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Ci sono vari titoli che potevo dare a questo articolo, il Parco più bello, il Parco della discordia, il Parco del nostro scontento, ma quello più giusto è sicuramente “Il Parco Incompiuto” perché questo è, e questo temo sarà destinato a restare il Parco di San Giuliano, un grande incompiuto, trascinando con questa incompiutezza un concetto di Città dialogante con la sua Terra e la sua Acqua.

Perché penso e temo che rimarrà incompiuto? Perché a chi amministra questa Città, ieri e oggi e domani, interessa lasciare un suo segno, una sua firma, e molto meno completare quanto è stato firmato da altri perché elettoralmente poco redditizio; e non è un caso che proprio in questi giorni si abolisca l’Ente Parco, ente che avrebbe dovuto sviluppare e completare il sistema di Parchi e Boschi, che una Amministrazione ormai lontana nel tempo aveva sognato di dare alla Città.

Ma partiamo da cos’era San Giuliano prima del Parco, era una landa desolata, inquinata, un luogo decisamente brutto che si affacciava su uno dei panorami più belli del Mondo, la laguna Veneziana, sullo sfondo a sud la Città Storica a est Murano, San Michele e dietro Burano e Torcello e tante piccole isole lontane e vicine allo stesso tempo. a ovest il Ponte della Libertà e dietro Porto Marghera con lo sfondo delle Colline sopra Monselice, a Nord nei giorni tersi le montagne, dalla Piccole Dolomiti, al Grappa fino alle Alpi Carniche.

Nell’800 l’unica terra emersa era la Punta con la Palazzina della Dogana tutto il resto, era un intrico di velme, barene e ghebi.
Poi qualche furbone, forse con l’intenzione di renderla terra edificabile, vi ha scaricato sopra tonnellate di rifiuti delle fabbriche di Porto Marghera, trasformando le zona in una propaggine di terra ferma con poca terra ma con tanta schifezza a cielo aperto.

Nel 900 vi si porta il Tram, un Garage, il Fascismo vi costruisce una Colonia, negli anni 50’ la Punta viene trasformata in una spiaggia per i Mestrini, poi una carambola di progetti, Darsene, Campi da Golf, Stadi e Palazzetti Sportivi, Moschee, di tutto un po’, a dimenticavo pure il Canile, ma desolata era e desolata restava, tolta la piccola enclave strappata e recuperata dalla Remiere, che pur di mettere in acqua le loro barche sopportavano il puzzo dei rifiuti che ogni giorno, trasportati da una enorme chiatta, arrivavano dal Centro Storico.

Poi arriva la Prima Giunta Cacciari, un Prosindaco illuminato e un Architetto geniale e nasce il progetto del più grande Parco Urbano d’Europa, e con i soldi dell’Europa, dai sogni e dai disegni su carta più o meno patinata, si passa alla Terra, a tonnellate di terra di riporto che vanno a ricoprire lo scempio fatto dai fanghi di Porto Marghera

Tonnellate e Tonnellate di Terra con cui un’ottima Ditta Spagnola, la Ferrovial se ben ricordo, dopo aver isolato il terreno inquinato passa a coprirlo. Ma qui cominciano i Problemi a qualcuno il Progetto non piace, a qualche talebano ecologista par di scorgere tra questo nuovo terriccio materiale inquinato, si parla addirittura di lapidi mortuarie, poco importa se tutto veniva triturato e sanificato da un enorme macinacaffè.  Fa il suo bell’esposto, interviene un baldo Magistrato, e tutto si blocca per tre lunghi anni, salvo alla fine riconoscere agli Spagnoli, che nel frattempo se ne erano tornati a casa loro, un lavoro fatto a regola d’arte, ma intanto i soldi erano esauriti e il tempo si era perso, il bravo Prosindaco era passato a miglior vita,  e i successori si sono accontentati di fare quel poco che si poteva fare, si inaugura il Parco in pompa magna, con tanto di Presidente del Consiglio, malgrado il Parco sia in gran parte ancora fangoso e brullo. Ma nonostante l’aspetto ancora incerto, gli alberi che faticavano ad attecchire, i Mestrini se ne innamorano e  scoprono di avere una Laguna, dai più ignorata, sotto casa.

