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Luminosi Giorni, con spirito di servizio al fine di accrescere la consapevolezza per il prossimo voto alla Amministrative del Comune di Venezia, ospita una serie di interventi di personalità che riteniamo offrano spunti di riflessione per un voto ponderato e consapevole. Gli amici che hanno cortesemente offerto il loro contributo provengono da aree culturali, politiche e ideali le più diverse e offrono visioni talvolta molto confliggenti tra loro. Ma mai banali. Come Redazione ci piace pensare di poter contribuire a un confronto sereno e non fazioso sui temi che riguardano il futuro della nostra città. Alcuni degli autori scenderanno personalmente nell’agone elettorale. A loro, indistintamente, va il nostro in bocca al lupo e a tutti, candidati e no, un sentito grazie per la collaborazione.

Sono orgogliosamente Veneziana e non vorrei vivere in nessun altro posto al mondo perché amo questa città in modo profondo. Nonostante le mille contraddizioni sono convinta che sia un luogo che ha il potere di donare molti più benefici, che disagi, ai suoi cittadini.

Stiamo faticosamente cercando di uscire da un periodo in cui ogni nostra precedente certezza è stata demolita, per questo, prima di ogni altra cosa, per la nostra città desidererei maggiore tolleranza. Tolleranza verso “l’altro”, qualunque cosa esso rappresenti.

Per “i prossimi 5 anni” auspico maggiore equilibrio, necessario per un dialogo ragionevole e sensato tra l’amministrazione e la popolazione, vero e unico elemento che permette ad un luogo di esistere come città.
Nessuno ha la verità in tasca e ogni singolo cittadino ha esigenze concrete, per le quali è necessario un attento ascolto.

Prima di ogni altra cosa la città ha bisogno di lavoro, non può esistere residenzialità se non esiste, a monte, una fonte di reddito. L’interesse per un potenziale abitante di vivere in un luogo è derivato, anche e soprattutto, dalla capacità di poter ricevere ricchezza.

Venezia è stata, da sempre, città evoluta e aperta al mondo, e questa sua caratteristica unica le ha permesso di diventare meta ambita e desiderata, a volte, purtroppo non rispettata, diventando, apparentemente, quasi una vittima dell’unica grande industria che regge la sua economia: il turismo.

Vorrei che fosse posta maggiore attenzione sul turismo “pendolare”, spesso invadente e irrispettoso, nel tentativo di trovare soluzioni efficaci per una nuova distribuzione di questi flussi, vorrei che fosse valutata invece, con maggiore obbiettività, l’utilità del “residente temporaneo”, che è il turista pernottante.

È importante comprendere che i benefici e i vantaggi, non solo economici, derivanti dalla filiera della ricettività turistica, non sono riservati solamente ai suoi diretti operatori, ma a tutta la popolazione.

Per i cittadini si concretizza nella possibilità del Comune di erogare servizi, per i lavoratori diretti o indiretti di questo settore significa sostentamento.

Forse non si riflette a sufficienza sul fatto, oggettivo e innegabile, che l’indotto creato dal turismo è ampio, significativo e comprende anche categorie che, a prima vista, nulla hanno a che fare con esso.

Un circolo virtuoso che genera ricchezza. L’edilizia, il commercio, i servizi, i trasporti, tutto ne viene incluso. Artigiani, operai, professionisti, tecnici, commercianti, gestori di servizi, trasporti, negozi di ogni genere, ristoranti, bar… l’elenco è infinito.
Il lavoro crea altro lavoro e anima l’economia. La città viene nutrita dal turismo.

L’espansione di questa industria ha visto un proliferare di strutture ricettive; non solo alberghi ma pensioni, affittacamere, B&B e locazioni turistiche. Proprio queste ultime sono entrate nell’occhio del ciclone delle polemiche politiche, poiché accusate di procurare un grave danno al tessuto urbano perché, invece di accogliere residenti, ospitano turisti.

Se da un lato può, apparentemente, sembrare vero, non si può non considerare i motivi che hanno spinto tante persone ad utilizzare i propri alloggi per finalità turistiche, non si può non domandarsi il motivo di questa scelta.

L’economia del Paese da anni zoppica e la crisi del 2008 ha aperto una strage nel mondo del lavoro, lasciando a casa persone che non hanno più trovato una ricollocazione. Il costo della vita ha assunto un peso difficilmente sostenibile per le famiglie e la “fantasia” del popolo si è ingegnata per trovare soluzioni alternative.

