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E così sull’onda del risultato referendario straordinariamente favorevole a mantenere l’assetto del Comune come si è ormai consolidato da quasi un secolo si va dritti alle elezioni amministrative del prossimo Maggio.

Non che la situazione si sia chiarita un gran che, perché quelli che del referendum ne avevano fatto una questione di battaglia anti-Brugnaro sono rimasti doppiamente scornati: la massa di astensione è stata tale che anche questa questione è stata zittita e poi perché i cittadini hanno perfettamente capito che il tema amministrativo era altro da quello referendario.

Ma anche quelli che si sono astenuti, un 78,27% a cui poi va aggiunto il voto esplicito del NO alla separazione, che ha comunque rappresentato una quota non proprio marginale all’interno del voto espresso, non è che possano essere ascritti alle falangi fucsia o pro-Brugnaro.

Il tema è complesso anche se lo prendiamo dal punto di vista degli schieramenti politici.

Perché ai partiti si devono aggiungere le numerose espressioni di quell’associazionismo ribollente che va dal fronte “NO a tutto” di pura ispirazione antagonista, a quelle più propositive e/o laicamente programmatiche, fino a quelle più “folkloristiche” che scelgono temi e battaglie ogni volta puntuali e si esprimono attraverso flash-mob di varia ispirazione.

Ma nessuna di queste fa massa critica e la ricerca di unire, anche se qualcuno ci sta provando generosamente, sembra un obiettivo difficile da raggiungere; al di là di tutto stabilire un fronte comune a livello programmatico rischia di svuotare il programma stesso per i troppi distinguo e le troppe differenze di approccio.

Ma questo è ancora presto per dirlo e se qualcosa maturerà in questo senso si potrà dire che una sponda “movimentista” sarà a disposizione della coalizione che contrasterà Brugnaro nel suo tentativo di confermarsi per un’altra tornata Sindaco di Venezia.

L’uomo ha qualche debolezza da affrontare e qualche grande difetto programmatico da colmare.

E che queste pecche siano emerse nel corso della sua prima sindacatura è un dato di fatto che ha trovato riscontro in larga parte nelle lamentazioni, prevalentemente fronte Venezia, che si sono espresse con il SI alla separazione.

Un SI trasversale alle formazioni politiche tanto che, persino all’interno del PD, convintamente e pubblicamente contrario alla separazione, sono emerse con forza e con determinazione: fallendo questo risultato ma fornendo una base di appoggio per quella che sarà la prossima campagna elettorale.

Anche “l’Acqua Granda” del 12 novembre ha alimentato il malessere in particolare della parte che vive con “i piedi nell’acqua”, anche se c’è da dire che Brugnaro in questo tragico frangente non si è risparmiato ed è stato attivo su tutti i fronti dell’emergenza. Ma poco altro.

Un quadro sostanzialmente negativo che riguarda le diverse parti della Città e che è emerso con chiarezza nel lavoro dei 100 Tavoli promosso dal PD cittadino con il coinvolgimento di diverse centinaia di persone, non solo iscritti o simpatizzanti.

Le criticità sono da ascriversi, oltre che ad una generale onda di riflusso socio-economico, ad una mancanza di visione prospettica in chi aveva cavalcato la protesta e il rancore post 2014 (scandalo MOSE in cui l’ex Sindaco Orsoni era rimasto coinvolto) promettendo faville.

Che si sono limitate a trasformare Mestre nel nuovo polo di accoglienza turistica – con i mega insediamento alberghiero sul fonte Stazione-Via Cà Marcello – nel risistemare i conti pubblici, godendo peraltro di un paio di condizioni favorevoli (Patto per Venezia e la fine del Patto di Stabilità).

Ma che per converso hanno completamente trascurato la questione principale della Città tutta: il controllo dei flussi turistici, limitandosi a quella buffonata dei tornelli ad uso dei media e della propaganda.

Controllo dei flussi turistici che comporta per altro avere, in maniera complementare, anche una visione e una politica che sappia tenere assieme le esigenze economiche e quelle della residenzialità. Un fallimento totale.

Per non dimenticare uno dei punti dolenti rappresentato dall’abolizione tout court delle Municipalità.

Non tanto nella loro veste di Parlamentini vuoti o tutt’al più inutili palestre della dialettica para-politica, ma molto di più nella loro funzione essenziale di cerniera con le istanze dei cittadini e delle molte identità territoriali di questo Comune. Una pessima scelta.

Le questioni della Portualità e dello sviluppo di Porto Marghera in larga parte trascurate, in attesa del Messia governativo che togliesse le castagne dal fuoco.

E’ pur vero che gran parte di questo impasse è da ascriversi al tira e molla ministeriale e al conflitto di competenze quasi tutte al di fuori delle capacità comunali, ma ciò non toglie che una più energica azione di stimolo e di pressione avrebbe probabilmente aiutato la soluzione di molte questioni. C’è voluto l’episodio eccezionale del 12 novembre per far muovere le cose; un po’ come successo dopo il 4 novembre 1966.

E adesso che le questioni sembrano avviate su un binario (forzatamente) più collaborativo – in arrivo altri finanziamenti straordinari e persino la revisione della Legge Speciale per Venezia – c’è da sperare che da parte comunale non manchino le competenze, la chiarezza degli obiettivi e la necessaria determinazione politica. Al di là dei vuoti proclami e delle inutili lamentele. Un giudizio sospeso.

Quello che non rimane sospeso è l’intreccio di relazioni politiche che il Nostro ha attivato e sembra aver già concluso: la saldatura con la Lega di Zaia è cosa fatta.

Quella con ciò che è sopravvissuto di Forza Italia è nelle cose. Quella con la super sovranista Meloni è un po’ più problematica, ma alla fine sarà della partita.

Alla faccia del motto brugnariano “né di destra né di sinistra”. Con buona pace di quel manipolo di voti e candidati fucsia che da sempre si dichiarano ispirati ai valori della Sinistra, fungendo da “foglia di fico” utile ad avvalorare quel motto.

Per converso il Fronte di CentroSinistra non ha ancora trovato la quadra né sul programma – più sopra si accennava al variegato mondo delle associazioni che potrebbero essere della partita – né sulle modalità per individuare la candidatura più opportuna in questo contesto: primarie o non primarie (di Coalizione).

E deve farlo con una certa rapidità per poter provare a costruire le condizioni che non permettano a Brugnaro di farcela già al primo turno.

Il confronto sarà aspro, senza sconti per nessuno, in un clima che non sarà molto diverso da quello che la politica urlata e scomposta ci ha ormai abituati da troppo tempo.

La speranza, l’augurio, sarebbe invece che il confronto avvenisse scelte di fondo da mettere in campo “da subito”, sui programmi da attuare “domani”, sulle sulla visione per una Città proiettata “al futuro”, su un Comune amministrato sulla base delle competenze e della professionalità.

Ce la faranno i nostri eroi pronti al via?

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)