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Ve lo ricorderete di certo l’urlo televisivo di Nando Martellini alla fine della vittoriosa partita dei Mondiali 1982.

Solo per dire che attorno a quel mito altri miti sono nati nel frattempo e si sono riprodotti con lo stesso orgoglio e la stessa prosopopea, perché non sempre sostanziata dai fatti come nel Mondiale spagnolo, fino ai giorni nostri.

Ai giorni del Covid-19.

Fino a pochi giorni fa, possiamo dire fino alla fine di settembre, a ripetere ovunque, a voce o per iscritto, per radio, in tv o sui giornali, quanto superlativamente il governo Conte stesse affrontando la pandemia, come fosse diventato ormai un modello per l’Europa e per il Mondo, quanto fosse amato dal popolo, apprezzato dagli scienziati e ammirato dalle classi dirigenti dell’intero pianeta.

Erano tutti lì, con poche eccezioni, a spiegarci come il governo che tutto il mondo ci invidia avesse piegato la curva dei contagi e spezzato le reni al virus, con la sola forza della sua indomita volontà.

E adesso che la curva dei contagi torna a salire, proprio come le file per i tamponi, davanti agli studi medici e agli ospedali, adesso che tutti sembrano accorgersi d’improvviso che dal tracciamento al trasporto pubblico nulla è stato organizzato per tempo e tutto s’improvvisa di giorno in giorno, ecco che in tanti cominciano finalmente a domandare: ma cosa ha fatto il governo in tutti questi mesi?

Gestire una fase come questa non è un’impresa facile, ma non tutto quello che sta capitando era del tutto imprevedibile.

Si potrebbe andare a ripescare qualche circolare del Ministero della Salute in cui eminenti scienziati (Rezza e Urbani) raccomandavano alle Regioni le procedure da adottare per prevenire le peggiori conseguenze di quella che gli addetti ai lavori avevano già battezzato “la seconda ondata”.

E il Governo avrebbe dovuto prima ancora che potuto provvedere a mettere a regime le tre T (tracciamento, test, terapia) a cui non sarebbe dovuta mancare nemmeno la quarta (trasporti).

Oggi sono tutti lì a dire e a raccontare dei ritardi abissali, delle manchevolezze, delle inadeguatezze relative a quei 3 capisaldi che la scienza ha sempre definito come irrinunciabili per combattere una pandemia di qualunque natura fosse.

E si ripiomba in un semi-lockdown dovuto più a ingolfamento della macchina, a impreparazione del pilota (Governo tutto) che all’indisciplina dei cittadini.

La Scuola che prima riapre e adesso parzialmente “richiude”. Non venite a dire che la DAD è un sistema compiuto di educazione e di istruzione adatto agli adolescenti.

I banchi con le rotelle prima ancora che il problema del sovraffollamento dei trasporti.

Il sistema del tracciamento (App Immuni) prima ancora che gli addetti a tracciare.

Il sistema dei tamponi prima ancora che l’approvvigionamento dei tamponi.

Il sistema dei letti di TI prima ancora dei bandi per la fornitura e le procedure di assunzione di personale medico e paramedico.

Perché va bene prendersela con la movida, con gli assembramenti irrispettosi delle regole di distanziamento e di protezione, ma come si fa a scatenarsi contro la filiera dei pubblici esercizi, delle palestre, dei luoghi di produzione e distribuzione culturale.

Come si fa soprattutto dopo che sono state imposte misure di prevenzione e protezione che moltissimi hanno adottato proprio per poter ricominciare a lavorare dopo la “ottantena” (altro che quarantena!) determinata dagli 11 DPCM emessi durante il periodo 11 febbraio -14 giugno.

Senza dati trasparenti che definiscano le ragioni delle chiusure, le evidenze delle cause della ripresa dei contagi, sulla base di quale rilevanza scientifica sono state imposte alcune chiusure di attività che poi impattano non solo sull’economia ma più generalmente sulla salute dei cittadini?

E che invece potrebbero rendere partecipi e consapevoli i cittadini che viceversa cominciano a palesare evidenti sentimenti di insofferenza che rischiano di sfociare in rabbia per provvedimenti che sembrano più votati a spaventare, a intimorire che a rendere ragione delle decisioni stesse.

