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SOTTO IL SEGNO DEL MOSE, scritto da Giovanni Benzoni e Salvatore Scaglione e pubblicato nel febbraio 2020 dall’editore Toletta, è un libro di vicende idrauliche lagunari e di uomini con interessi conflittuali. In una città che dalla caduta della Repubblica Serenissima si è adattata e specializzata a vivere di rendita, proiettata verso il passato, indifferente alla perdita di abitanti, di saperi, di identità locale, assecondando oltremodo la domanda del turismo di massa, senza alcun desiderio di futuro se non quello della facile accumulazione di ricchezza.

Il conflitto in città si esprime soprattutto da un lato con il potere di veto di chi rifugge da qualsiasi cambiamento, a cui si è contrapposto dall’altro lato un progetto del fare, pensato e condotto da non Veneziani che non hanno esitato a corrompere gli uomini e le norme per affermarsi, attivando un’ impresa di rilevanza internazionale in una città unica al mondo. Una città, secondo gli autori del libro, che “ha vissuto all’ombra del Mose, ignara o paga dei vantaggi immediati forniti dalla politica del consenso praticata dal Consorzio ad ampio raggio, spesso coinvolgendo le istituzioni”.

Il libro puntualmente ricorda gli esiti dei principali scontri che per quasi mezzo secolo hanno visto contrapposti da una parte gli uomini del Consorzio Venezia Nuova, sostenitori del progetto di difesa di Venezia da tutte le acque alte, comprese quelle eccezionali, attuato anche con opere straordinarie, dall’altra movimenti ambientalistici e alcuni architetti ed idraulici lagunari,  contrari al metodo di lavoro del Concessionario Unico venuto da Roma; che non parlava il dialetto veneziano e diffondeva principi e metodi foresti dall’esito imprevedibile e  pericoloso.

Questa irrazionale avversione al cambiamento mista al fascino della sfida al complotto dei poteri forti (come quelli che ad esempio vogliono venderti i vaccini) l’ho osservata spesso nei quarant’ anni che vivo a Venezia.

Ad esempio gli ingegneri che sono stati intervistati in questo libro sono convinti che un centro di ricerche, foresto o meno, sia esso Danese o Inglese o Olandese, non sarà mai in grado di comprendere con i suoi modelli matematici l’idro-morfologia lagunare.

Già trent’ anni fa la narrazione era chiara, basti pensare all’emblematico manifesto di Italia Nostra: Il Mose è una Dentiera di Acciaio per le Bocche della Laguna e gran parte dell’opinione pubblica poteva ritrovarsi nei superficiali ma efficaci slogan di contro-informazione Errori-Orrori del Geom. Ottavio Spagnuolo che già denunciava il complotto ordito dal Ministro Nicolazzi.

Allora questi ingegneri potevano dirti candidamente: “da tecnico condivido e accetto l’idea di regolare le acque alte con organi mobili, ma da veneziano no! Non accetterò mai che la laguna perda la sua naturale connessione con il mare”.

hhhhhhhhhhhhhErano i tempi in cui un sindaco come Massimo Cacciari poteva scrivere al Presidente del Magistrato alle Acque chiedendo spiegazioni in merito al grave pericolo per la città. Pericolo prospettato da un pacifico inventore, il geometra Ottavio Spagnuolo, che ogni mattina veniva da Padova a Venezia con vistosi tazebao a raccontare la verità, a svelare il complotto dei poteri forti. Costui condusse così bene il suo lavoro, facendo leva sulla teoria del complotto e utilizzando termini scientifici e formule da terrapiattista ante litteram, che ebbe grande seguito soprattutto fra persone di cultura umanista che ancora credono alle sue affermazioni. Come in più parti traspare da parte dei redattori e collaboratori di questo libro che per questo ciò dovrebbe essere intitolato Sotto il Segno della Cospirazione.

Nel seguito riporto e analizzo tre slogan di Spagnuolo che, benché privi di supporto scientifico, hanno condizionato e condizionano ancora fortemente le decisioni di molti veneziani e molti funzionari, compresi i nuovi e vecchi membri della Commissione di Salvaguardia di Venezia:

slogan 1)

la subsidenza è una invenzione, un complotto per coprire la vera causa delle acque alte a Venezia e cioè lo scavo del Canale dei Petroli

Ancora oggi la gran parte dei cittadini ed almeno una persona intervistata nel libro sono convinti di questo, nonostante tutto il mondo scientifico abbia da oltre 30 anni dimostrato e pubblicato su riviste scientifiche internazionali che lo scavo del Canale dei Petroli ha contribuito  alle acque alte a Venezia per non  più di 2-3 cm e altrettanto dicasi per la chiusura delle valli da pesca; mentre subsidenza ed eustatismo hanno contribuito  per 35 cm in 120 anni. Da qui anche la improvvida proposta del Comune di Venezia, portata avanti dall’allora Assessore all’Ambiente Paolo Cacciari, di accettare lo sviluppo del Progetto Mose deciso a Roma  a condizione che si studiassero  prima i famosi 11 punti, tra cui primeggiava l’autogol che poi aprirà le porte alla progettazione del Mose: la soluzione del  restringimento rimovibile delle bocche di porto associato alle conche di navigazione.

