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Emergenza sanitaria

Emergenza economica

Emergenza del domani

Magari fossero i tre titoli della trilogia di fantascienza nel quale siamo immersi più che in un film a 3D o nella visione virtuale di un Avatar.

E’ invece la realtà quotidiana che ci siamo improvvisamente trovati ad affrontare. Nell’universo Globo, tra l’altro, in una sequenza asincrona ma indiscutibilmente pandemica.

Ma che ci sia qualcosa di romanzato viene persino facile pensarlo se consideriamo come ci siamo attrezzati ad affrontare la prima minaccia che veniva dalla Cina.

E come successivamente abbiamo provato a incominciare a reagire e poi come passo dopo passo ci siamo trovati tutti “agli arresti domiciliari”.

E intanto l’epidemia galoppa e mancano le mascherine per coloro che sono sul fronte a combattere anche per tutti noi. L’impressione è che le mascherine infatti non servano poi troppo né a quelli che stanno asserragliati in casa (e sono la stragranparte della popolazione) né a quelli “sani” che vanno a far le spese domestica o che vanno in farmacia o che vanno a comprarsi il giornale o che vanno sui luoghi di lavoro che ancora funzionano.

Probabilmente basterebbe mantenere le distanze di sicurezza. Non avere contatti fisici, non mettersi a distribuire le proprie “goccioline” a destra e a manca alle persone che ci stanno intorno. Basterebbe tenere la bocca chiusa!

L’OMS qualche prescrizione semplice e comprensibile a tutti l’aveva diramata fin dall’inizio. Ma poi c’è sempre quello o quella che è più realista del Re. E non mancano ovviamente tutti quelli che continuano a gridare “dagli all’untore”. Sempre per rimanere in ambito del Romanzo Storico Nazionale.

E allora nel romanzo entrano anche i Governatori che presi dal senso di colpa per alcune affermazioni improvvide fornite in epoca di “la vita continua” adesso sono lì a chiedere misure sempre più restrittive, a far produrre da amici industriali mascherine col marchio della Regione.

Oggetti che possono tutt’al più venire buoni per il prossimo Carnevale 2021.

O come quell’altro che scopre come ci siano delle défaillance nella gestione della Sanità della sua Regione dal momento che l’esplosione di contagi e purtroppo anche di decessi si concentra in una zona nella quale i medici, che operano in quegli ospedali, denunciano mancanze strutturali e inosservanza dei protocolli igienico-sanitari. https://www.ilmessaggero.it/italia/coronavirus_bergamo_morti_news_contagi_lettera_medici_ospedale_contaminato_25_marzo_2020-5132237.html

In questo primo volume della Trilogia c’è anche la storia della “quarantena” che viene prima descritta come un isolamento di 14 gironi per abbattere l’infettività del Covid-19, ma poi si trasforma, col susseguirsi degli eventi, in una quarantena nel suo senso etimologico e proietta una riapertura a spizzichi e bocconi del Paese a dopo Pasqua (se andrà bene!). Con il che le misure draconiane della Serenissima Repubblica e dei suoi Lazzaretti rischiano di parere una festa da ballo al confronto.

Nel secondo volume si descrive invece come questo CoronaVirus stia minando alla base le economie dei Paesi coinvolti.

La minaccia che consegue alla stretta e alla chiusura di una grandissima parte delle attività economiche è il tracollo della struttura portante di un Paese.

Nel romanzo si può trovare una frase che dice “Non dobbiamo morire di Covid, non possiamo morire di fame”.

Nel Mondo c’è chi se lo fa diventare un impegno stringente e quindi reagisce prontamente sul piano della prevenzione e dell’organizzazione sanitaria, c’è chi mette sul tavolo un piano di FantaMiliardi nella valuta corrente.

E allora da noi si prova a rispondere con lo stesso approccio, ma si fa fatica perchè non è che ci siano chissà quali risorse a disposizione anche se i vincoli di bilancio sono saltati, il Patto di Stabilità (europeo) è stato temporaneamente cancellato, la BCE ha messo una quota importante di quella parte di FantaMiliardi.

E ora si sta a guardare agli EuroBond o ad un’applicazione “temperata” del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità).

In cui si chiede all’Europa di fare la sua parte in questa emergenza, senza fare troppo la sofistica e non stare a distinguere fra i Luterani, i Calvinisti e gli Spaghetti Boys.

Anche se questi ultimi non si sono fatti una gran fama negli ultimi 20/25 anni in tema di oculatezza nella gestione della spesa pubblica. E adesso rischiano di pagarne lo scotto.

E c’è pure l’Eroe del romanzo precedente “Whatever it takes” che scende in campo e brandisce lo spadone della “Cancellazione del Debito Privato”.

