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Ne: “Le città invisibili” Calvino afferma che: “Una città può passare attraverso catastrofi e medioevi, vedere stirpi diverse succedersi nelle sue case, veder cambiare le sue case pietra per pietra, ma deve, al momento giusto, sotto forme diverse, ritrovare i suoi dèi”. Anche con questo spirito, Associazione Piazza San Marco, insieme a Venezia da Vivere, hanno ideato il progetto: “#RiscrivereilFuturo di Venezia”. L’occasione è utile per ospitare il Presidente dell’Associazione Piazza San Marco, Claudio Vernier, in appendice all’iniziativa editoriale di questa testata intitolata: “La mia città dei prossimi 5 anni”. Anche per i lettori di Luminosi Giorni sarà senz’altro interessante leggere al link dell’Associazione Piazza San Marco https://www.associazionepiazzasanmarco.it/progetti, i non pochi spunti di riflessione offerti da coloro che si sono cimentati in questo progetto che denota quanta attenzione sia posta da molte categorie alle sorti della città.In questo senso, a Claudio Vernier, vogliamo porgere alcune brevi domande

РQuando e in che modo ̬ nato questo progetto?

– Durante il lockdown c’è stato il tempo di fermarsi e pensare. In molti si temeva di aver ormai superato il punto di non ritorno in tanti settori della nostra esistenza. Eravamo convinti, ad esempio, che combattere per la difesa dell’ambiente e per una nuova sostenibilità fosse diventata una battaglia persa in partenza, che fossimo già oltre, invece, in quelle drammatiche giornate, abbiamo avuto la conferma che c’è ancora tempo per invertire la rotta e che salvare noi stessi e l’ambiente in cui viviamo è ancora possibile. Perché non farlo anche per recuperare lo stile di vita che tanto ci invidiavano in passato? Parlando con Laura Scarpa e Lorenzo Cinotti di Venezia da Vivere abbiamo deciso che per far sì che si potesse iniziare a cambiare le cose c’era la necessità di sensibilizzare le persone intorno a noi, affinché  determinati argomenti, potessero diventare tema comune, portando la politica, ormai non più lungimirante, in quella direzione. Da lì è nata l’idea di coinvolgere persone autorevoli che potessero, con i loro pensieri, aiutare tutti noi a trovare una strada per la salvezza di Venezia e dei suoi residenti.

– Quali sono le motivazioni che hanno spinto l’Associazione che raduna l’eccellenza? del tessuto commerciale veneziano, a lanciare questa iniziativa?

– La consapevolezza di una responsabilità. La nostra Associazione rappresenta un unicum, comprendendo attività imprenditoriali e cittadini comuni che uniti difendono non solo il tassello centrale di un mosaico che è tutta la città, ma anche i suoi valori e la sua storia. Difendere e promuovere la Venezia dei nostri nonni è l’unico modo per tornare a quello stile di vita che Venezia garantiva e che insieme alle sue bellezze architettoniche, artistiche e artigianali l’hanno resa quella che è. Mi auguro che la corsa esasperata e miope verso il profitto si modifichi a favore di un nuovo e consapevole equilibrio che possa restituire a chi viene a Venezia la possibilità di viverla nell’interezza delle emozioni che solo Venezia dà. Venezia è una città speciale, dove si cammina per strada, ci si guarda negli occhi, dove i rapporti umani sono sempre stati di primaria importanza e la cui bellezza artistica riempie le nostre vite quotidianamente quasi a beatificare i nostri pensieri e i nostri sensi. Chi decide di venire a Venezia dovrebbe avere la possibilità di vivere questa esperienza: se così fosse non avremmo il problema dello spopolamento di una città unica al mondo e chiunque avrebbe il desiderio di venire a viverci.

– Quali sono i principali temi emersi negli interventi che si sono succeduti?

