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L’8 giugno scorso la testata on line SoloRiformisti (https://www.soloriformisti.it/solo-riformisti/) ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo dell’amico Renzo Scarpa https://www.soloriformisti.it/venezia2-tpl-in-crisi/  in cui questi pone alcune questioni molto intriganti sull’allarme conti di ACTV a seguito della sparizione dei turisti causa la forzata segregazione. I più coraggiosi leggeranno la poderosa (e ponderosa) analisi di Scarpa. In questo articolo mi limito a riprendere alcune informazioni e considerazioni di Renzo sull’aspetto dei mancati incassi e l’impatto che da questo “buco” è ragionevolmente lecito aspettarci anche alla luce di quanto sotto gli occhi di tutti dopo queste prime settimane di riapertura (Renzo scriveva in pratica appena fuori dall’emergenza Covid19).

Partiamo con il tentare di quantificare il buco. Fonte preziosa l’allarme lanciato dall’ing. Seno, direttore di ACTV e della controllante AVM (e persona competente, a cui dare credito) quando, in piena quarantena, mezzi vuoti, turisti letteralmente spariti disse che “mancano incassi per 140/170 mila euro al giorno e si prefigura un buco da 100 milioni di euro su base annua”. Le due informazioni date non sono congruenti. Banale matematica: anche prendendo la cifra massima degli incassi giornalieri (170 k€) e moltiplicandola per 365 si ottengono 61 milioni e non 100. Inoltre, fino al 23 febbraio (data della domenica di Carnevale) tutto era andato normalmente quindi i giorni di buco non sarebbero 365 ma 311 e quindi scenderemmo a 52 milioni (sempre considerando i 170 k€/giorno). La metà..

Ma evidentemente dei due dati, quello sbagliato è quello giornaliero perché l’ordine di grandezza dell’incasso annuo Seno lo ha ribadito in un’altra occasione: “Nel 2019 sono stati incassati 151 milioni dai biglietti di cui 110 dai turisti (e quindi 41 dall’utenza locale NdR). Che oggi non ci sono”. Quindi l’ordine di grandezza è quello. Facciamo solo notare che se 110 è l’incasso normale, nettandolo dei giorni imperturbati fino al 23 febbraio la proporzione darebbe 93 e non 100 milioni. Inoltre, altro dato interessante, se gli incassi da turismo normali sono 110 milioni, l’incasso giornaliero medio è 110/365 = 300 k€ (altro che 140-170 k€).

Inoltre (e questo al momento in cui parlava il direttore di ACTV oggettivamente non lo poteva sapere) vediamo già oggi che l’estrapolazione a tutto l’anno della totale assenza di turisti non è, semplicemente, nelle cose. Anche considerando nella seconda metà dell’anno un terzo dei normali incassi da turismo (100 k€), che mi pare conservativo, rientrano in cassa circa 18 milioni. Insomma, alla fine il buco ragionevolmente prevedibile sarà intorno ai 75 milioni. Certamente non bruscolini. Ma questi 75 milioni quanto impattano? Vediamo le principali voci di entrata per il servizio TPL per il solo perimetro del Comune di Venezia ovvero la somma dei 3 settori: 1 navigazione – 2) servizio automobilistico urbano terraferma – 3) servizio automobilistico Lido/Pellestrina. Ci sono intanto i 41 milioni (151 –  110) di vendita di biglietti e abbonamenti per l’utenza locale ovvero i non turisti. Poi ci sono circa 70 milioni (di cui 41,5 per il servizio di navigazione) trasferiti dallo Stato tramite le Regioni. Quindi le entrate del TPL  in un anno “normale” sono:

  • 70 milioni di trasferimenti dello Stato
  • 41 da residenti e pendolari
  • 110 da turisti
  • 221 totale

Quest’anno, per quanto sopra, stimiamo prudenzialmente una diminuzione di 75, dunque circa un terzo in meno. Una botta tremenda, indubbiamente ma attenzione NON il collasso che si era parso delineare.