Quella che si inaugura e che diventa agibile e frequentata è solo la parte centrale del Parco, spariscono i collegamenti con Forte Marghera e con L’Osellino, sparisce tutta la barena che porta verso Campalto, ci si dimentica del Forte Manin, sparisce il Polo Nautico in Seno della Sepa, dove dovevano trovare decente dimora le Società Sportive.

Ma anche monco, il Parco è bello e piace, vi si va a correre, in bici, si ammira Venezia dalla Collina, e si continua a definire pomposamente lo stralcio di Parco realizzato come il più grande Parco Urbano D’Europa

Ma il Parco ha una natura e una destinazione “Anfibia” deve trovare il modo di far dialogare Terra e Acqua, e c’è un conflitto con le attività produttive, principalmente di trasporto, insediate nell’asta del Canal Salso. Le Associazioni Sportive sono ancora istallate precariamente nella Punta e, la fruizione pubblica del Parco resta altrettanto precaria. Il Progetto del buon Ingegnere prevedeva nell’Asta del Canal Salso una passeggiata che unisse la Punta a Forte Marghera e lo spostamento in Seno della Sepa delle Associazioni. Ma passano gli anni e passano le Giunte Comunali, senza che nell’uno nell’altro dei due progetti venga portato avanti. Soldi per il Polo Nautico in Seno della Sepa non ci sono e le Ditte Consorziate tra loro, che avrebbero dovuto spostarsi per dar luogo alla “Passeggiata”, non trovano o non accettano altre collocazioni.

A questo punto come per il gioco di destrezza in cui si sfila la tovaglia senza smuovere piatti e bicchieri, la prima Giunta Brugnaro con un colpo secco propone il riassetto delle Ditte, raggruppandole e avvicinandole una all’altra, liberando solo una parte della “Passeggiata” e magicamente trova qualche milionata, insufficiente per creare un Polo Nautico ex novo, ma sufficiente a riadattare e rimodernare le strutture esistenti, liberando allo stesso tempo una parte della Punta all’uso del Parco

Ciliegina sulla torta, inizia la realizzazione di una nuova e strutturata, Area Eventi, con tanto di campi da Basket (che ci azzeccano direbbe Di Pietro).

C’è chi applaude e che fischia il fallo, perché se da un lato si risolvono annose questioni in sospeso, si rimette mano ad un progetto e a un indirizzo urbanistico dell’area, senza passare per il via; si interviene in una area fondamentale della Città, che ne ha cambiato l’aspetto ambientale ricucendo almeno in parte la cesura tra terraferma e Laguna, con una serie di interventi slegati tra loro, che, se mal progettati e mal eseguiti, possono danneggiarla in maniera irreparabile

Ma cerchiamo di fare un po’ d’ordine partendo dal punto più ostico, quello che ha svegliato dal letargo alcuni autonominati lord Protettori del Parco. le Ditte, i Capannoni Abusivi, l’interporto, o come vogliamo chiamarlo, è possibile lasciarle dove sono come vorrebbe Brugnaro? Con le dovute modifiche che evitino la pericolosa commistione tra traffico civile e commerciale, che evitino l’uso di una strada pubblica per il carico scarico di decine di tir al giorno, e il lavoro in piena strada su imbarcazioni da restaurare? Non ci sono altre aree in cui istallare queste attività? E con che tempi? è ancora possibile realizzare la famosa passeggiata visto che nel frattempo l’area del ex cantiere Milan è stata acquisita per usucapione da un privato e quindi la “passeggiata” resterebbe in ogni caso interrotta?

