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“In vita mia ho scritto battute per comici da nightclub, ho scritto per la radio, scritto uno spettacolo da nightclub che poi ho interpretato, scritto per la televisione, tenuto concerti, scritto e diretto film e commedie, e ho fatto addirittura la regia di un’opera lirica. Ho fatto di tutto, da un incontro di boxe con un canguro in televisione a un allestimento di Puccini. Ho potuto cenare alla Casa Bianca, giocare a baseball al Dodger Stadium con giocatori della Major League, ho suonato jazz a New Orleans, ho viaggiato in mezzo mondo incontrando capi di stato, uomini e donne di talento, tipi spiritosi e donne incantevoli. Ho pubblicato dei libri. Se morissi adesso, non potrei lamentarmi- né lo farebbe un mucchio di altra gente”.

Non sono abituata, nelle mie conversazioni sui libri, a cominciare un pezzo con una citazione così lunga da ciò che ho appena finito di leggere (Woody Allen , A proposito di niente  Autobiografia , La Nave di Teseo 2020), ma ho trovato questo capoverso così simbolico dello spirito del regista che non ne ho potuto fare a meno.

Quest’anno Woody Allen compie 85 anni, ed appartiene a pieno titolo al novero dei personaggi del cinema che hanno segnato maggiormente uno stile cinematografico nel corso di moltissimi anni.

Tutti noi abbiamo attraversato decenni nelle sale cinematografiche in sua compagnia, e chi non conosce “Io e Annie” o “Manhattan”?

La forma di New York nell’immaginario cinematografico si è definita in maniera addirittura filosofica, culturale, visiva , sociale, attraverso i suoi occhi e la sua immaginazione di autore e regista.

La passione per il cinema di chi scrive è assoluta, quindi il piacere di ritrovare in quasi 400 pagine fittissime, nomi, incontri, situazioni di relazione con personaggi spesso noto ed arcinoti del mondo del cinema , attraverso la cronaca della carriera fulminante di Allen, hanno aggiunto piacere al piacere della lettura in sé.

Chi leggerà questo libro non deve credere di trovarsi di fronte ad una lieve chiacchierata su fatti e misfatti della vita di un autore conclamato. Niente di tutto ciò. A parte l’ironia sottile e a tratti metafisica con cui l’autore, ogni tanto, con una rapida battuta, ci fa ricordare per un istante la sua faccia occhialuta quando ne pronuncia alcune in una scena di uno dei suoi film, quello che traspare da questa fittissima narrazione è un’altra cosa: è la consapevolezza della propria autonomia interiore, di una volontà ferrea nell’ applicare le sue idee a diversi campi dello spettacolo, incurante, sembra, delle reazioni altrui, incurante di ciò che i giornali possono dire a proposito della sua ultima opera, senza nessuna tendenza a voltarsi indietro e rimuginare sul bello e il brutto di quanto ha appena sfornato, pensando soltanto alle mille idee che già gli frullano in testa , pronte a prendere forma per il suo prossimo progetto.

Chi scrive è rimasta folgorata soprattutto da questa sua attitudine a pensare, osservare, assorbire con fulminante velocità ciò che lo circonda, per poi tradurlo altrettanto velocemente in parola scritta.

Il suo accenno nelle righe di apertura alla sua molteplice attitudine per le parole da dire, da scrivere per sé, da scrivere per altri sul palcoscenico e sul set cinematografico, magnificamente si dipana per tutte le pagine della sua vita, che appare in qualche modo fatta di due facce che si compenetrano l’una nell’altra.

La prima è quella del misantropo , che non cerca che nel suo spazio privato, prima modesto in gioventù, poi sontuoso nelle sue diverse case di New York , o negli hotel più prestigiosi di Parigi, Londra, Barcellona, dove girerà altri suoi film famosi, il luogo per sé e per la sua vita di scrittore ; la seconda faccia, speculare alla prima, è fatta di contatti professionali, di relazioni spesso amichevoli o comunque segnate da un grande rispetto , nei confronti di eserciti di persone meno note o note o notissime, con cui è venuto in contatto durante la sua carriera. Vorrei aggiungere un aspetto che lo contraddistingue particolarmente, proprio per contrasto apparente con la sua aria frugale e professorale : Woody Allen adora mangiare, mangiare americano, esotico, italiano, francese, ma soprattutto adora mangiare al ristorante.

Accanto alla lista dei personaggi che lo attorniano per lavoro principalmente, e di cui sembra non dimenticarsi un solo nome, c’è la lista dei ristoranti dove ama andare a mangiare, e si ha il sospetto che, da quando se lo è potuto permettere, a casa praticamente non abbia mangiato mai.

Ama anche giocare sul fatto che detesta viaggiare, soprattutto in aereo, ma poi questa affermazione viene smentita dall’elenco frenetico dei suoi spostamenti per lavoro prima, ma sembra anche per piacere nei suoi ultimi vent’anni, con la moglie Soon-Yi e le due figlie adottate con lei.

Il mondo delle donne, che così bene descrive in gran parte dei suoi film, è un altro aspetto della sua vita che per forza lui tocca : a parte lo spazio dato alla vicenda con Mia Farrow e le denuncie per molestia che hanno condizionato la sua vita per decenni, su cui chi leggerà il libro si potrà fare un’opinione personale, quello che è straordinario, è la sua ammirazione per la bellezza, incarnata in un numero di attrici con cui ha collaborato nei suoi film, che sono diventate poi sue amiche in alcuni casi, sue compagne in altri, come Diane Keaton, ma che comunque in queste pagine vengono in qualche modo celebrate per il dono che fanno al mondo proprio per essere così belle e spesso così brave.

La quarta di copertina del libro è tutta occupata da una fotografia in bianco e nero di lui , stravaccato su di una ampia poltrona, occhialuto come sempre, scarponi, calzini a righe e camicia, mentre ci guarda con il suo inconfondibile sguardo che sembra prendere in giro e allo stesso tempo guardare  le cose da un’altra dimensione. Alle spalle due incisioni sembra di Hokusai. Ecco, in questa immagine si vedono racchiusi tutti i segreti di un uomo che, con la forza della sua cultura e della sua immaginazione, in concerti, commedie e cinquanta film , ha saputo raccontare il suo mondo facendone il mondo di tutti.

Woody Allen, ‘A proposito di niente’ Autobiografia, La nave di Teseo 2020



Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori