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Luminosi Giorni, con spirito di servizio al fine di accrescere la consapevolezza per il prossimo voto alla Amministrative del Comune di Venezia, ospita una serie di interventi di personalità che riteniamo offrano spunti di riflessione per un voto ponderato e consapevole. Gli amici che hanno cortesemente offerto il loro contributo provengono da aree culturali, politiche e ideali le più diverse e offrono visioni talvolta molto confliggenti tra loro. Ma mai banali. Come Redazione ci piace pensare di poter contribuire a un confronto sereno e non fazioso sui temi che riguardano il futuro della nostra città. Alcuni degli autori scenderanno personalmente nell’agone elettorale. A loro, indistintamente, va il nostro in bocca al lupo e a tutti, candidati e no, un sentito grazie per la collaborazione.

Sono arrivata a Venezia la prima volta nel 1979, quasi un po’ per caso. Finito il liceo la scelta degli studi universitari era stata Lingue Orientali, Arabo, e all’epoca c’erano solo due alternative, Napoli o Venezia. Scelta quasi obbligata per me veronese. Non ho considerato il pendolarismo nemmeno per un istante, io dovevo vivere la città, non solo le aule di studio. Ed è da allora che è nato il mio grande amore per Venezia, quello che mi ha portato, nel 2005, dopo tante esperienze professionali e viaggi di lavoro in lungo e in largo per Europa, America, e in territori complessi come la Germania dell’Est, l’Unione Sovietica il Medio e l’Estremo Oriente, a scegliere nuovamente Venezia per viverci, finalmente come residente.