Al momento sappiamo che altre soluzioni sono state rifiutate o si sono rivelate inadeguate. Al Tronchetto non le vogliono e causerebbero un aumento del traffico di camion sul Ponte della libertà, il Canale Brentella è andato ai Rimorchiatori, a Marghera il Porto non li vuole, l’Isola delle Statue (sempre all’interno del Canal Salso) e coperta da vincolo ambientale. Quindi o si chiude e si smantella tutto, sostituendo non si sa come il trasporto del 30% delle Merci per Venezia o si lasciano dove sono, ma non come sono. Possibilmente non con un liberi tutti senza limiti e senza controlli: il canale e la laguna prospicente, non possono sopportare altri aggravi di traffico. Quindi forse è meglio indirizzare energie e impegno sul modo di mitigare al massimo l’influenza che l’interporto proposto andrebbe a portare nella zona: limiti di stazza, limiti di velocità e controlli costanti e accurati, e apertura di un canale scomensera dove prima esisteva un Ghebo che portava dalla Punta a Passo Campalto. O altrimenti si faccia  una proposta seria e fattibile.  E’ abbastanza logico e comprensibile che in mancanza di alternative quelli che da molti vengono individuati come i “nemici del Parco”, che sono in realtà cittadini come gli altri, senza vie di fuga non molleranno l’osso neanche morti.

Ultima annotazione su questo argomento: i tempi. Se il progetto delle Ditte viene bloccato, tanto per cambiare ricorrendo a Mamma Magistratura, per i prossimi 5 anni tutto rimarrà come ora. Il Sindaco non permetterà di certo che le Ditte siano costrette a chiudere. Inoltre, ammesso e non concesso che il Prossimo Sindaco non sia un Delfino dell’attuale, una nuova Giunta impiegherà con tutta probabilità l’intera legislatura prima di trovare una alternativa. Se nel frattempo non si inventerà il teletrasporto, la situazione resterà quella attuale, indegna e pericolosa.

Per quanto riguarda il Polo Nautico, le strutture attuali sono ormai obsolete in alcuni casi fuori norma. Spostarlo in Seno Della Sepa come previsto è ormai impossibile e per realizzare le nuove strutture in loco sono stanziati quasi 8 ml che saranno appena sufficienti utilizzati dove il Polo insiste ora. Si potrà continuare ad utilizzare con un adeguato restauro La Palazzina della Dogana e la Colonia. Costruire altrove strutture sufficienti e adeguate, demolire e ricostruire i campi da tennis, demolire e ricostruire i pontili, spostare le tre gru e le relative piattaforme sono operazioni che costerebbero cifre che nessuna amministrazione è in grado di stanziare: tre o quattro volte quelle previste ora.

E che dire dell’area Concerti o Eventi? Premesso che visti i precedenti l’area concerti sembra portare ‘sfiga’ al Parco, quella che viene “imposta” è una visione “produttiva” del Parco, una visione che destinerebbe un 60% del Parco durante il periodo estivo a funzioni che nulla hanno a che fare con l’idea originale: troppo estesa la zona, troppo impattanti le strutture, e quello che è stato realizzato è stato realizzato male e con troppa fretta. Il risultato lo vediamo: una parte del parco è ancora sotto sequestro per l’inquinamento causato dai lavori. Area concerti si, ma non di questo peso, non di questa estensione, non con questa modalità d’uso.

Fino a qui abbiamo parlato del Parco di Terra e solo parzialmente della sua estensione naturale, l’acqua della Laguna, quella che in una vecchia Mappa viene chiamata Laguna Media: è un ambiente in serio pericolo di estinzione, sta lentamente e inesorabilmente scomparendo.

Il combinato disposto del moto ondoso e di tonnellate di ostriche che hanno trasformato il Ponte Translagunare in una diga stanno interrando inesorabilmente i fondali. Dove 30 anni fa, quando furono rifatte le banchine che vi si affacciano, c’erano 3 metri di fondale ora ci sono al massimo 80 cm. Con questa tendenza tra 20 anni il Parco si affaccerà su una distesa melmosa e perderà il suo affaccio nella meraviglia lagunare.

Per il Parco di San Giuliano o meglio ancora per tutta la Città bisogna riattivare un meccanismo virtuoso che coinvolga tutti, pubblico e privato, nella realizzazione di un ambiente accogliente. Un ambiente che valorizzi le tracce del passato senza però impedire visioni di futuro. Mantenere si, ridisegnare dove possibile, pure; ma congelare, ibernare, proprio no.

Classe ’49, vicentino di nascita ma residente da molti anni a Mestre, è stato Consigliere di Municipalità di Mestre Carpenedo (PD) e Presidente e anima dell’Associazione UnaeUnica che si è battuta per combattere la divisione del Comune nel recente referendum. È responsabile della sede della Canottieri di Mestre e appassionato di voga.