Questa sorprendente apertura del mondo ambientalista, che tradiva una eccessiva confidenza nella comprensione del moto dei fluidi, credo sia frutto delle narrazioni di allora, in particolare di Spagnuolo e, con tutt’altro stile, di quelle del bravo artigiano e famoso maestro d’ascia della Giudecca Giuseppe Giupponi che soleva dire: “el mar va combattuto in mar: bisogna dunque rispristinare gli scanni che proteggevano le bocche di porto”. La soluzione divenne così popolare  che fu persino  ripresa e pubblicata nel Piano di riqualificazione ambientale nel 1988, pubblicato  negli atti del Convegno dell’Università Verde Veneziana, curatore Arch. Maurizio Calligaro, in cui si era arrivati a disegnare il prolungamento ricurvo a pipa verso sud di tutti i moli alle bocche di porto assieme alla riduzione della profondità delle bocche; il tutto senza alcun avvallo scientifico,  come le prove con modello matematico o modello fisico. Allora e in parte anche ora la scienza idraulica non era praticata in quanto ritenuta venduta al partito del fare.gggg

Ne approfitto per aprire una parentesi e ricordare un altro aspetto della salvaguardia ancora molto controverso, al pari delle acque alte, che vede il Porto nella parte del demone: l’erosione del fondo lagunare (200 ml. di metri cubi in 40 anni dal 1930 al 1970) è in effetti il problema principale. Essa è dovuta per gran parte innalzamento del livello del mare e del conseguente maggior effetto del moto ondoso piuttosto che dal Canale dei Petroli, che ha responsabilità limitata ai fondali adiacenti lo stesso.

Anche nell’erosione locale attorno al Canale dei petroli la crescita del livello del mare è una concausa fondamentale: infatti essa è responsabile delle correnti trasversali che portano i sedimenti risospesi dalle onde a migrare dal fondale al canale. Ma le correnti trasversali potevano essere contrastate con opere di protezione longitudinale progettate e proposte dal Magistrato alle Acque sin dal 1996, ma bloccate in Commissione di Salvaguardia perché’ troppo artificiali.

Opere Inaccettabili perché’ difficilmente reversibili e come tali capaci di allontanare per sempre l’idea del tombamento di almeno un tratto, del Canale dei Petroli, rendendo nei fatti impossibile la bella idea “come era dov’era” del ripristino dei meandri naturali del Canal Fisolo.

Ma questa idea è già inattuabile perché’ il Canale Fisolo si è nel frattempo interrato e dunque dovrebbe essere riscavato, mentre il volume per tombare il Canale dei Petroli è enorme e così pure il costo e l’impatto ambientale del cantiere.

Un gioco dell’oca con il continuo rimando alla casella di partenza, prova ne sia che in questi primi mesi dell’anno 2020 la normale manutenzione del canale è stata impedita con una duplice azione: 1. negando di fatto la possibilità di riuso dei fanghi di dragaggio nella ricostruzione delle barene con il blocco del nuovo Protocollo Fanghi attraverso un ripensamento del Ministero dell’Ambiente notificato all’ultimo minuto; 2. bloccando qualsiasi possibilità di smaltimento dei fanghi di dragaggio  all’isola delle Tresse, questa volta complice la scadenza del contratto di concessione della Società che provvede alla gestione dell’Isola per il deposito del fango.

Chi paga le conseguenze di questo conflitto permanente, senza dialogo fra le parti? Chi se non la società civile con cittadini che si disamorano e perdono la fiducia sui gestori della cosa pubblica e sulla possibilità di qualsiasi cambiamento?

Deve essere chiaro che molti hanno deciso di non decidere, rinunciando alla gestione sostenibile dei canali portuali con azioni che fra 15-20 anni potrebbero portare alla estromissione fuori della laguna del traffico più impattante.

E’ preoccupante che non si guardi alle conseguenze del rimandare le decisioni, neanche ora che la fermata COVID-19 del traffico lagunare ha reso evidenti i danni che si producono all’ambiente lagunare in assenza di misure di mitigazione.