Renzo Scarpa

Renzo Scarpa

Anche considerando altri fattori. Uno, banale, è che se i ricavi diminuiscono, diminuiscono anche i costi. Va da sé che ogni corsa in meno significa minori costi di carburante e di usura. Certamente vi sarà un robusto (ancorché socialmente doloroso) risparmio in termini di assunzioni di lavoratori stagionali e, non ultimo, durante le 9 settimane di segregazione, l’Azienda ha ampiamente attinto alla cassa integrazione (Scarpa riporta che ha interessato il 50% del personale a rotazione: significa su base annua circa il 10% di costi di personale in meno). E anche qui, non parliamo di bruscolini: il costo di personale a tempo indeterminato negli anni precedenti è stato di 127 milioni. Quindi il risparmio è, solo per il personale fisso, di quasi 13 milioni. Se poi aggiungiamo tutto il costo del personale stagionale (che quest’anno sarà vicino a zero appunto) che supera regolarmente i 7 milioni, abbiamo un minore esborso complessivo e netto di 20 milioni.

Ma non solo: per quanto riguarda il solo servizio di navigazione, AVM ha dichiarato, a seguito di richiesta di accesso agli atti dello stesso Scarpa, che i 41,5 milioni di trasferimenti statali al solo servizio di navigazione finanziano 360.691 delle 532.520 ore di moto dei servizi minimi annuali. Facendo una banale proporzione, se ne deduce che il costo totale di questi servizi minimi annuali è di 61 milioni. Quindi sommando ai 41 la metà dei proventi dell’utenza locale (totali proventi, si badi bene, non solo navigazione) il servizio dovrebbe essere garantito.

Insomma, in estrema sintesi crediamo di poter dire che:

  • forse sull’onda dell’impatto drammatico della sparizione dell’utenza, è stato lanciato un messaggio eccessivamente pessimistico. I mancati incassi sono un dato doloroso ma meno tragico di quanto prospettato anche in considerazione dei minori costi di esercizio;
  • se era comprensibile tagliare in modo significativo le corse nelle lunghe settimane in cui eravamo chiusi in casa, oggi questa situazione non è più tale;
  • soprattutto in questo periodo estivo, i diradamenti dei mezzi, per Murano, il Lido e l’aeroporto (come si evince anche dalle proteste degli utenti anche tramite flash mob) non sono giustificati né da vincoli di bilancio né da una supposta minor richiesta. Per esempio, grida vendetta la mancata istituzione della linea 2 fino al Lido. Anche perché alle minori corse corrisponde minor incasso confermato dalle segnalazioni di centinaia di visitatori rimasti a terra ripetutamente e in molte fermate della Città (Fondamente Nove, Lido, Pellestrina, Ferrovia………)

L’articolo di Renzo Scarpa si dilunga su altri spunti interessanti, sui quali per manifesta incompetenza non mi pronuncio, che meritano tuttavia un breve accenno.

  • Il peso apparentemente soverchiante dei ricavi dei 3 settori inerenti il Comune di Venezia sul totale del “valore della produzione” termine invero un po’ sfuggente ma sostanzialmente riferibile al fatturato. Sembrerebbe che le altre attività, ovvero l’extraurbano e i servizi di Chioggia e Spinea, diano un contributo risibile. Eppure non dovrebbe essere tale se consideriamo il fatto che a fronte dei citati 70 milioni di trasferimenti statali per i 3 settori del comune di Venezia, per gli altri ACTV ha preso altri 16 milioni nel 2019. C’è qualcosa che sfugge, oggettivamente all’analisi
  • Gli extra costi (addebitati al Comune di Venezia) dell’intermediazione di AVM
  • Il gravare sui costi operativi di oneri impropri quali le rate di mutuo per lo spostamento dei sottoservizi resosi necessario per il tram o quelli per l’acquisizione dei Cantieri De Poli

Insomma, ACTV è un patrimonio della città, svolge un servizio essenziale ed è stata (e probabilmente tornerà ad essere) la gallina dalle uova d’oro. Da trattare con cura. Ed esigendo trasparenza.

E buon lavoro a tutti gli operatori del settore.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.