In una realtà come quella veneziana, tanti proprietari di immobili, anche a fronte di estenuanti battaglie legali contro la morosità di alcuni inquilini, condotte in assoluto abbandono dalle Istituzioni, hanno optato per un utilizzo turistico dei propri appartamenti, sia in forma privata, sia attraverso società che ne gestissero ogni aspetto.

Il diffondersi di questo diverso utilizzo degli immobili viene indicato quale motivo dello spopolamento della città come se, prima di questo fenomeno, Venezia fosse ancora ricca dei suoi cittadini. Peccato che sia l’esatto contrario e che già da molto tempo prima (si parla già dagli anni ’50 e ’60), la città storica avesse subito un massiccio abbandono da parte dei suoi abitanti, in favore dell’entroterra.

Auspico quindi che le Amministrazioni del futuro, perché quelle del passato è evidente che nulla hanno fatto, si impegnino ad approfondire i reali motivi di questo abbandono, quasi sempre legati alla mancanza di servizi efficienti e completi, e trovino la strada per far tornare davvero gli abitanti a Venezia.

Resta un fatto concreto, relativo ai numeri, che smentisce ulteriormente questo assurdo accanimento contro le chi esercita il proprio diritto di destinare il proprio bene a finalità turistiche:
al 02 maggio 2020 erano registrate presso la Città Metropolitana, distribuite su tutto il territorio comunale veneziano,  5.979 Locazioni turistiche e 2097 altre strutture complementari per un totale di 8.076 (6795 escludendo la terraferma) strutture che “graverebbero” sul patrimonio di edilizia privata ad uso abitativo.
Il censimento del 2011, unico dato “ufficiale” su cui poter fare riferimento, in questo stesso territorio indica l’esistenza di 133.553 immobili civili (50938 escludendo la Terraferma).

Il 6 % (il 13% se ci limitiamo alla sola Venezia, comunque una percentuale molto bassa che certo non va ad incidere su quello che sono le disponibilità di alloggi in città) del patrimonio immobiliare privato viene adibito a struttura ricettiva, e allora, di cosa stiamo parlando? Perché ci si vuole continuamente accanire in questo modo contro un settore che dà da mangiare a tanti veneziani?

Impariamo la tolleranza e cerchiamo di capire che, invece, dovremmo accogliere questi residenti temporanei e ringraziarli della loro presenza, accompagnandoli in un percorso di maggiore consapevolezza e amore per la nostra città.

Vorrei che l’Amministrazione Comunale avesse più a cuore l’interesse dei suoi cittadini e di tutte le piccole o grandi attività economiche da questi svolte, privilegiandoli, invece che penalizzandoli, rispetto agli interessi di grandi società estere che si stanno impossessando di molti spazi in città storica e nella terraferma e che nulla lasciano al nostro territorio ma, anzi, si pongono in concorrenza diretta (e spesso scorretta) proprio con le attività da questi svolte.

È vero che esistono patrimoni immobiliari che sono stati interamente dedicati a questa forma di accoglienza, ma è altrettanto vero che sarebbe davvero opportuno valutare e studiare regole equilibrate che non mettano in discussione il diritto di libera iniziativa economica di ogni cittadino e l’utilizzo di un bene proprio.

È davvero superficiale cercare di risolvere la situazione ponendo semplicemente dei rigidi “paletti” (come è stato fatto con l’ultimo Regolamento Edilizio) pensando così di arginare o risolvere la situazione, senza una reale contropartita valida. Il rischio è proprio quello di ottenere l’esatto contrario e contribuire all’ulteriore abbandono della città anche di chi è riuscito a resistere proprio grazie a queste attività.

Chi è Silvia Boselli: nata a Venezia nel 1971, residente in centro storico (Castello). Diplomata all’istituto d’Arte e … ahimè… mai concluso la facoltà di Lettere. Titolare di Veneziacentopercento, agenzia operante nel campo Immobiliare, di consulenza, gestione e servizi per il settore extralberghiero. Vicepresidente Associazione ABBAV, associazione Alloggi turistici, Bed & Breakfast e Appartamenti del Veneto. Candidata al Consiglio comunale di Venezia con la lista Italia Giovane Solidale, Maurizio Callegari Sindaco.

Desidero una città che possa essere fulcro per un turismo migliore, in cui le attività economiche locali vengano valorizzate e accompagnate verso un’ottica di qualità e legalità, un percorso in cui la tutela del lavoro e dell’autenticità veneziana sia fonte di miglioramento per Venezia e i suoi cittadini.