Il ventennale stallo gestionale/infrastrutturale non solo ha ridotto il fondale e con esso il pescaggio delle navi; ma crea, come dimostrato dal CNR, una persistente vasta nuvola di torbidità che compromette gli habitat della laguna, habitat che senza la torbidità potrebbero ritornare a bio-stabilizzare il fondale e invertire il processo erosivo.

Una orribile insidiosa torbidità dovuta a tre processi che si autoalimentano:

  1. L’ erosione, per protezione insufficiente, delle casse di colmata investite dal moto ondoso delle navi e dal vento.
  2. Le onde di traslazione che si propagano sui fondali adiacenti il Canale a causa della mancanza di un setto di confinamento longitudinale.
  3. Le eliche che solcano il fondale continuamente interrato (e non mantenuto in profondità con i dragaggi di manutenzione) dal sedimento eroso dalle casse di colmata e dal basso fondale adiacente che non sono stati protetti.

Ho creduto necessaria questa digressione sulla manutenzione lagunare perché’ il conflitto sul Mose non può essere compreso se non si affronta anche la questione morfologica ed Ambientale; ma ora torniamo agli altri due slogan di Spagnuolo.

slogan 2

Venezia curata con il Cianuro invece dell’Aspirina: gli ingegneri del malaffare usano il cianuro (il Mose con le dighe mobili) al posto dell’aspirina (la riduzione delle bocche di porto con opere fisse che come abbiamo visto può fare ben poco contro l’acqua alta, mentre mette fuori gioco subito la Portualità che assieme alla ricerca e la formazione è l’unica attività alternativa alla monocultura turistica)

slogan 3

Mose=Vajont in quanto E=mc2…..dunque le paratoie non riusciranno mai ad alzarsi a causa dell’energia cinetica della corrente in ingresso, inoltre se mai ci riuscissero sarebbero travolte dalla corrente che come un colpo di ariete spazzerà via Venezia, come fece la frana del Vajont a Longarone,  per l’enorme massa d’acqua che si abbatterà sulla città

 

Questo Libro risente fortemente della cultura creatasi in città basata su queste tre narrazioni, dannose in quanto distanti dalla realtà fattuale scientifica.  Anche la scienza ha le sue responsabilità, non avendo prestato attenzione alla domanda di conoscenza dei cittadini e per questo restando la sua produzione inascoltata.

E’ evidente come a molti sia convenuto restare con le proprie idee senza fare alcuno sforzo per armonizzare le narrazioni e ricercare quei compromessi che avrebbero migliorato l’efficacia e l’efficienza delle opere e soprattutto creato fiducia e collaborazione. I caporali hanno difeso il loro diritto di far guerra all’insaputa dei generali che potevano riportare la pace o decidere una guerra meno cruenta.

La corruzione del Mose, che rafforza la teoria del complotto, non è altro che una delle due facce della questione veneziana, essendo l’altra legata alla difesa ad oltranza delle proprie ideologie e delle proprie rendite.

SOTTO IL SEGNO DEL MOSE svolge un utile lavoro storico ricordandoci i mezzi leciti ed illeciti che hanno portato alla realizzazione del Mose dal 2003 al 2020 per un costo di circa 6 miliardi di euro.

Purtroppo si tace sugli altri sei miliardi di euro sempre di provenienza Statale, impiegati per gran parte dal 1986 al 2006 in nome della Salvaguardia di Venezia nella sua laguna su tutto il territorio, grazie alla costante azione del Consorzio Venezia Nuova (CVN nel seguito) a supporto del Magistrato alle Acque (MAV nel seguito) nelle sue attività di coordinamento, pianificazione e istruzione delle procedure per il reperimento dei finanziamenti.

 

Nel seguito mi prendo la briga di fornire alcune informazioni per il lettore.

Va ricordato che la Salvaguardia  di Venezia ha garantito risorse Statali ad un esteso territorio non solo attraverso il CVN, ma per un periodo anche attraverso il Consorzio Venezia Disinquinamento e Insula, per  il disinquinamento, la manutenzione urbana e la residenza con una imponente serie di interventi:  il rinforzo e ripascimento di sabbia dell’intero arco litoraneo da Foce Piave a Cortellazzo a Foce Adige a Isola Verde; la sistemazione a insulae  con protezioni sino a 110 cm e oltre di Venezia e delle isole minori di S. Erasmo, Poveglia, Lazzaretto Vecchio, Isola degli Armeni, Malamocco, Chioggia, Cavallino, Jesolo, Pellestrina; la rigenerazione della Laguna di Mira, retrostante le casse di Colmata, Codevigo, Campagna Lupia, gli interventi aTessera, Campalto, San Giuliano Canal Salso, sino a Piazza Ferretto a Mestre; oltre  ai marginamenti di Porto Marghera, e poi attraverso la Regione Veneto tutte le recenti opere di disinquinamento e  di sistemazione idraulica ed ambientale eseguite dai Consorzi di Bonifica in tutti i territori dei comuni che sversano le loro acque in laguna di Venezia:  dalla botte a sifone di Conche,  sino alla manutenzione straordinaria dei nodi idraulici di Castelfranco, Camposampiero e Torre dei Burri, alla sistemazione delle arginature del Marzenego, del Dese Zero, del Lusore, delle idrovore di Marghera e Mestre, del Silone e dell’Argine destro del Sile a Portegrandi.