Ma alla fine del romanzo si tratterà pur sempre di fare nuovo Debito Pubblico che schizzerà a valori impensabili fino a ieri. Dal nostro già ragguardevole 135% (sul PIL) gli economisti stanno facendo previsioni per una forbice che dovrebbe andare fra il 145 e il 155%.

Tutto sulle spalle delle prossime generazioni (più di una!).

E con un PIL mondiale proiettato allo 0 contro la previsione, in condizioni standard, del 3% c’è da capire che il nostro Paese, che già stava in una previsione negativa di qualche frazione di punto, si ritroverà in un profondo rosso attorno ad un range tra il -3,5 e il -5%.

Con la variabile tutta da interpretare della durata temporale del blocco del Paese: entro i 3 mesi si sta su quei numeri, se dovesse, per qualche ragione, protrarsi oltre, le previsioni è meglio nemmeno farle.

Il romanzo di fantascienza si trasformerebbe in un horror.

Per evitarlo c’è qualcuno che, molto responsabilmente, propone parallelamente di cominciare a pensare già da oggi a come riaprire le attività. Con quale piano organizzativo, con quali priorità, con quali limitazioni. Prima ancora di fissare una data.

Che però non potrà andare al giorno di San Mai, in attesa della soluzione vaccinale. Che non arriverà prima di un anno e mezzo forse due.

E non si può, davvero non si può, rimanere in attesa di così tanto tempo per ricominciare a vivere e a produrre quella ricchezza che permetterebbe poi di risolvere molti problemi.

Ma prima o dopo, con l’aiuto della Scienza, se ne uscirà. Con qualche decesso in più, ma mai con così tanti morti come nelle pandemie degli ultimi 100 anni, con qualche certezza in meno e con un futuro che il romanzo prova a disegnare.

Nelle relazioni internazionali, innanzitutto, e noi Europei dovremmo approfittare di questa occasione per mettere le solide basi per un’Europa federata in cui ciascun Paese rinuncia a una quota di sovranità (Sanitaria, Fiscale, Difesa) in cambio di maggiore sicurezza e stabilità.

Nell’impegno verso la ricerca e lo sviluppo mettendo la Sanità e l’Istruzione-tutta al centro di un grande progetto di investimenti.

Guardando alle frontiere tecnologiche non come una minaccia ma come un’opportunità per sviluppare il lavoro, molti lavori, in forme anche diverse.

Dando respiro alle imprese che mettono la dignità umana al centro del loro progetto industriale.

Facendo in modo che la riduzione della diseguaglianza sociale non sia una vaga aspirazione immodificabile nei suoi presupposti, ma una Mission impossible da superare.

La Trilogia finisce con il visionario che si era già cimentato nel suo Game che ci racconta che è arrivato il momento dell’audacia:

Il Novecento aveva il culto dello specialista. Un uomo che, dopo una vita di studi, sa moltissimo di una cosa. L’intelligenza del Game è diversa: dato che sa di avere a che fare con una realtà molto fluida e complessa, privilegia un altro tipo di sapiente: quello che sa abbastanza di tutto. Oppure fa lavorare insieme competenze diverse. Non lascerebbe mai dei medici, da soli, a dettare la linea di una risposta a un’emergenza medica: gli metterebbe di fianco, subito, un matematico, un ingegnere, un mercante, uno psicologo e tutto quello che sembrerà opportuno. Anche un clown, se serve. Probabilmente agirebbero con un solo imperativo: velocità. E con una singolare metodologia: sbagliare in fretta, fermarsi mai, provare tutto. Attualmente, invece, il nostro procedere segue altre strade. Ci guida, nel modo migliore possibile, un’élite che, per preparazione e appartenenza generazionale, usa la tecnologia digitale ma non la razionalità digitale. Non possiamo certo fargliene una colpa. Ma questo è il momento di capire che se molto di quello che vi circonda stamattina vi sembra assurdo, una delle ragioni è questa. Grandi Maestri di scacchi che giocano a Fortnite (vinceranno, ma capite che lo stile di gioco alle volte vi sembrerà piuttosto surreale).”

“La difficoltà è che certe cose non si riformano, non si ottengono con un graduale, farmaceutico miglioramento, non si migliorano un tantino al giorno, a piccole dosi. Certe cose cambiano con un movimento di torsione violento, che fa male, e che non pensavi di poter fare. Certe cose cambiano per uno choc gestito bene, per una qualche crisi convertita in rinascita, per un terremoto vissuto senza tremare. Lo choc è arrivato, la crisi la stiamo soffrendo, il terremoto non è ancora passato. I pezzi ci sono tutti, sulla scacchiera, fanno tutti male, ma ci sono: c’è una partita che ci aspetta da un sacco di tempo. Che sciocchezza imperdonabile sarebbe avere paura di giocarla.”

Fine.

 

 

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)