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Parliamoci chiaro: se in tutti noi non albergasse la mala pianta del razzismo, avremmo potuto evitarci un bel po’ di morti e danni collaterali, materiali e morali. Ragione e umanità, purtroppo anche stavolta, come in tanti altre occasioni precedenti, hanno abdicato sin dal primo giorno.

Quando il presidente del Veneto si è abbandonato al famigerato commento sulle abitudini alimentari dei cinesi, per altro dando credito a una falsa notizia, elevandole a prova della differente di civiltà tra noi e loro, a vantaggio nostro è ovvio, ha dato voce a un sentimento comune: il coronavirus li colpisce perché inferiori. Noi possiamo stare tranquilli, basta tenerli alla larga. Da qui la richiesta immediata dei “governatori” del Nord per chiudere le frontiere ai portatori di peste. Cinesi. Alziamo il ponte levatoio della nostra cittadella felice, chiudiamoci dentro e sbeffeggiamoli dagli spalti della nostra sicurezza. Ci siamo forse dimenticati delle pressioni, chiamiamole pure così, sul governo in tal senso? Invece…

Il tanto ricercato paziente zero pare sia tedesco. Non solo è uno della Baviera, vale a dire del Land più ricco della Germania. Il quale ha infettato un lombardo, cioè un cittadino della regione guida d’Italia, che, asintomatico, ha sparso poi a destra e sinistra il virus. Se realmente fosse andata così, e ripeto se ma ho cercato di verificare e per quanto possibile ho solo trovato conferme, il nostro Covid-19 dimostrerebbe di seguire un criterio rigoroso nel diffondersi: quello del PIL. Tanto per restare in Italia, Lombardia, Emilia, Veneto, Piemonte e così via.

Se noi abbiamo dimostrato razzismo nei confronti dei cinesi, altrettanto hanno, sino a ieri almeno, messo in mostra i grandi sprovveduti d’Europa e del Mondo. Da noi l’epidemia esplodeva e da Parigi a Berlino, via Londra, Madrid, Washington sono rimasti a guardare senza muovere un dito. In base al principio, che qualcuno a Parigi e Londra ha anche reso esplicito, degli italiani fannulloni, sporchi e fifoni. Capita a loro, mica a noi!

Così hanno negato l’evidenza, imitando gli struzzi nel ficcare la testa sotto la sabbia convinti di potersela in qualche modo cavare a buon mercato. Sciocchezza solenne. Davvero gli uomini hanno scarsa attitudine a imparare. Anche noi. Infatti continuiamo ad aspettarci dall’Europa qualcosa non siano balbettii e pugnalate alle spalle, come nel caso del geniale intervento del presidente della BCE, l’inetta o in malafede Christine Lagarde. Certo, il testo gliel’ha preparato una collaboratrice… tedesca. Cosa ci sarebbe di nuovo?  Incapacità, dolo, razzismo, fate voi. Comunque sia, cerchiamo di apprendere anche da questo.

Sorprenderà qualcuno, ma si tratta di un male, il razzismo, diffuso ovunque e capace di mascherarsi sotto le spoglie più sorprendenti. Nessuno ne è immune. Neppure chi in un recente passato è rimasto vittima di vere e proprie politiche di sterminio. Sembra appartenere al patrimonio genetico della specie homo sapiens, producendo danni incalcolabili.

In materia, la mia opinione è netta: bisogna rimuovere dalle nostre menti ogni bizzarra convinzione di presunta superiorità. Impariamo a imparare. Da tutti. Poi, nel futuro, a qualunque tavolo decidiamo di sederci, presentiamoci con un largo sorriso, ma andiamoci armati. Vediamo anche, noi italiani che abbiamo i medesimi interessi, di remare in una stessa direzione altrimenti finiamo come nel passato. Fidatevi della parola di chi la storia del Rinascimento, al cui inizio si collocano le Guerre d’Italia, guarda caso la sta rileggendo con attenzione proprio di questi tempi. Ci conviene. A tutti quanti. Senza eccezione alcuna.

 

 

Ps. Le parole scritte sui trattati hanno lo stesso peso dell’inchiostro usato per scriverle. A contare davvero è soltanto la forza. Come il sultano Erdogan, il quale ha lanciato la bomba demografica in Tracia proprio in questo momento e non in un altro, ci insegna senza tante remore. Puoi anche comprarti per un po’ la tranquillità, ma nel lungo periodo devi essere in grado d’imporla. A meno che non si preferisca chinare la testa e subire. Il martirio.

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.