Il libro rappresenta le ragioni di chi il Mose non lo voleva e si è battuto per fermarlo. Ora che l’opera è di fatto finita e si deve deciderne la gestione,  le vecchie contrapposizioni appaiono inutili e dannose per la città che attende una risoluzione condivisa delle passate questioni Veneziane, risoluzione  che getti le basi per un dialogo privo di ideologie e di opportunismo partitico,  entrando  nel merito delle ragioni delle parti, riconsiderando i vantaggi leciti ed illeciti ottenuti dal  partito del Mose  assieme alle esternalità positive e negative, in modo obiettivo per il  bene comune dei veneziani  e per il sistema paese.

Spetta a noi cittadini, tecnici esperti di settore, che hanno vissuto quegli anni in posizioni previlegiate, restituire alla città la nostra verità in modo critico, bilanciando le numerose semplificazioni che SOTTO IL SEGNO DEL MOSE presenta per bocca dei contrari. Contrari che ora si dividono tra chi spera che il Mose serva almeno ad alleviare i danni e i disagi delle acque alte e  chi continua a lottare perché’ il progetto venga sottoposto ad una “verifica tecnica indipendente”, noncuranti  del fatto che, pur con tutti i suoi difetti, da ottobre di quest’anno 2020 il Mose sarà molto probabilmente in funzione per contrastare le acque alte di maggiore intensità; contrari incuranti del fatto che nel corso dei prossimi mesi finalmente si deciderà della  sua gestione e del termine della ormai quinquennale gestione commissariale e si deciderà sul, da molti auspicato, ritorno del Magistrato alle Acque a capo di una Agenzia, assieme ai rappresentanti del  Governo locale e dei  ministeri statali,  assieme ai rappresentanti del mondo scientifico e tecnico e speriamo anche di semplici persone, residenti e non, che amano Venezia (Venezia è di chi la ama).

Senza questa visione e le conseguenti decisioni è impensabile che si possa rapidamente procedere al progressivo potenziamento della da molti auspicata Agenzia Magistrato alle Acque al termine dei mandati della concessione al CVN e della Struttura Commissariale, incorporando le maestranze ed i tecnici esperti per un avviamento efficace ed efficiente del Mose, senza ritardi dal 1° gennaio 2022, senza lasciare da parte la manutenzione della Salvaguardia Ambientale Lagunare.

Solo cosi si potrà avere fiducia e ben sperare che “al danno non segua la beffa dell’eterna incompiuta”, come ebbe a dire Cantone nel giorno di insediamento dei commissari.

Venezia non può più permettersi cittadini ”ignari, o paghi”, come dicono gli autori del libro, né una popolazione del tipo  “Francia o Spagna purché  se magna”.

Abbiamo provato con mano che “Nessun tacchino si prodiga per il suo Natale” e dunque ora , e ancor piu’ dalle acque alte del 30  Ottobre 2018 della tempesta Vaia e poi dall’evento catastrofico del 12 Novembre 2019, dobbiamo tutti vigilare affinchè “le lasagne troppe volte mostrate” (Come ebbe a dire nelle pagine del Corriere della Sera Gian Antonio Stella) non siano ancora una volta messe in frigorifero, ma siano servite.

Linkman della Comunita’ Locale Wigwam e animatore del Laboratorio Venezia per la resilienza e la residenza, già direttore della Control Room del Mose per conto del Servizio Informativo del Magistrato alle Acque in concessione al Consorzio Venezia Nuova. Coordinatore della proposta di progetto EU Life RETIDE e delle Attività di Scienza e tecnica dei Cittadini con la Consulta della Laguna Media di Punta S.Giuliano. Attivatore nel 2018 dell’idea di Partnerariato per l’ Anticipazione del Futuro della Navigazione a Venezia con Skopia Start-up del prof. Roberto Poli.
Esperto di recupero ambientale della fascia costiera con le tecniche di Learning and Building with Nature, ovvero come aiutare la natura ad aiutarci.