Le Grandi Navi. Quale che sia la soluzione che ognuno preferisce, senza entrare nel merito, oggi si confrontano soluzioni che comportano impatti e implicazioni su entrambi gli eventuali futuri Comuni i quali nella partita tendenzialmente sarebbero in conflitto di interessi. Un esempio per capirsi. La soluzione GN a Marghera (in una delle molte possibili dislocazioni) è una delle possibilità sul tavolo che gli ambientalisti senza se e senza ma, forti soprattutto lato Venezia, osteggiano perché il mantra è via “le navi dalla Laguna”. Secondo loro portare le GN a Marghera costringerebbe a allargare il Canale dei Petroli e la Laguna sarebbe devastata. Bene, un ipotetico Comune di Mestre avrebbe tutto l’interesse a avere le Grandi Navi in casa sua mentre non dovrebbe subirne il prezzo (presunto) perché le eventuali conseguenze le subirebbe solo il comune d’acqua.

Turismo. Oggi il Sindaco che ha puntato molto sugli alberghi a Mestre ha perlomeno l’onere di dare conto di questa scelta se non altro per l’organizzazione del trasporto pubblico e risponde politicamente per l’eccessiva pressione in centro storico. Il giorno che ci fosse un Sindaco di Mestre che ha solo vantaggi (posti di lavoro, IMU, oneri di urbanizzazione, visitatori dell’M9 ecc.) dal favorire il proliferare di alberghi e non dovesse rispondere dei disagi che provocherebbe dall’altra parte del ponte, come la mettiamo? E eventuali riorganizzazioni di terminal, di blocchi, di infrastrutture per accogliere/regolare/smistare i flussi tutti i Comune di Mestre, come caspita pensano di anche solo concepirli? E l’eventuale ticket (che sono soldi per tutti) come si potrebbe anche pensare di riscuoterlo? E come si ripartirebbe? E le licenze di taxi che il neonato Comune di Mestre avrebbe titolo a rilasciare, che impatto provocherebbero sul traffico acqueo?

Questi esempi mostrano plasticamente la stretta dipendenza di Venezia dal territorio circostante e che è un’illusione pericolosa pensare di ridiventare padroni del nostro destino con la separazione del Comune. Avverrebbe esattamente il contrario. Perché creerebbe condizioni di impotenza strutturale di incidere su problemi che hanno sì effetti locali e circoscritti (e non sempre) ma che non derivano affatto da cause locali e circoscritte. A tal proposito giova sottolineare che quanto sopra non significa affatto negare o sottovalutare i problemi giganteschi della Venezia propriamente detta (il dissanguamento degli abitanti, la perdita di funzioni, le orde di turisti, ecc.).  Lo preciso in risposta al florilegio di articoli, lettere ai giornali, gli stessi interventi dei separatisti veneziani nei dibattiti televisivi, che indugia sulla Venezia snaturata e violentata. Un richiamo emotivo cui segue il richiamo alla gloria dei decenni passati e il rimpianto della Venezia anche di pochi decenni fa. Tutte cose indiscutibili e condivise. Fin qui. Poi segue il falso sillogismo: allora l’unica soluzione è un Comune tutto per noi. Col corollario implicito: chi non la pensa così non ama la nostra Venezia, non è consapevole della sua grandezza.

Ebbene, lo dico fuori dai denti: molti veneziani d’acqua (tra cui il sottoscritto) provano orgoglio per la nostra città e la nostra storia (magari non con gli accenti fanatici e grotteschi che talvolta si registrano), condividono in pieno lo sgomento e il dolore per i problemi della città e insieme pensano che la separazione non ne risolverebbe uno ma al contrario li peggiorerebbe. Essere contro la separazione non significa non amare la città e meno che meno essere complici del suo mercimonio: giù le mani dall’eredità morale del passato che non è patrimonio esclusivo di nessuno.

Quelli appena citati sono casi paradigmatici e macroscopici che riguardano il punto di vista della città d’acqua ma il concetto è assolutamente speculare. Il punto generale da evidenziare con nettezza è che due comuni insistenti sullo stesso sistema metropolitano e investiti da dinamiche e problematiche comuni sono oggettivamente in conflitto di interesse. Senza contare che al conflitto oggettivo si aggiungerà inevitabilmente quello strumentale in caso di amministrazioni di diverso colore politico.. Fatalmente inoltre si realizzerà una concorrenza al ribasso. Un esempio banalissimo ed elementare: la ZTL. Caso 1) un pullman proveniente dalla Polonia. Va a Venezia, attraversa le strade del Comune di Mestre, provoca usura, traffico e inquinamento e paga al Comune di Venezia la tassa di ingresso Caso 2) il Comune di Mestre per non avere solo danni e non benefici chiede al pullman una tassa inferiore perché si fermi a Mestre e i passeggeri vanno a Venezia con l’ACTV. Classico caso di concorrenza al ribasso per cui entrambe le parti ci rimettono.

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Perché queste note

Queste note nascono dalla constatazione che un dialogo con i separatisti non è possibile. Perché ogni tentativo di fare informazione seria si vanifica in un estenuante batti e ribatti con considerazioni surreali esposte sovente in modo aggressivo. 

L’ho chiamata “Dieci ragioni per me posson bastare” in omaggio al grande Lucio: una ragione diversa per dieci giorni esposta brevemente (ove possibile) per cui sostengo che la separazione sarebbe sbagliata e anzi una jattura. Per la città d’acqua e per quella di terra.

Anche solo riuscissi a far meditare uno dei lettori, non sarebbe stato sforzo vano. 

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.