Inizio da qui, parlando del passato per parlare del futuro, ma non in senso nostalgico, tutt’altro. Non è stato così semplice come studente riuscire a trovare un alloggio…solo stanze da condividere a Mestre o in Centro Storico, in situazioni più o meno improbabili e alla fine sono andata in un pensionato di suore. A Venezia per gli studenti non c’era nulla…ricordo che durante il soggiorno in Giordania per gli studi all’università di Amman avevo guardato con invidia al loro campus e ai dormitori in stile americano, la mensa moderna e la caffetteria: in Giordania, negli anni 80, da noi invece, molto poco… E al temine dell’università io (che per studi e professione parlo 6 lingue) non ho trovato nessuna possibilità concreta e interessante per poter restare e lavorare in città, nonostante la sua vocazione internazionale. Sul fronte universitario le cose nel tempo sono cambiate e soprattutto gli ultimi anni hanno visto uno sviluppo importante, basti guardare a Santa Marta, San Giobbe, via Torino. Questo per me è il futuro, i nostri atenei devono continuare a essere la spinta per nuove opportunità per tutto il territorio, restando attrattivi e nello stesso tempo creando opportunità di lavoro concreto nella cultura, nell’innovazione, nelle aziende digitali e nei servizi innovativi, nella chimica “verde” e nella sostenibilità in generale. Nuovi lavori e nuove professionalità che fungeranno da volano anche per una nuova residenzialità, soprattutto se sostenute da nuove possibilità di accesso alla casa, ai servizi e a uno stile di vita adeguato. Per creare nuove opportunità è necessaria sicuramente anche una valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale e museale di cui disponiamo, grazie a una corretta comunicazione a livello nazionale e internazionale per promuovere tesori che sono a Venezia e di cui molti ignorano la presenza. Comunicare e promuovere l’arte e la cultura non è svilire o mercificare, è semplicemente necessario per far conoscere, attrarre e generare valore per tutti. Dal 1979 e soprattutto dal 2005 ho potuto essere testimone dei cambiamenti avvenuti in città anche per quanto riguarda il turismo. Mentre nel 1977 gli occupati direttamente o totalmente nel turismo erano ancora solo circa il 1% della forza-lavoro residente nel centro storico, che salivano di qualche punto percentuale con gli impiegati nel settore dei trasporti e altre figure legate indirettamente al turismo, il comparto ha visto negli ultimi vent’anni una crescita mai sperimentata prima nella storia plurisecolare della città: 5,6% di presenze in più, in media, ogni anno fino ad arrivare ai 30 milioni pre COVID. Significativo l’aumento dei croceristi, decuplicati nell’ultimo decennio: Venezia è diventata il secondo porto di partenza di crociere nel mediterraneo dopo Barcellona, grazie anche alla vicinanza del (mal collegato) aeroporto Marco Polo che insieme allo scalo di Treviso movimenta circa 15 milioni di passeggeri all’anno (terzo polo aeroportuale d’Italia). Da anni si parla di un ripensamento del turismo in ottica più sostenibile, nel rispetto della fragilità intrinseca di Venezia. Iniziative sono state valutate negli ultimi tempi nella direzione di un progetto di prenotazione obbligatoria e del contributo di accesso, perché Venezia non può vivere senza turismo, ma allo stesso tempo non può morire per il troppo turismo. Penso che il Covid, pur nella drammaticità della situazione che si è venuta a creare, possa rappresentare il punto di svolta per ripensare davvero la città, mettendoci di fronte ad una opportunità impensabile fino a qualche mese fa. Ora dobbiamo davvero fare qualcosa, il lockdown ci ha fatto capire in modo brusco e crudo cos’era il turismo per Venezia e cosa non potrà mai più essere, perché purtroppo le cose non torneranno come prima come nulla fosse successo. Ora abbiamo davvero l’obbligo morale di sviluppare e comunicare un nuovo modello sostenibile per la città, valorizzando la città storica, le isole, il lido, Mestre e l’entroterra, con un occhio di riguardo al turismo congressuale, magari da sviluppare anche in un Lido, attivo tutto l’anno e in grado di offrire occupazione alberghiera, lavoro ed economia anche fuori stagione. Ho parlato prima di sostenibilità del turismo, la sostenibilità in senso ampio (che rappresenta un mio ambito professionale) è qualcosa che dobbiamo alle generazioni future per lasciare un mondo, se possibile, anche migliore di quello attuale. Sostenibilità non deve però essere intesa come ritorno al passato, sostenibilità è ricerca e utilizzo della tecnologia per uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e delle persone. La sostenibilità a Venezia parte dalla riqualificazione dell’area di Porto Marghera con sostegni concreti alle aziende che si impegnano sul fronte della sicurezza, dell’economia circolare e della rivoluzione green. Ma sostenibilità ha anche un importante aspetto sociale, è vicinanza agli anziani, è supporto concreto a chi è in difficoltà, senza lasciare indietro nessuno, senza disparità di genere. Per anni ho lavorato in ambienti prettamente maschili e il tema della valorizzazione delle donne, che sostengo con un impegno attivo anche all’interno della Fondazione Marisa Bellisario, è a me molto caro. Per esempio “Venezia città delle donne” rappresenta un progetto che deve continuare, essere potenziato, per coinvolgere e valorizzare la professionalità e le competenze delle donne, dimostrando alle giovani che nessuna professione o attività è preclusa per motivi di genere. Il tutto senza creare contrapposizioni, perché solo con la condivisione, la collaborazione e il confronto la parità di genere potrà diventare realtà.

Chi è Mariagrazia Marcato: veronese di nascita ma veneziana di adozione, dopo la laurea nel 1984 in Lingue e Letterature Orientali a Ca’ Foscari. Una lunga esperienza professionale presso PMI e multinazionali con cui ha viaggiato e si confrontata con realtà in tutto il mondo grazie anche alla conoscenza di inglese, francese, tedesco, spagnolo, arabo ed ebraico. Dal 2010 collabora con Sintesi Comunicazione di Padova dove si occupa dello sviluppo commerciale e dell’organizzazione di eventi. È tifosissima della Reyer e si presenta alle Comunali nella lista fucsia