Chiudendo ristoranti alle 18 e chiudendo i luoghi della cultura, non diminuiscono i contagiati: aumentano solo i disoccupati. Chiedere di riflettere su basi scientifiche e non su emozioni passeggere è un atto di responsabilità contro la superficialità” dice Matteo Renzi. E ha ragione.

Perché non ci possiamo dimenticare che in Europa solo l’Italia è entrata direttamente e indefettibilmente nel lockdown totale.

Con tutte le conseguenze economiche, prima di tutto, che ne sono derivate.

Negli altri paesi del Vecchio Mondo si è proceduto in maniera variabile da paese a paese, ma sempre con la dovuta proporzionalità e flessibilità. Senza che la situazione sanitaria producesse gli stessi disastrosi effetti prodotti qui da noi, soprattutto nel triangolo industriale del Nord, segnatamente in Lombardia.

Ma sul latte versato non serve piangere.

Basta non commettere però gli stessi errori, anche se sopiti da decisioni “mitigate”, perché l’effetto può essere altrettanto devastante.

E non si venga a dire che adesso anche in Francia, Spagna, Inghilterra sono messi male.

Mal comune, in questo caso, non fa mezzo gaudio.

Perché bisogna guardare bene alle diverse situazioni. E allora si vede che la Francia ha 1,2 Mln di contagi con 35Mila morti, la Spagna 1,1 Mln con lo stesso numero di decessi, l’UK 897Mila e 45Mila morti.

Trascuro i casi virtuosi di Germania e Penisola Scandinava, che vivono in una situazione di organizzazione statale del tutto efficace ed efficiente.

L’Italia ha 542Mila contagi e 37,5Mila decessi.

Non c’è proporzione e soprattutto, considerato che da quelle parti hanno adottato misure più flessibili e meno drastiche – anche oggi con i numeri in crescita al di là delle Alpi, le restrizioni europee sono “mirate” e mai generalizzate – mi dite come si reagirebbe da noi con quei numeri di contagi?

Non oso nemmeno pensarci.

Perché non se ne può più degli atteggiamenti paternalistici o di quei richiami alla responsabilità quando un Paese intero ha sopportato, spesso con un’abnegazione impensabile, tutte quelle privazioni che solo gli ipocondriaci o i detentori di redditi garantiti possono immaginare di reiterare sine die o accontentandosi di una vita a metà.

Vale sempre il concetto che dice che con il virus bisogna imparare a convivere e non lo si può chiudere fuori della porta di casa. Perché nel mondo ci sono 7,5Mld di soggetti da infettare e oggi siamo solo a 43Mln.

Su questo argomento meglio lasciare la parola a chi li studia i virus, a chi sa di cosa parla: «Bisogna fare tre cose: in primo luogo, arrivare all’immunità di gregge facendo girare il virus lentamente, perché, se gira troppo velocemente, invece dell’immunità di gregge avremo le pecore morte. Bisogna stare lontani e distanziarsi in modo che l’indice di contagio sia basso, mantenere sottosoglia la circolazione virale ed immunizzarsi piano piano. Poi il vaccino darà il suo contributo. Queste convergenze fanno sì che si arriverà a un punto in cui l’infezione si sarà endemizzata. Nel momento in cui si crea questo equilibro tra virus circolante e anticorpi, il Covid appena entra in contatto con una persona viene bloccato. Fra qualche anno, diventerà — io mi auguro — il nuovo virus del raffreddore». (Ilaria Capua, intervista al Corriere della Sera 27.10.2020)

In ogni caso, ripercorrendo quanto è stato fatto e detto da marzo a oggi, e soprattutto quanto non è stato fatto, la conclusione che se ne ricava è che se oggi siamo in questa situazione la colpa non è solo di chi al volante si è addormentato, diciamo così, ma anche di chi ha passato questi mesi a cantargli la ninna nanna, facendo di tutto per non svegliarlo.

Nota: i dati dei contagi/decessi sono riferiti alla giornata del 26.10.2020

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)