La necessità di uscire dalla monocultura turistica. Puntare ad attrarre nuove fonti di ricchezza per la città, istituzioni e grandi imprese, coinvolgere le Università e rilanciare il grande patrimonio di aziende artigianali che sono presenti con uno sguardo attento all’importanza delle tradizioni che sono alla base della cultura della nostra civiltà.

– Il materiale raccolto verrà messo a disposizione di chi dovrà amministrare la città nei prossimi 5 anni?

Lo scopo è anche quello. Per potersi prendere cura di qualsiasi cosa c’è la necessità di conoscerla. Nessuno può saper tutto e confrontarsi con chi la città la vive è sicuramente uno strumento importante. Papa Francesco scrive: “La politica, per sua natura, dovrebbe avere un carattere necessariamente dialogico proprio perché deve avere cura della città, dei luoghi in cui vive la pluralità di uomini che per vivere insieme hanno un estremo bisogno di aprirsi a una comunicazione e cooperazione con l’altro e, se possibile, a una comunione, che del dialogo è la forma più alta. Il dialogo, in quanto rapporto tra io e io, non è una aggiunta all’umano, ma è l’umano stesso nella sua esigenza di alterità e di carità. Compito della politica sarebbe proprio quello di favorire, incentivare e creare le condizioni perché questo avvenga” La politica come dialogo per raggiungere l’interesse della comunità.

– Vogliamo aggiungere pensiero finale?

Siamo avvantaggiati rispetto a gran parte del mondo. Viviamo e lavoriamo in una delle città più belle e famose. Attraverso servizi, agevolazioni, comunicazione, eventi per noi sarà, spero, meno pesante e meno lunga la crisi rispetto a tanti altri luoghi turistici. Dobbiamo ripensare il nostro modello di business e abbiamo bisogno di scelte politiche veloci ed efficaci. Ripartire dalla residenzialità significa, per gran parte delle categorie economiche, avere una base di fatturato certo che ci difenderebbe da situazioni come quella che stiamo vivendo oggi. Le priorità sono uscire dalla monocultura turistica e aprirci a nuove opportunità. Le scelte politiche per il prossimo futuro dovrebbero essere ambiente, lavoro e quindi residenzialità, e naturalmente sicurezza. Senza dimenticare che abbiamo oggi la possibilità di ripartire con un modello di turismo più idoneo a Venezia a tutela dei residenti ma anche di coloro che verranno a visitarla. Può, nella sua estrema drammaticità, essere un’opportunità la realtà che stiamo vivendo, sta a noi saperla cogliere. Venezia è purtroppo ancora troppo condizionata dalla stagionalità turistica e i mesi invernali sono sempre stati il tallone d’Achille di tante aziende. Riuscire a lavorare dodici mesi – contro gli attuali sette – sarebbe una boccata d’ossigeno – per la città tutta. Dobbiamo rilanciare i mesi invernali con mostre, eventi, opere teatrali, iniziative che possano attirare un turismo di qualità. Poter lavorare nel periodo invernale significherebbe salvaguardare posti di lavoro e in ottica di un futuro con numero ridotto di visitatori, distribuirli su tutti i dodici mesi, significherebbe riuscire a ristabilire quell’equilibrio tanto richiesto dai Veneziani insulari, dai pendolari, e dai visitatori stessi. Per uscire dalla monocultura turistica dobbiamo aprire luoghi dimenticati e talvolta abbandonati e darli ad attività artigianali e ad attività innovative ed agevolare sia le nuove sia le esistenti attraverso incentivi, strumenti di esenzione fiscale e concessioni agevolate e puntare all’insediamento in Centro storico di istituzioni internazionali e imprese impegnate in campo informatico/hi-tech che richiedono infrastrutture compatibili con l’ambiente lagunare. Venezia come luogo di idee, luogo ideale per Convegni e attività formative di livello internazionale per garantire prospettive di impiego ai tanti giovani che qui vivono gli anni universitari, stimolandoli a rimanere e portando così maggior vigore al tessuto sociale.

(a cura di Bruno Geroliometto)