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Luminosi Giorni, con spirito di servizio al fine di accrescere la consapevolezza per il prossimo voto alla Amministrative del Comune di Venezia, ospita una serie di interventi di personalità che riteniamo offrano spunti di riflessione per un voto ponderato e consapevole. Gli amici che hanno cortesemente offerto il loro contributo provengono da aree culturali, politiche e ideali le più diverse e offrono visioni talvolta molto confliggenti tra loro. Ma mai banali. Come Redazione ci piace pensare di poter contribuire a un confronto sereno e non fazioso sui temi che riguardano il futuro della nostra città. Alcuni degli autori scenderanno personalmente nell’agone elettorale. A loro, indistintamente, va il nostro in bocca al lupo e a tutti, candidati e no, un sentito grazie per la collaborazione.

Qualsiasi intervento su Venezia non può prescindere dalla sua estrema complessità. I problemi sono tanti e difficilissimi da risolvere, le risorse, soprattutto dopo la crisi COVID assai scarse, quindi cercherò di affrontare i problemi principali nel modo il più possibile breve e concreto.

L’Acqua alta, il MOSE e il porto. 

Ritengo doverso trattare questi tre argomenti in un unico paragrafo perché sono profondamente intrecciati tra loro.

La drammatica esperienza dello scorso novembre ci ha ricordato quanto fragile sia la città e quanto difficile sia convivere con questo fenomeno che dobbiamo presupporre possa solo peggiorare in futuro. Penso sia evidente a tutti come intraprendere la strada del MOSE non sia stata una scelta saggia, abbiamo sprecato decenni e miliardi per costruire un mostro sul cui funzionamento ci sono tuttora molti dubbi. Tuttavia ritengo che sia ormai giunto il momento di portare a compimento il progetto che se venisse completato e funzionasse decentemente, potrebbe forse regalarci qualche lustro per trovare altre soluzioni migliori e per le quali serve tempo. L’uomo, nel corso di questo secolo e del precedente, ha profondamente modificato l’assetto morfologico della laguna e questo ha reso l’acqua alta molto più pericolosa, perché gli scavi e gli interramenti hanno accelerato la diffusione delle maree convogliandole verso la città. D’altro canto il porto industriale e commerciale, ancor più di quello crocieristico, necessitano di canali navigabili e quindi di continui scavi per mantenere in efficienza i canali esistenti anche evitando di scavarne altri come prevederebbero alcuni progetti. Ma per quanto tempo si potrà davvero pensare di mantenere il porto in attività considerando che se e quando le barriere mobili dovessero funzionare, considerando la lentezza con cui possono verrebbero sollevate e riabbassate, si rischierebbe di avere lunghi periodi in cui le navi faticherebbero ad accedere?

La soluzione del porto offshore, nonostante non manchi di controindicazioni, sembra essere quindi l’unica percorribile nel prossimo futuro. E non solo per le Grandi Navi, ma soprattutto per il traffico marittimo industriale e commerciale che necessita di fondali ben più profondi della navi da crociera.

Con il porto offshore si potrebbe cercare di ripristinare la morfologia originale della laguna rendendo così meno pericolose le acque alte che inevitabilmente ci colpiranno ancora in futuro.

Il tutto nella consapevolezza che si tratta soltanto di palliativi, nel lungo termine si dovrà prima o poi ricorrere a misure più drastiche difficili anche solo da immaginare oggi.

Lo spopolamento e la monocultura turistica. 

Venezia continua a perdere popolazione, soltanto negli ultimi 20 anni il Comune ha perso 16.071 abitanti, 14.243 in Centro storico, 4.873 nell’estuario e 648 a Mestre. Solo Favaro (+640), Marghera (+173) e soprattutto Chirignago/Zelarino (+2.880) hanno visto crescere la loro popolazione compensando parzialmente l’esodo degli altri quartieri della città.

I motivi sono molti, per quanto riguarda il centro storico il motivo più evidente è probabilmente il costo delle abitazioni. D’altro canto non si tratta di un fenomeno soltanto Veneziano. Un appartamento a Milano centro in zona Brera costa in media 7.500 euro al mq, mentre in periferia, in zona Quarto Oggiaro costa 1.750 euro al mq. A Venezia la situazione è analoga, perfino meno estrema: un appartamento a Rialto/San Marco costa in media 6000 euro al mq, mentre a Chirignago siamo attorno ai 2000. Non si tratta quindi di un problema che si possa risolvere con la bacchetta magica. D’altro canto qualche arma a disposizione esiste: ostacolare la conversione degli appartamenti in affittanze turistiche, applicando anche pesantemente la leva fiscale, e investire le risorse così reperite a favore della residenzialità agevolata.

Ma il problema del costo delle case non è l’unico. L’altro problema da risolvere è il lavoro. La maggior parte delle attività non legate al turismo sono indotte ad andarsene dal centro storico sia per motivi, anche in questo caso, di costi, ma soprattutto per motivi logistici. Tutto a Venezia è più complicato e quindi più costoso.

Solo le attività turistiche non possono delocalizzare e questo sta progressivamente trasformando la città nella Venezialand che tanto ci fa orrore.

Soluzioni? Cerchiamo di rendere meno gravosa la logistica, ad esempio creando posti auto riservati alle attività economiche (e in generale ai residenti perché i problemi logistici li hanno anche i privati). In Marittima e al Tronchetto ci sono grandi spazi ancora poco utilizzati, in quegli spazi si dovrebbero ricavare posti auto e magazzini di self storage.

L’altro problema è lo scollegamento tra il centro storico e la terraferma. Siamo un solo Comune, come ratificato da innumerevoli referendum, eppure per un abitante della terraferma il Centro storico, per non parlare del Lido, è difficilmente raggiungibile. Gli autobus sono spesso stracolmi e il percorso via Piazzale Roma rimane l’unica porta di accesso alla città. Perché ad esempio i motoscafi di Alilaguna e il People Mover non vengono inclusi nell’abbonamento ACTV dei residenti? Perché non si crea un vero collegamento acqueo tra San Giuliano e le Fondamenta nove?

Chi è Leonardo Colovini: classe ’64, ha diviso equamente la sua esistenza tra la città d’acqua e quella di terra, fa lo strano mestiere di inventore di giochi da tavolo, di cui vanta un’impressionante produzione di successo. È cofondatore di studiogiochi che, tra gli altri, bandisce ogni anno in città il Premio Archimede dedicato alla creazione di giochi da tavolo inediti. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo “Casin degli Spiriti” ambientato nei giorni dell’acqua alta del 1966.