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Giuseppe Montesano è un uomo di passione. Le sue passioni passeggiano tra la sua professione di insegnante (immagino gli sguardi di stupore dei suoi studenti di fronte alle sue lezioni inesauribili), la sua professione di collaboratore editoriale e traduttore , e non ultima la sua professione di autore di romanzi che hanno spesso Napoli come protagonista. Il fatto che il sottotitolo di questo piccolo libro prezioso sia “Un vademecum per lettori selvaggi” deve essere inteso totalmente per quello che è : un invito, una serie di indicazioni , di lezioni di vita addirittura, che portano con sé sempre lo stesso filo rosso della lettura come cura assoluta , unico rimedio alla superficialità del mondo di oggi, unico rifugio e salvezza dall’analfabetismo delle emozioni e dei pensieri che l’invasione dei social trasmette a chi ne fa uso continuo.

La vocazione di lettore e, se si può dire, di comunicatore selvaggio di letture non è nuova a questo autore che, nel 2016, con “Lettori selvaggi” ,  travolgeva il suo pubblico con una serie infinita di rimandi di tipo letterario, musicale, artistico, nuotando con meravigliosa facilità e perizia in un oceano di nomi, opere, date , che confermavano sempre però la sua idea di “book treatment”, cura con i libri , o meglio “culture  treatment”, cura attraverso l’appropriazione profonda da parte di ciascuno di noi di materiali artistici diversi.

Una citazione da questa prima opera è doverosa per intendere lo spirito profondo che soggiace dietro questa messe di indicazioni:

“leggere per esistere fa zampillare in ogni istante la possibilità di essere noi stessi, di respirare in un perpetuo innamoramento. Non viviamo una vita vera , e demoni meschini ci tengono sepolti nelle nostre paure. Ma giorno dopo giorno, smarriti tra nebbie e tremori, visitati da amori e stupori, forse possiamo diventare vivi”.

In questo secondo piccolo libro, che appare come un pocket book per la nostra sopravvivenza, indispensabile al punto da averlo sempre con sé per ritrovare il proprio senso nel mondo, ricompaiono puntualmente le stesse argomentazioni, la stessa strada che viene indicata per prendere aria interiormente, per “..ritrovare la strada che porta alla vita vera, là dove vale la pena di andare. E’ per questo che la lettura mi fa salire un brivido di piacere lungo la schiena, e la prossima frase mi sospende il fiato: so che quelle frasi sono lì per me, per ricordarmi che non sono morto dentro, per dirmi che posso ancora trovare l’uscita dal labirinto”.

In questo viaggio per vivere meglio e più profondamente , si citano libri apertamente provocatori come “Internet ci rende stupidi ?” di Nicholas Carr, o “Demenza digitale” di Manfred Spitzer, che sottolineano il pericolo di una degenerazione cognitiva legata all’affidarsi passivo e ossessivo al social, al web e all’apprendimento digitale.

E’ un’appassionata difesa , quella di Montesano, di una attenzione alla profondità della lettura, al progressivo dispiegarsi di sensi sempre più articolati , attraverso letture successive del medesimo testo che  ci permettono di ampliare la nostra coscienza profonda dell’essere e dell’essere nel mondo.

Anche qui, come nell’opera precedente, sono presenti numerosi rimandi letterari, da Mandel’stam a Saffo, Dante, Catullo, Baudelaire  Properzio sull’amore, o Brecht e i Vangeli sulla giustizia del mondo.

Ma non sono che punte di luce , esempi presi nel grande oceano delle parole scritte nel vento dei secoli passati, per dare conferma del perorare appassionato dell’autore .

E’ questo decisamente un libro singolare,apparentemente appartenente a quel genere che si è soliti  definire come “saggio divulgativo”, ma che in realtà va oltre qualsiasi forma di definizione , proprio nella forza intima che gli appartiene, nella capacità non solo di spiegare in maniera chiara le argomentazioni del suo sentire, ma nel tradurle sempre in un appassionato appello che può essere raccolto da chi è già un poco un lettore selvaggio, o almeno aspira nel suo intimo ad esserlo. L’invito finale a farci portatori di bellezza nel mondo si traduce in un testo cinese del 1000 :

Nel dolce vento dell’estate

Si spande una luce sublime.

Una nebbia profumata cade densa,

la luna declina sul tetto.

Temendo che nella notte profonda

I fiori si addormentino

Ho acceso una grande candela

Per far risplendere la loro veste rossa.

 

Ed ancora ,nelle ultime righe, di nuovo, per risvegliarci fino alla fine di fronte al nostro compito esistenziale, ecco come Montesano si accommiata da noi: “Che fare? In mezzo a sussulti di passione e smarrimenti di pena, nelle vite che ci vengono rubate e nelle ore felici, nei sogni che gridano e nelle aurore che ancora sorgeranno, non ci resta altro da fare che cominciare a diventare vivi”.

 

GIUSEPPE MONTESANO: “COME DIVENTARE VIVI” Un vademecum per lettori selvaggi. Bompiani 2017

 

 

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori